Abruzzo, le vie della transumanza

18 marzo 2020 - 10:42

“Settembre, andiamo… Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi… E vanno pel tratturo antico al piano…”.

Così Gabriele D’Annunzio ricorda con versi nostalgici i pastori d’Abruzzo che percorrevano le vie erbose che conducevano alla pianura: i tratturi.

Erano grandi vie battute dagli armenti nelle loro trasmigrazioni periodiche primaverili e autunnali. Nell’Abruzzo interno, i prati stabili erano scarsissimi, così pure quelli destinati alla coltura delle foreggere.

L’impossibilità di immagazzinare molto foraggio secco o di sopportare l’alto costo dell’importazione, rese necessario, con l’aggiunta di altre motivazioni, il vasto esercizio della pastorizia transumante.

Greggi numerose scendevano dalle pendici dei monti o attraversavano i grandi e solenni altipiani, circondate da rumorose mute di cani. Sulle alte spianate, incollate alla roccia nuda, spesso si addossavano l’uno all’altro ricoveri in pietra costruiti a secco, necessari a stivare foraggio e al riparo di pastori e animali.

Alti anche molti metri con un piano rialzato e circondati dai “chiusi”, rozzi recinti, vi si radunavano, durante le notti non troppo fredde o in qualche ora del giorno, le greggi.

Lungo le vie erbose nascevano, discoste dai centri abitati, chiese silenziose, circondate di verde; appena un sentiero le collegava ai “bracci” del tratturo, all’interno dei semplici portali in pietra, Madonne consolatrici e Santi patroni.

Sulle pareti meridionali, aperti alla calda luce del mezzogiorno, porticati spaziosi offrivano ricovero alle pecore e, ai pastori, conforto al corpo e all’anima.

I tratturi erano utilizzati per il pascolo e le soste (riposi), di cui le greggi usufruivano due volte all’anno. In maggio per risalire dalla Puglia, già arsa e priva di erbe, alle montagne abruzzesi ricche di verde e di boschi, e in ottobre per ridiscendere dai monti già coperti di neve alle calde e ricche pianure pugliesi, in particolare a Foggia, “la dogana della mena delle pecore”.

Fu dunque un bisogno economico e sociale a determinare la nascita e la lunga esistenza delle vie armentizie.

Larghe da un massimo di 111 metri ad un minimo di 18,50 metri (tratturi, tratturelli, bracci), erano lunghi fino a 250 chilometri; l’inizio era sempre segnato da un masso ben visibile tra l’erba: “il titolo”.

Uno è ancora lì, nei pressi di Pescasseroli e segna l’inizio del tratturo che portava a Candela, in Puglia: un monumento muto, spoglio e schivo ad una immensa riserva di storia e tradizione.

La pastorizia, attività prevalente in Abruzzo per quasi tre millenni, ha dato un’impronta al territorio che non si limita alle tracce lasciate sui tratturi o sui pascoli.

Molti dei borghi, infatti, arroccati sulle cime, hanno assunto la loro forma, oltre che per la pericolosità dei tempi dell’Età di Mezzo, anche per la pratica dell’allevamento ovino.

stessa forma delle singole abitazioni riflette un’economia legata a grandi mandrie di piccoli animali: l’impossibilità di trasferire le greggi all’interno del paese, le necessità difensive, la ripidezza dei pendii, hanno reso necessario una configurazione della case a forma di torre con edifici formati da tre, quattro e anche cinque o sei livelli sovrapposti.

 

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