Il segreto di Federico II

18 marzo 2020 - 10:24

Architetti ispirati dal sole, dalla luna, dalle stelle. Cattedrali,
castelli, tombe e piramidi disposte secondo logiche precise. Molti
monumenti del passato sono stati costruiti guardando il cielo.
Immaginate di chiedere ad un uomo del Medioevo quale sia la città santa
per antonomasia. Vi risponderà: Gerusalemme. E quale il simbolo del
potere politico e del potere terreno? Roma. Bene. Prendete una cartina
geografica e unite queste due città: la linea passerà da uno dei più
misteriosi castelli del mondo: Castel del Monte. Siamo in Puglia, nel
comune di Andria, tra Foggia e Bari. Territori che nel XIII secolo
facevano parte del territorio del Sacro Romano Impero, guidato da uno
dei sovrani più famosi e controversi della storia: Federico II di
Svevia, soprannominato “Stupor mundi”, «Meraviglia delle genti». Erede
di un casato tedesco, nato in Italia, Federico II incarnava tutte le
contraddizioni e le influenze del suo tempo. Attratto dal mondo
orientale, fu scomunicato due volte, ed entrò in guerra con il Papato.
La sua corte, raro esempio di magnificenza, era ricca di poeti e maghi,
uomini di scienza e alchimisti. Nel gennaio del 1240 scrisse una
lettera a Riccardo di Montefuscolo, giustiziere di Capitanata: «anche
se tu non sei competente per territorio guarda di approntare il
materiale per “l’actractus” (cantiere) del castello». Sono queste le
uniche frasi che testimoniano il volere di Federico II di costruire un
castello nella parte del regno che più amava, la Puglia. Ma si tratta
di un castello? La mancanza di fossati, feritoie, cantine, scuderie,
cucine, alloggi per la servitù e la presenza, invece, di ampie
finestre, sconvenienti perchè davano la possibilità al nemico di
introdurvi palle infuocate, e di scale a chiocciola che salgono verso
sinistra, permettendo all’assalitore di brandire la spada con la mano
destra, suggeriscono l’idea che Castel del Monte era qualcosa di
diverso. Un tempio? Un luogo dove purificarsi? E perché fu costruito?
Proviamo a scoprirlo.

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