La traversata del Parco Porto Selvaggio

20 maggio 2017 - 12:31

Piccole, eleganti e colorate, le orchidee del parco punteggiano le garighe, le macchie e la vasta pineta del primo parco naturale di puglia che, come dioniso, è nato due volte e la cui biodiversità è frutto della lungimiranza e della caparbietà degli uomini, ma anche del processo spontaneo di rinaturalizzazione a cui assistiamo da alcuni decenni. L’itierario inzia con la salita che conduce alla scalinata che dalla rotonda di Santa Caterina porta alla Torre di Santa Maria dell’Alto e lungo la vecchia strada dei baroni Fumarola, proprietari storici dell’area oggi protetta, possiamo fare i primi incontri. Non è raro, infatti, trovare lungo questo tratto Anacamptis morio. Giunti alla scalinata che conduce al mare, consigliamo di ignorare il richiamo della discesa e di procedere lungo il muro di cinta della masseria dove risiedevano i baroni. Qui, infatti, fioriscono numerose Ophrys bertolonii bertolonii e Anacamptis papilionacea.

Tralasciando nuovamente le discese al mare, si prosegue su un vecchio selciato lungo un muretto a secco che separa la pineta da una bella gariga. In questo tratto si possono vedere le belle Ophrys candica, O. passionis e O. incubacea. Quando il selciato incontra a destra una scaletta in pietra, che conduce nel parcheggio fuori dal parco, in località Cucchiara, si svolta a sinistra lungo un’ampia traccia sterrata per raggiungere una pista tagliafuoco. Il nostro itinerario prosegue svoltando a sinistra. Si raggiunge in breve il mare e la baia di Porto Selvaggio, su cui si affaccia la torre di Santa Maria dell’Alto e in cui sgorgano ghiacciate le acque oggi ipogee del fiume che ha scavato la baia. Proseguiamo verso destra, mantenendoci sulla traccia principale e girando a sinistra solo quando l’alternativa è rientrare in pineta. Raggiungiamo così un’ampia zona aperta, la piana della Lea. Si tratta di un antico campo coltivato che, naturalizzandosi, sta accogliendo molte orchidee come Ophrys neglecta e diverse specie di Serapias. Proseguendo sempre con il mare a sinistra si raggiunge una bassa costa rocciosa molto aspra e poi, con una piccola salita, il grande belvedere sulla cala di Uluzzo. Superiamo Uluzzo e i suoi tesori archeologici, per entrare nella “terra di mezzo”. Risalendo la piccola altura a destra, Serra Cicora, incontriamo Anacamptis pyramidalis, A. coriophora fragrans e Ophrys sicula mentre più avanti, in località Cafari, Anacamptis collina e Neotinea lactea. Arrivati alla Palude del Capitano ci sorridono, insieme a orchidee già viste, tre specie non ancora incontrate: Ophrys lutea, Ophrys apulica e Ophrys bombyli flora.

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