Dal Rifugio Deffeyes alla vetta del Rutor

20 maggio 2017 - 12:50

Attualmente circa 150 ghiacciai sono ogni anno monitorati da un centinaio di operatori volontari, anche con la collaborazione di gruppi afferenti ad altre associazioni. I dati sono semplicemente terrificanti: dalla seconda metà del XX secolo  in atto una fase di accentuata contrazione che ha portato i ghiacciai italiani a perdere circa il 40% della loro superficie. Il limite delle nevi si  innalzato di circa 100 metri. Molti piccoli ghiacciai sono scomparsi, mentre i maggiori si sono talora frazionati in individui minori, arretrando le loro fronti anche di 1-2 km. Questa fase di ritiro glaciale, riconosciuta in quasi tutti i ghiacciai di montagna della Terra, viene attribuita al riscaldamento climatico in corso. Ricordiamocene, ogni volta che abbiamo l’opportunità di affrontare, come in questo caso, la bellezza selvaggia di un ghiacciaio come quello del Rutor.

Il primo tratto del sentiero, agevolato dalla presenza di ometti di pietra, si dirige verso il Passo di Planval fino a raggiungere la lingua del ghiacciaio. Il sentiero ora prosegue alla sinistra del ghiacciaio per pietraie e sfasciumi, fino a raggiungere un caratteristico tratto dove prosegue su una cresta rocciosa. Si risale, ora, un ripido pendio, composto da instabili sfasciumi, che conduce alla base del ghiacciaio del Rutor. Calzati i ramponi, si prosegue sul ghiacciaio, rimanendo il pi vicino possibile alla dorsale del gruppo Flambeau-Planval, in modo da evitare la parte centrale cosparsa di crepacci. Raggiunto il Colle del Rutor si risale l’ampia e facile cresta nord-est fino a toccare la vetta (3486 m) dove  situata una madonnina. La vista a 360 gradi spazia dai vicini Flambeau-Planval al gruppo del Monte Bianco e alle principali cime della Valle d’Aosta.

 

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