Palude del Capitano

20 maggio 2017 - 12:31

Inserita entro i confini del Parco Porto Selvaggio solo da pochi anni, la Palude del Capitano, una delle aree S.I.C. del Salento (Sito d’Interesse Comunitario), è separata dal mare da una scogliera bassa che si conclude, muovendo da sud verso nord, in una delle poche baie sabbiose del comune di Nardò. Entro i suoi confini vive rigogliosa una vegetazione interessante e spesso rara, frammista a tracce dell’uomo preistorico. Negli ultimi anni le indagini archeologiche hanno portato alla luce una villa romana e restituito alla comunità un antico unguentario colmo di monete d’argento, un vero tesoretto. In questo contesto archeologico e balneare, il fenomeno carsico ha sagomato numerosi specchi d’acqua dolce, localmente chiamati spundurate, ossia sprofondate; in altre parole, “doline di crollo”. In esse abita una fauna altrettanto interessante e particolare. La Palude del Capitano è un vero gioiello: la si può attraversare facilmente seguendo le piste sterrate che la solcano, soprattutto in periodi di bassa marea o comunque non dopo forti piogge. L’area intermedia tra il mare e la macchia è infatti una vera palude che quando la marea sale, o la pioggia scende, diventa impraticabile. Qui però non ci sono canne ma si trovano un mare di salicornia e ciuffi aguzzi di giunco. La palude è facilmente aggirabile, comunque, scegliendo l’itinerario che la abbraccia, partendo dal parcheggio del Frascone.

Da qui, lungo una pista ottenuta pressando terra e pietrisco si arriva in breve prima alla casetta del Capitano e quindi alla spundurata maggiore; alle spalle della casetta del Capitano, muovendo verso sud e lasciando sul lato mare prima la palude e poi una piccola macchia bassa, si raggiunge l’incrocio con un ampio sentiero di terra rossa e roccia. Lo si imbocca girando a destra, verso il mare e alcune casupole in pietra (furnieddhri). Seguendo la “via del Sale”, un itinerario costiero usato un tempo nel traffico del sale marino, si raggiungono la spiaggia e il parcheg- gio alle sue spalle. Lungo questa traccia e tutte le altre di cui la Palude del Capitano è ricca, è facile incontrare varie specie di Serapias e Ophris (O. apulica, O. neglecta, O. bertolonii bertolonii, O. bombyliflora e O. lutea). Si consiglia di percorrere questo itinerario di mattina presto. Il luogo, infatti, ospita un’interessante avifauna e le prime ore del giorno consentono di aggiungere alle orchidee anche avvistamenti di altra natura.

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