L’incanto delle Dolomiti: l’anello delle Tre Cime di Lavaredo

Grazie alla varietà di percorsi e sentieri, nessuno deve rinunciare allo spettacolo memorabile del complesso più famoso delle Dolomiti di Sesto

6 giugno 2020 - 14:05

Nonni e nipotini, giovani equipaggiati di zaino e di entusiasmo, esperti e neofiti: sono tanti e diversi i passeggeri della corriera che dal delizioso borgo di Dobbiaco, conduce nei pressi del rifugio Auronzo (a 2320 metri).

Davanti alle Tre Cime, la meraviglia rocciosa più famosa delle Dolomiti di Sesto, è normale restare senza fiato: che si voglia soltanto fare una breve passeggiata, affrontare una via ferrata o semplicemente fare pochi passi presso il rifugio, lo scenario è memorabile, pari a quello che si guadagna dopo percorsi ben più ardui.

Nonostante il viaggio non sia breve, in pochi approfittano della corriera per concedersi un ultimo sonnellino: appena lasciati i verdissimi campi intorno a Dobbiaco comincia una salita fatta di tornanti mozzafiato che alternano il grigio della roccia al blu del cielo terso d’alta quota, fino ad aprirsi per un attimo al profondo azzurro del lago di Misurina (1751 metri).

Questo incantevole specchio d’acqua si dice sia nato dalle lacrime di un re trasformato in montagna che, vedendo precipitare dalla sua stessa sommità la piccola figlia Misurina, fece sgorgare ruscelli di lacrime che si raccolsero poi a valle.

Giunti al rifugio si scorgono le Cime e se ne intuisce la magnificenza: pochi riescono a mettersi immediatamente in marcia, senza restare, almeno per un attimo, in contemplazione della maestosa Cima Grande (m 2999) o delle eleganti Cima Piccola e Cima Ovest.

Non è raro che le basse nubi del mattino indugino a giocare tra i picchi più alti, regalando allo scenario un tocco di magia e mistero.

Itinerari di storia e leggenda

La prima parte del sentiero è molto agevole e ampia, permette a tutti di soffermarsi per fotografare uno degli intrepidi fiorellini che crescono fra le rocce o per stupirsi del ghiaccio che, in alcuni punti, non si arrende nemmeno al sole d’agosto.

Non è solo la loro bellezza, però, ad attirare i viaggiatori alle pendici delle Drei Zinnen o, come le chiamano i cadorini, le Trè Thìme: il fascino storico di questo sito è innegabile.

Nella Prima Guerra Mondiale il fronte, dove combatterono principalmente gli Alpini, era costituito proprio da queste vette e dal vicino Monte Paterno.

Sono ancora visibili gallerie, tratti di vie attrezzate e punti di osservazione strategici (un affascinante tratto della via ferrata degli Alpini è visibile sul sentiero 101, fra i rifugi Pian di Cengia e Comici).

Per chi ama flora e fauna, invece, le attrattive sono senz’altro innumerevoli: il rododendro nano, l’achillea e l’aquilegia non sono difficili da scorgere sulle pendici di questi giganti delle Alpi, mentre gli osservatori più attenti (e fortunati) potranno incontrare il picchio muraiolo, l’aquila reale o una simpatica famiglia di marmotte.

Un paesaggio così affascinante era comprensibilmente ambito, non sorprende quindi la storica rivalità tra Dobbiaco e Auronzo di Cadore nel rivendicare l’appartenenza di questo colosso roccioso: per dirimere la contesa si decise che al canto del gallo due fanciulle sarebbero partite dai rispettivi villaggi e la prima ad arrivare alle pendici delle Cime si sarebbe assicurata la vittoria.

La ragazza del Cadore non resistette, strappò una piuma al suo gallo perché cantasse prima e vinse. Fortunatamente, oggi quel prezioso territorio è un patrimonio che appartiene a tutti.

L’anello delle Tre Cime

Dopo il primo tratto molto semplice, che conduce al rifugio Lavaredo in meno di mezz’ora, si sale per la via intermedia verso il rifugio Locatelli seguendo il sentiero nr.101: questo tratto offre senza dubbio la migliore visuale sulle Tre Cime.

È però necessario, se non è piena estate, fare attenzione ai possibili residui di neve e ghiaccio che potrebbero risultare pericolosi.

Oltrepassato il rifugio Locatelli, ci si dirige verso il rifugio Pian di Cengia, particolarmente suggestivo, sempre tenendosi sul sentiero nr.101.

Solo una salita, posta appena prima del rifugio, può dirsi molto impegnativa e particolarmente ripida: una gustosa merenda tipica ripagherà senz’altro delle fatiche.

 

Proseguendo sul sentiero nr.101 si arriva al rifugio Comici, che sembra nascondersi fra i mille anfratti della roccia: il percorso, in forte discesa, sembra sempre sul punto di aprirsi in un paesaggio più ampio, ma sarà così solo all’arrivo.

Tornando sui nostri passi fino al rifugio precedente, il Pian di Cengia, si può raggiungere il rifugio Lavaredo seguendo il sentiero nr.104 che offre panorami mozzafiato e dà la possibilità di vedere piante e animali tipici del Parco. Da lì si raggiunge poi facilmente il punto di partenza dell’anello.

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