CAMMINARE A NOCI

18 marzo 2020 - 0:19

Al centro di quello che un tempo era il paese delle noci, per via dei numerosi e giganteschi alberi che contraddistinguevano questa terra, Noci, oggi, può essere definita il paese delle masserie che, numerose, sono sparse in tutto il suo vasto territorio e nelle quali la zootecnia rappresenta l’attività prevalente. Una rinomata produzione di Noci, quindi, è quella dei prodotti caseari, dalle mozzarelle, alle burrate, ai formaggi, che si possono trovare presso il punto vendita della Casearia Nocese, nella centrale Piazza Garibaldi. Altra caratteristica gastronomica è il cosiddetto fornello pronto, un arrosto misto di carne preparato dai macellai locali. Interessanti mete nel vasto territorio, infine, sono l’Abbazia di Barsento e il Monastero della Madonna della Scala.

STORIA

La prima menzione di Noci viene da una Cronologia dei vescovi e arcivescovi sipontini, pubblicata nel 1680 dal vescovo di Bisceglie Pompeo Sarnelli: …nel 591 d.C. il duce Tulliano, carissimo di San Gregorio Magno… edificò nei monti Appennini del Castello delle Noci la Badia di Barsento per i monaci di Sant’Equizio. Tale castello delle Noci, Castellum Nucum, sarebbe stato edificato già nel 565 da Conone, capitano dell’imperatore bizantino Giustino II per frenare l’avanzata dei Goti.

Attorno alla struttura difensiva si insediò un primo nucleo di popolazione che, in seguito alla distruzione dei villaggi di Barsento e Casaboli, avvenuta nel 1040 a opera degli abitanti della vicina Mottola, o secondo altre fonti per mano dei saraceni già nel IX secolo, qui trovò rifugio. Analoga sorte toccò nel 1100 a Mottola, per cui i superstiti del sacco della città, operato da Marcualdo, governatore di Taranto per il principe Boemondo, si portarono anch’essi nella Terra delle noci.

E agli alberi delle noci, che contraddistinguevano questa contrada e che dettero il nome al villaggio e poi alla città, è legata un’altra pagina di storia locale. Si narra infatti che sotto un gigantesco noce trovasse riparo Filippo I d’Angiò durante un furioso temporale e che, sfuggito indenne ai fulmini che si schiantavano tutt’intorno, per ringraziamento dello scampato pericolo volle edificare la prima chiesa del borgo: la Madonna delle Grazie.

ITINERARIO DI VISITA

Dai grandi spazi aperti di Piazza Giuseppe Garibaldi, attraverso Via Porta Putignano, al cui imbocco è un’edicola votiva, si entra nelle strette stradine del centro storico di Noci. Superata una graziosa piazzetta con giardino, Largo Diaz, al centro della quale un busto raffigura Giuseppe Leonardo Albanese, un martire della Repubblica Partenopea del 1799, si passa di fianco all’ex Convento delle monache di clausura di Santa Chiara, costruito nel corso del XVII secolo, che fu poi sede del Municipio e della Biblioteca Comunale, prima di giungere in Largo Santa Chiara, sulla quale si apre la chiesa omonima.

Lungo tutto il centro storico, poi, un’interessante serie di pannelli – un vero e proprio Museo nella Strada – curati dal Parco Letterario Formiche di Puglia, intestato al meridionalista Tommaso Fiore, illustra gli aspetti salienti della storia cittadina e del territorio. Secondo un ordine numerico, però, che non è quello del percorso suggerito.

In alternativa si potrebbe anche scegliere di perdersi nelle stradine di Noci, nei suoi vicoli e nei suoi slarghi, chiamati gnostre, zone comuni dove il vicinato si incontrava, quando ancora si usava parlare con il prossimo e non si era assaliti dall’ansia del tempo da sfruttare; nelle gnostre, inoltre, si svolgono varie manifestazioni eno-gastronomiche, tra le quali, all’inizio di novembre, Bacco nelle gnostre, sagra del vino novello e delle caldarroste. Si incontreranno, così, via via, balconate, scale, ringhiere, archi ed edicole votive: altrettante inquadrature da catturare, nella memoria, prima ancora che con la macchina fotografica.

Tornando al nostro itinerario, dopo Largo Santa Chiara, si costeggia il Palazzo della Corte di Giustizia, del 1595, come si ricava da un’iscrizione all’ingresso, e il vecchio teatro, in funzione fino alla metà dell’Ottocento. Giunti in Piazza Plebiscito, nel cuore del centro storico, si è davanti alla Chiesa Matrice, dedicata a Santa Maria della Natività.

La Matrice, secondo la tradizione sarebbe l’originaria Chiesa della Madonna delle Grazie, fatta costruire nel 1316 da Filippo I d’Angiò, principe di Taranto, per adempiere al voto formulato quando, sorpreso durante una battuta di caccia da un violento temporale, temendo per la propria vita promise, in caso di salvezza, di erigere una chiesa nel vicino villaggio. Ampliata nel 1470 da Giulio Antonio Acquaviva, conte di Conversano, la chiesa mantiene un portale ad arco acuto, con al centro una lunetta scolpita a bassorilievo, dell’originaria costruzione gotica.

Affiancata da un campanile alto 35 metri del XVIII secolo – la cui cuspide, crollata in seguito a un fulmine è in fase di restauro –, la chiesa conserva al suo interno, a tre navate, un polittico lapideo policromo del XV secolo, di recente restaurato, e una Madonna con Bambino, opera, anch’essa in pietra, dello scultore Stefano da Putignano (circa 1470 – circa 1539). Sulla stessa Piazza Plebiscito è ubicata la Torre dell’Orologio, costruzione del 1825 a pianta quadrata, alta 30 metri, con alla sommità una cupoletta che sormonta un tempietto circolare neoclassico, che scandisce le ore con le sue due campane; sulla facciata della torre prospiciente la chiesa, sotto l’orologio, c’è anche una meridiana.

Lasciata la Chiesa Matrice per Via Albanese, si raggiunge il suggestivo Largo Albanese, dal nome dell’antica famiglia di Noci che ebbe tra i suoi componenti il Giuseppe Leonardo di cui si è detto, nei cui pressi c’è una delle numerose gnostre che caratterizzano la trama viaria del centro storico di Noci. Superata la Chiesa del Carmine e la vicina gnostra, con la sua edicola votiva dedicata a San Rocco – ogni comunità aveva un suo santo protettore – si prosegue a sinistra per Via Crocifisso, dall’antica cappelletta detta del Crocifisso di Talameo, al termine della quale, e prima di avviarsi per Via Torre si può raggiungere il vicino Largo Sant’Agostino, sul quale si apre la Cappella di San Giuseppe e Sant’Agostino.

Imboccata Via Torre, si raggiunge in breve il largo omonimo, dove una sorprendente architettura spontanea ci rende testimonianza della pazienza, della poesia e della maestria degli antichi costruttori, artigiani della pietra. Poco più avanti, sulla cosiddetta Torre grande che si affacciava sulla muraglia difensiva che circondava l’abitato – oggi, in realtà, una costruzione dall’aspetto moderno – è installato il più antico stemma della Città: un leone che sostiene un albero di noci; in realtà il leone rampante, simbolo degli Acquaviva d’Aragona, conti di Conversano, simboleggiava la forza sostenitrice dei feudatari verso la comunità: l’albero delle noci.

Nei pressi c’è Largo Sottotenente Rotolo, da dove si raggiunge Via Calvario e la Chiesa di San Domenico con l’annesso ex convento dei domenicani, del XVI secolo; qui si trova una seconda Torre dell’Orologio, ma questa più moderna, risalendo agli anni Venti del secolo scorso. Per tornare al punto di partenza si rientra nel nucleo storico dell’abitato per Via Porta Barsento, proseguendo poi per Via Purgatorio; prima della chiesa omonima si imbocca a destra Via Pietro Gioia. All’incrocio successivo si piega a sinistra e subito dopo a destra per Via Pozzo Epifani; si raggiunge così Via Principe Umberto, non lontana dalla centrale Piazza Garibaldi.

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