Camminare a piedi nudi: 5 cose da sapere sul Barefooting

Il trekking senza scarpe dà un grande senso di libertà e attrae un numero crescente di escursionisti, ma va praticato con cautela, perché non è esente da rischi. Vediamo alcuni consigli fondamentali per praticare il barefooting in sicurezza

14 aprile 2024 - 20:00

Barefooting, camminare scalzi: istruzioni per l’uso

La società del benessere ha concesso a tutti (beh, diciamo a tanti…) calzature adatte ad alleviare i piedi dalle fatiche quotidiane.

Ma anche a proteggerli dal freddo e dai pericoli del contatto diretto col terreno.

La storia potrebbe essere finita qui.

Se non fosse che qualcuno, all’altro capo del mondo, proprio nel momento in cui tutti si affrettavano a infilarsi le scarpe, cominciò a ribellarsi all’idea di barattare la libertà dei propri piedi con il loro comfort…

Vediamo 5 cose fondamentali da sapere su questa attività.

1 – L’origine del Barefooting, la Nuova Zelanda

Il movimento del barefooting, o gimnopdismo, o scalzismo che dir si voglia, nacque, infatti, in Nuova Zelanda, attorno agli Anni ’60.

Da lì approdò negli Stati Uniti, per arrivare, solo in tempi più recenti, anche in Europa.

Le ragioni del rifiuto della scarpa sono tante e articolate.

Vanno dai disturbi provocati dall’utilizzo delle calzature alla fisiologia del piede.

Altre volte il problema è la postura del corpo (con relativi malanni e infortuni di vario genere), fino a un più filosofico bisogno di mantenere il contatto diretto con la Madre Terra.

Il compito di soppesare con la testa le ragioni dei sostenitori della libertà pedestre lo lasciamo a ciascuno di voi.

Da escursionisti abituati a ragionare con i piedi ci limitiamo solo a constatare che sì, una buona boccata d’aria fresca loro se la prendono molto volentieri, soprattutto dopo una lunga giornata di prigionia negli scarponi!

E anche a farli pascolare su un praticello alpestre sembra proprio che provino un discreto godimento…

Quindi, perché no?

Se fa piacere, se ci dà delle belle sensazioni, perché non cercare di lasciare il più liberi possibile i propri piedi, magari anche durante le escursioni?

2 – Trekking a piedi scalzi: come iniziare a praticarlo

Certo non si può pensare di passare subito dalla bambagia delle intersuole super ammortizzate a un trekking di più giorni in stile barefoot radicale.

Piedi da anni abituati a stare rinchiusi nelle scarpe hanno bisogno di affrontare un poco alla volta il mondo esterno. Per prima cosa serve “mettere su un po’ di suola”.

La pelle della pianta del piede deve ispessirsi e la muscolatura delle dita, fino a quel momento costrette all’immobilità, deve rafforzarsi.

Serve un po’ di “ginnastica propedeutica”. Se volete intraprendere la strada dello scalzismo i primi chilometri li potete fare vicino a casa.

Se avete la fortuna di vivere vicino a mare, un paio d’ore settimanali di camminata sulla sabbia sono l’ideale per cominciare.

Anche i prati dei parchi cittadini o di qualche pascolo di montagna offrono un terreno sufficientemente morbido per questa fase di training.

Un’idea utile e divertente per cominciare sono i percorsi sensoriali appositamente studiati, dove si cammina sui diversi tipi di terreno: dall’erba ai sassi, dalle pigne all’acqua.

Negli ultimi anni ne sono nati diversi in tutta Italia.

In questa pagina un elenco di percorsi sensoriali per i camminatori scalzi

 

3 – La prima volta: cosa aspettarsi dalle prime esperienze scalzi

È probabile che queste prime esperienze di barefooting vi riservino qualche preoccupazione e qualche indolenzimento.

Se questa è l’attività che fa per voi, la curiosità di sperimentare e il divertimento vi faranno superare senza troppi patemi questi ostacoli.

Una volta che muscoli e pelle saranno abbastanza rinforzati e che avrete preso confidenza con le sensazioni del contatto diretto col terreno, si potrà passare alle vere e proprie camminate sui sentieri.

4 – Per i più esperti: il trekking a piedi nudi

Anche in questa fase è meglio andare con calma, partendo da percorsi brevi di cui si conoscono le caratteristiche del terreno.

Anche quando le vostre doti di scalzista saranno affinate e sarete in grado di affrontare percorsi sulle lunghe distanze, vi consigliamo di evitare di caricarvi con zaini pesanti.

È vero che la camminata senza calzature è la più originaria e naturale.

Ma di certo muscoli, tendini e articolazioni non sono stati “progettati” per portarsi sulle spalle il fardello di uno zaino da trekking pesante.

Quando lo si fa, è meglio avere il supporto di una scarpa in grado di scaricare il peso grazie all’ammortizzazione dell’intersuola e di sostenere la caviglia.

 

5 – Non ce la fate proprio? Cercate scarpe a effetto piedi nudi

Non è detto che l’adesione alla filosofia del barefooting debba essere assoluta e integralista.

C’è chi non se la sente di esporsi completamente alla libertà e ai pericoli che si possono incontrare camminando scalzi sui sentieri.

Oggi esistono calzature appositamente pensate per consentire alla camminata di essere il più possibile naturale.

Le aziende specializzate nella produzione di calzature per running, trail running e hiking, hanno messo a punto modelli che vengono incontro a queste esigenze.

Quello che caratterizza tutta questa famiglia di scarpe è l’altezza estremamente ridotta del’intersuola (la parte della calzatura che funge da ammortizzatore).

L’altro elemento è l’estrema semplicità, che non prevede alcun artefatto tecnologico pensato per modificare o controllare l’appoggio del piede.

Altra caratteristica essenziale è il ridotto differenziale (differenza di altezza) fra la parte dell’intersuola dove appoggia il tallone e quella dell’avampiede.

Informazioni utili

Per approfondire l’argomento vi consigliamo una visita al sito www.nati-scalzi.org

 

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