Alta versilia – Anello del Passo di Croce

18 marzo 2020 - 9:58

: da Terrinca si prosegue sulla strada della galleria del Cipollaio, ma dopo circa un chilometro si imbocca a destra una strada che con numerosi tornanti sale prima a Pian di Lago, una terrazza prativa alla pendici sud del Monte Corchia. e poi al soprastante Passo di Croce (1.160m) dove conviene parcheggiare la macchina (marginetta a valle del passo sotto un pilone dell’ elettrodotto).
Descrizione: si percorre a piedi la strada marmifera molto dissestata che taglia i fianchi occidentali dei Torrioni del Corchia e porta al valico di Fociomboli (1.260m), spartiacque fra il versante marittimo e quello interno garfagnino delle Apuane. Lasciata a destra la strada che prosegue verso le cave abbandonate del “Retro Corchia” (segnavia 129), si prende la mulattiera di sinistra (segnavia 11) e nella faggeta si inizia la ripida discesa (scorciatoie segnalate) che porta al Padule di Fociomboli, la più importante zona umida delle Apuane: una conca prativa ed acquitrinosa, residuo di un laghetto incastonato in un circo glaciale wurmiano. Custodisce rare piante di particolare valore geobotanico e conserva, nei depositi di limo e di torba del sottosuolo, pollini fossili che documentano le vicende climatiche e floristiche delle epoche glaciale e post-glaciale.
Lungo il percorso si toccano alcune marginette di cui interessante è quella “A Paduli” murata a secco con la pietra scistosa locale. Il rilievo della Madonna del Carmelo e San Giovanni Battista è stata trafugata e stessa sorte è toccata alla lapide riportante l’indulgenza concessa dal cardinal Maffi arcivescovo di Pisa che più volte effettuò visite pastorali a Puntato. Rimangono solo una marginetta restaurata nel 1982 e una lapide con la seguente curiosa iscrizione:
“Riconcia da me, senza che niimo mi iutasse… dinvece poteino. Ma u nan volzuto. Corea l’anno 1982. Dedigo questa mi fadiga a la memoria dell mi fratello morto tragicamente anzitempo, un crocialotto.”.
Si guada il torrentello che scende dal padule e si continua ora in costa fino a sbucare sull’ampio ripiano di Puntato, un tempo alpeggio estivo dei paesi di Terrinca e di Levigliani (ore 1,30). Caratteristiche le abitazioni in parte in stato di rudere, in parte ristrutturate e ben visibili sono gli antichi terrazzamenti dei pendii (“a ciglioni”), un tempo coltivati a segale ed a patate. Di recente restaurato dalla Comunità Montana su finanziamento del Parco è l’oratorio della Santissima Trinità dal grazioso campanile a vela. Nei prati circostanti bruca allo stato brado una mandria di mucche con toro di razza rendena. Dalla chiesa si piega a destra e si prosegue, sempre seguendo il segnavia 11, con un piacevole percorso in costa. La mulattiera bordata da sorbi degli uccellatori e da faggi dalle intricate radici, penetra da ultimo in un castagneto e raggiunge la dorsale sulla quale si trova l’alpeggio di Col di Favilla. Si tratta di un antico insediamento temporaneo estivo diventato poi villaggio stabile per essere definitivamente abbandonato agli inizi degli anni Settanta.
Al Col di Favilla si imbocca il sentiero proveniente dal lago di Isola Santa nella valle di Turrite Secche e ai piedi del Pizzo delle Saette si inizia a risalire il Canale delle verghe. Si giunge così alla Foce di Mosceta, una larga insellatura erbosa – quasi “muschiesa” – posta tra il Monte Cerchia e la Pania della Croce (1.182m; ore 1,30). Nei suoi pressi, poco a monte dell’omonima torbiera, si trova il rifugio G. Del Freo del CAI di Viareggio circondate da recenti rimboschimenti di abeti e di larici (1.180m). La bellezza del poste e l’ottima cucina del rifugio Del Freo potrebbero suggerire anche di pernottare in questa località. Alla mattina seguente si potrà così raggiungere la panoramica vetta della Pania della Croce, la “regina” delle Apuane (1.859m). Se invece si vuole concludere il percorso in giornata, si prende il sentiero 129 che si stacca alle spalle del rifugio, acquista inizialmente quota in un bosco di conifere, poi taglia in costa in una fitta faggeta le pendici nord orientali del Monte Corchia e termina sulla strada marmifera non molto distante dal valico di Fociemboli (ore 1). Lungo il tracciato si possono notare diverse carbonaie, a testimonianza di una attività oggi ormai scomparsa.

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