Uscire dalla crisi

18 marzo 2020 - 10:12

Quando uscirà questo  articolo
forse sarò già  in cammino con il mio  vecchio amico Peppe, metà  astigiano, metà campagnolmontanaro,  come me, della  bella provincia romana.  Intanto, proprio nei giorni in  cui scrivo queste poche righe  abbiamo eletto, all’interno del  Consiglio Nazionale di  Federparchi, il nuovo  Presidente nella figura di  Pierluigi Sammuri,  Presidente del Parco  Regionale della Maremma  (approfondimenti su  “Agenda”).

Due notizie che  sembrano
lontane tra loro,  certamente la seconda
di  maggior rilievo e di interesse  pubblico, la prima più privata  ma che interessa comunque  la vita delle aree protette.  L’elezione di Sammuri e di  una Giunta molto qualificata,  avviene in un momento difficile  per le aree protette e  quindi il lavoro da fare sarà  molto impegnativo; il mio  contributo, come membro del  Consiglio Direttivo, sarà quello  di proporre delle politiche  che diano sempre più spazio  all’attività outdoor nei parchi  e riserve naturali.
Dicevo, momento difficile per  le politiche di conservazione  ma in generale per la tutela  dell’ambiente nel nostro  Paese con il rischio, più che  reale, di continuare a togliere  gli spazi verdi nelle città, continuando  a ferire la bellezza  del paesaggio. Le proposte in  discussione in questi giorni a  livello governativo, per deregolarizzare  gli interventi in  edilizia, rischiano di aprire il  fronte ad un grave attacco  alla pianificazione del territorio.
Un paesaggio che perde 
la sua bellezza (il critico letterario 
Piero Citati illustrava  bene la
morte della campagna  toscana) toglie ad
un  Paese come il nostro una  delle poche ricchezze dalle  quali ripartire per affrontare i  nodi di una profonda crisi  economica. L’attività outdoor,  in significativa crescita, va  fruita in spazi naturali o antropizzati  in cui la dimensione  intellettuale/spirituale trovi la  sua massima espressione  contribuendo al benessere  psico-fisico delle persone.
 Una campagna
deturpata,  attraversata da inutili
infrastrutture  o punteggiata da  caseggiati non più inseriti nel  contesto storico e sociale di  un certo territorio, non è  certo il luogo ideale dove promuovere  sentieri da borgo a  borgo, cosa che invece iniziano  a fare alcune virtuose  comunità locali.
 
Il 14 aprile  inizieremo
questo viaggio  lento nei parchi  dell’Appennino a contatto con  le comunità locali, tenteremo  l’ascolto di chi ancora vive  inserito nel paesaggio e ne è,  più o meno consapevolmente,  il vero tutore. Metteremo a  disposizione del nuovo gruppo  dirigente di Federparchi il  racconto che ne verrà fuori,  con tutti gli aspetti virtuosi  ma senza nascondere le criticità  che ancora frenano lo  sviluppo ambientalmente corretto  e socialmente responsabile  del turismo. 
Il sistema Appennino, inteso  come
insieme di paesaggi  montani e collinari
che formano  la spina dorsale
dell’Italia,  ha una potenzialità di
fruizione  dell’attività outdoor
straordinaria.  I parchi  dell’Appennino devono fare  da volano per mettere in rete  quelle economie di qualità,  ancora radicate nei saperi  locali, che hanno resistito ai  processi di abbandono del  passato o alla trasformazione  poco oculata del presente.  Come dico sempre, le  microeconomie di qualità  vanno a braccetto con una  fruizione lenta del territorio, lo  capiranno un giorno i responsabili  delle istituzioni, al centro  e in periferia?

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