Veneto d’inverno con le ciaspole: 7 itinerari spettacolari sulla neve

L'inverno è la stagione più azzeccata per sfruttare la grande ricchezza delle attrazioni turistiche del Veneto. Numerose località sciistiche adagiate ai piedi delle Dolomiti innevate si alternano a una vasta gamma di città d'arte e splendidi borghi. Numerosi sono i percorsi da fare a piedi sulla neve o con le ciaspole: ecco qualche suggerimento

5 gennaio 2024 - 10:00

Una meta ideale ai piedi delle Dolomiti

L’inverno è decisamente la stagione più azzeccata per sfruttare al massimo la grande ricchezza delle attrazioni turistiche del Veneto.

Numerose località sciistiche adagiate ai piedi delle Dolomiti innevate si alternano a una vasta gamma di città d’arte, paesaggi collinari, sorgenti termali e splendidi borghi in riva al lago di Garda.

Oltre a tutto questo non possono mancare le strade del vino che conducono a ricche degustazioni delle migliori eccellenze enogastronomiche di questa magnifica regione.

Si pensi alla “Strada dei Vini dei Colli Berici”, un percorso che va da Vicenza fino a Verona e che rappresenta il modo migliore per coniugare natura, cultura ed enogastronomia.

Seguendo la strada si incapperà in bellissimi paeselli, sentieri naturalistici e ville palladiane inserite nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco.

Il Veneto d’inverno è sicuramente una terra ricca di occasioni da cogliere: passeggiate sulla neve, ciaspolate uniche, gite sulle slitte trainate da cavalli, slow ski immersi nei paesaggi magici delle Dolomiti e poi gli splendidi rifugi d’alta quota dove assaporare un po’ di cucina locale.

Insomma c’è un po’ di tutto in questa regione, bisogna solo esplorarla e godersela.

 

1 – Cortina d’Ampezzo, alla scoperta di rifugi suggestivi

Questa notissima località situata nel cuore delle Dolomiti venete è uno dei posti di montagna più famosi al mondo.

Fu sede delle Olimpiadi invernali del 1956 ed è considerata la località sciistica per antonomasia, simbolo della mondanità italiana e internazionale.

Cortina è da sempre una meta d’eccellenza per chi ama la montagna e i suoi paesaggi, lo sport ed il divertimento.

Un vero e proprio luogo incantato da scoprire con gli sci ma anche a piedi, in modalità slow, magari cimentandosi in una ciaspolata ascoltando soltanto il silenzio della natura circostante delle Dolomiti d’Ampezzo.

Queste cime, inoltre, furono il teatro della Prima Guerra Mondiale in cui combatterono italiani e austroungarici.

In quest’ultimo caso, se avete intenzione di immergervi non solo in un panorama mozzafiato ma anche in luogo ricco di storia allora il consiglio è quello di percorrere la ciaspolata che porta al Rifugio Scoiattoli e al Rifugio Averau.

_ L’itinerario, da Bai de Dones fino al Rifugio Averau

Dal parcheggio di Bai de Dones è necessario prendere il sentiero 424 sulla sinistra del Rifugio.

Si prosegue  per circa 15 minuti fino ad incrociare ed imboccare il sentiero 425.

A questo punto si continua sulla strada che diventerà successivamente numerata con il segnavia 439.

Dopo circa un’ora si incontrerà il Rifugio 5 Torri da cui sarà necessario proseguire aggirando le 5 Torri, una delle formazioni rocciose più uniche e famose delle Dolomiti, verso il Rifugio Scoiattoli conosciuto per la sua ottima cucina.

Arrivati al rifugio ci si può fermare o proseguire per circa un’ora a lato della pista da sci fino al Rifugio Averau.

Anche questo punto di ristoro è rinomato per l’ottima cucina.

Da entrambi i rifugi si gode di una vista spettacolare sulle 5 Torri e sulla Tofana di Rozes mentre solamente dal Rifugio Averau si possono osservare il monte Civetta e la Marmolada.

Il percorso è lungo all’incirca 10 Km e sono necessarie almeno 4 ore per percorrerlo interamente (andata e ritorno).

 

2 – Val di Zoldo, ciaspolata verso il Monte Rite

Questa splendida valle è raccolta ai piedi delle montagne tra le più belle al mondo, tra Pelmo e Civetta.

Giungendo in questo luogo potrete godere di una natura autentica a soli pochi chilometri dalle grandi vie di comunicazione.

Ma anche di grandi spazi aperti dove vivono una fauna ricchissima e una flora lussureggiante tra boschi selvaggi e ampi pascoli dominati dagli eleganti massicci dolomitici.

Se si vuole respirare fino in fondo la Val di Zoldo allora il consiglio è di mettersi le ciaspole ai piedi e percorrere l’itinerario che porta al Monte Rite.

_ L’itinerario, da Passo Cibiana a Monte Rite:

Si parte da Passo Cibiana lasciando la provinciale e attraversando lo slargo nei pressi del rifugio Remauro per poi imboccare la strada che si allontana in salita verso sinistra (Monte Rite 479).

Da questo punto si segue semplicemente la strada con numerosi tornanti che portano gradualmente in quota.

Si superano alcune abitazioni e si arriva al primo tornante da cui si stacca il sentiero.

Meglio proseguire lungo la strada mentre il panorama, inizialmente più boscoso, si fa sempre più aperto e spettacolare.

Giunti a quota 2000 metri si raggiunge una galleria lunga un centinaio di metri.

Questa galleria spesso presenta lastre di ghiaccio quindi va affrontata con estrema cautela.

Appena usciti dalla galleria si arriva all’edificio di una ex caserma. In questo caso è quasi d’obbligo fare una deviazione davanti all’edificio.

In quel punto si apre una prima, spettacolare terrazza che offre la vista su alcune splendide località: Sassolungo di Cibiana, Sasso di Bosconero e Spiz di Mezzodì.

Ripresa la strada si dovrà affrontare un’altra salita per arrivare alla Forcella Deona. Da questo punto la strada si fa meno ripida e alle spalle si potrà scorgere la cima del Monte Pelmo.

Si arriva poi ad un bivio. In questo caso la direzione da prendere è indifferente: a destra è più graduale, a sinistra più ripida e panoramica.

Entrambe si ricongiungono alla casetta che in inverno può offrire riparo da eventuali raffiche di vento.

Dopo circa mezzo chilometro ecco la terrazza su cui si affaccia il rifugio Dolomites, che un tempo fu anche un forte militare.

Si oltrepassa la terrazza in legno del rifugio per affrontare il sentiero che porta alla sommità del Monte Rite (2183 m).

Il punto è facilmente identificabile grazie a una terrazza composta di pannelli che indicano tutte le cime circostanti per una vista spettacolare a 360° sul paesaggio.

Il percorso, di media difficoltà, è lungo circa 7 chilometri per un tempo di percorrenza che va dalle 5 alle 6 ore (andata e ritorno).

 

3 – Escursione in Val Comelico sul Monte Zovo

Un giro in questa splendida valle rappresenta quasi una tappa obbligata.

La Val Comelico può essere la meta ideale per chi va in cerca di meraviglie naturali, sia di giorno che al chiaro di luna, da soli oppure in gruppo.

Qui si potrà quasi “galleggiare” sulla neve e divertirsi in compagnia  assaporando, magari, gustosi piatti locali e un caldo vin brulé.

Potrete camminare lungo gli innumerevoli itinerari che dai prati innevati del fondovalle ai boschi fino pascoli consentono di giungere fino alle forcelle, sui crinali e sulle cime, e ammirare paesaggi ineguagliabili.

Questa valle è infatti un diamante grezzo incastonato tra le maestose rocce delle Dolomiti, dove la natura domina incontaminata e dove non mancano splendidi borghi ricchi di storia.

Questo territorio, inoltre, gode di una posizione privilegiata.

Da qui si snodano diversi percorsi che portano ai comprensori più rinomati, dalle Tre Cime di Lavaredo a San Candido, dal Lago di Braies a Cortina d’Ampezzo.

Insomma, la Val Comelico è davvero un’occasione unica per immergersi nella natura, sentire i propri passi e perdersi nel tempo.

_ L’itinerario, da Costa al Monte Zovo

Sulla cima del Monte Zovo  il vero spettacolo è il panorama.

Non a caso il monte è definito, per la sua posizione centrale, l’ombelico del Comelico.

La straordinaria vista spazia dalle Crode dei Longerin alla Cresta Carnica, e dalle Dolomiti di Santo Stefano alle  Marmarole fino alle Crode di Padola.

Si parte dal piccolo paesino di Costa lasciando l’auto nei pressi della chiesa imboccando una ripida stradina che sale tra le abitazioni.

La via si chiama esattamente “via Monte Zovo”, difficilmente si può sbagliare.

Si sale brevemente lungo un pendio per poi inforcare le ciaspole. Sarà già visibile il Monte Zovo.

Del resto si tratta di un bellissimo panettone che si vede anche da molto lontano, per cui orientarsi nel modo corretto è semplicissimo.

In breve tempo si imbocca una strada forestale dalla pendenza costante completamente battuta.

Dove la carta indica quota 1573 m, in corrispondenza di un edificio sulla sinistra, due saranno le possibilità: addentrarsi a sinistra nel bosco, seguendo quello che viene indicato come “sentiero del boscaiolo”, oppure proseguire dritti lungo la strada forestale.

Se si sceglie la seconda alternativa, una volta usciti dal bosco si potrà intravedere il magnifico rifugio De Doo e la cima dello Zovo alle sue spalle.

Dopo aver superato il rifugio mancano solo un centinaio di metri di dislivello da compiere per raggiungere la cima del monte.

Tuttavia, il sentiero non è molto battuto. Se fino a qui, salendo per la forestale, si sarebbe potuto anche fare a meno delle ciaspole, per arrivare in cima potrebbero essere quindi indispensabili.

Anche qui il sentiero non sarà segnalato, perciò le scelte saranno ancora una volta due: salire in linea retta verso la cima, sovrapponendosi alle tracce di ciaspolatori e skialper, oppure seguire quello che sarebbe il sentiero 165a che aggira il monte sulla destra prima di arrivare in cima.

Proprio lì si troverà anche un piccolo bivacco nel quale sostò Papa Giovanni Paolo II (una stampa fotografica sbiadita e un  mazzo di stelle alpine ricordano il passaggio del pontefice).

 

4 – Auronzo di Cadore, con le ciaspole verso le Tre Cime di Lavaredo

Giungere in questo luogo significa trovarsi in un comprensorio unico, baciato dal sole, dove gli itinerari escursionistici invernali non mancano, specie quelli da percorrere con le ciaspole.

Se si vuole vivere un’avventura bianca indimenticabile, allora Auronzo di Cadore è il posto giusto.

Le Dolomiti Bellunesi assieme alla valle di Auronzo e Misurina costituiscono un vero paradiso naturale dove svolgere ogni tipo di attività sportiva montana.

Naturalmente passeggiate ed escursioni, ma anche arrampicate e ciaspolate.

Diversi sono i modi di camminare e assaporare la montagna.

 

Ognuno può scegliere quello che più gli appartiene, a seconda del proprio allenamento, ma anche della giornata.

L’area del Consorzio Turistico Tre Cime mette a disposizione oltre 200 chilometri di sentieri segnati, tra passeggiate rilassanti e trail impegnativi, sentieri attrezzati e vie ferrate, strade forestali e traversate di alta quota.

Il paesaggio sempre mutevole permette di attraversare lungo il cammino vallate e boschi, radure e ghiaioni, rocce e pareti a strapiombo.

Sopra ogni cosa, però, Auronzo regala colpi d’occhio spettacolari grazie alle imponenti vette dolomitiche, patrimonio dell’Unesco. Una di queste è costituita proprio dalle splendide e notissime Tre Cime di Lavaredo.

 

_ L’itinerario, verso il Rifugio Auronzo e le Tre Cime:

Le Tre Cime di Lavaredo non necessitano di presentazioni.

Simbolo per eccellenza delle Dolomiti, iconiche e svettanti con i loro quasi 3000 metri di altezza, sono certamente tra le formazioni rocciose più suggestive ed affascinanti della nostra Penisola.

Si parte dal Rifugio Lago d’Antorno.

Di lì seguire il percorso sarà piuttosto semplice perché si tratta di una carrareccia molto ampia e completamente battuta, tanto che le ciaspole possono anche non essere fondamentali almeno nella fase iniziale.

La strada forestale continua con andamento regolare passando a poca distanza dalla Malga Rinbianco.

Si procede verso destra superando uno sbarramento che impone di depositare gli slittini.

La camminata ha un’andatura morbidissima e piuttosto lunga tanto che non sarà assolutamente difficile percorrere i 500 metri di dislivello.

Mano a mano che ci si alza di qualche metro, la vista si apre sempre più, spaziando su cime sempre diverse che, grazie alla neve, ispirano quasi un senso di epicità.

Si arriva così al Rifugio Auronzo (2320 m) dopo meno di due ore di cammino.

Il rifugio si staglia subito al di sotto del lato occidentale delle pareti delle Tre Cime di Lavaredo.

Attorno a voi svetteranno alcune tra le cime più maestose delle Dolomiti.

I Cadini di Misurina in primo piano e poi il Lago di Misurina, le Ciadenele, il Cristallo di Misurina, la Val Popena, il Monte Piana e la Croda Rossa.

 

5 – Arabba, una passeggiata da Passo Pordoi a Ponte Vauz

Arabba (in dialetto ladino “Reba”) è un paesino situato nella Valle di Fodom in Alto Agordino, racchiusa tra l’imponente Gruppo del Sella e Cima Portavescovo, ai piedi del Passo Pordoi e del Passo Campolongo.

Si tratta di una località turistica molto rinomata durante la stagione invernale ed è inserita nello spettacolare circuito del Sellaronda.

Infatti, assieme alle contigue Val di Fassa, Val Gardena e Alta Badia, Arabba e la Valle di Fodom sono parte dello skitour più celebre del Dolomiti Superski, ovvero il Sellaronda o Giro dei Quattro Passi.

Si tratta di uno dei più famosi ed apprezzati ski tour delle Alpi, una splendida sciata attorno all’imponente e magnifico Massiccio del Sella.

Tuttavia, non sempre sono necessari gli sci per poter ammirare la bellezza della natura circostante. Inforcare le ciaspole, in questo caso, può essere sempre una valida alternativa.

_ L’itinerario, da Passo Pordoi a Ponte Vauz:

Punto di partenza è il Passo Pordoi, raggiungibile dal versante Agordino passando per Arabba.

Lì si potrà parcheggiare l’auto in prossimità dell’arrivo della seggiovia.

Questo è un itinerario estremamente semplice, che si svolge quasi interamente in discesa, ma che offre una bellissima vista e permette di divertirsi scendendo lungo i pendii che portano a Vauz.

Si segue la strada che sale all’Ossario del Pordoi, quasi sempre battuta e quindi percorribile anche senza le racchette da neve.

In breve si raggiungerà il monumento, luogo ideale per una sosta e per ammirare lo splendido panorama sulla valle.

Dall’Ossario del Pordoi si scende poi verso nord-est portandosi nella valle attraversata dal Ru de Vauz.

Il consiglio è quello di spostarsi subito sul lato sinistro della valle, scendendo lungo gli ampi pendii che portano ai tabià di Vauz.

Poco più in basso si potrà attraversare il torrente sfruttando un piccolo ponte e in breve si raggiungerà, nei pressi della seggiovia di Pônt de Vauz, la strada che da Arabba sale al Passo Pordoi.

Si prende la seggiovia e si ritorna al punto di partenza.

Si può scendere anche scegliendo linee più dirette in funzione delle condizioni della neve.

 

6 – Agordino-Val Biois, in cammino lungo l’anello di Sappada

l’Agordino è una vera e propria Oasi di pace e tranquillità dominata dalle maestose vette delle Dolomiti e situata nella provincia di Belluno.

Questa località si configura come una meta adatta a quel target di turista alla ricerca di assoluta pace e relax e di un superbo scenario naturale per ritrovare benessere e serenità o per praticare al meglio gli sport di montagna.

Lontano dal turismo caotico e rumoroso, l’Agordino è una vera perla dolomitica da conoscere ed amare.

I percorsi da intraprendere con le ciaspole non mancano assolutamente.

_ L’itinerario, l’anello di Sappada:

Questo percorso ad anello del fondo valle si sviluppa prevalentemente all’interno di un bosco di abete rosso e larice con partenza e arrivo all’abitato di Sappada.

Si tratta di un itinerario che consente di raggiungere l’antico maso di Jore (storico insediamento autosufficiente in parte ristrutturato risalente alla fine del 1700).

Il percorso è facile e particolarmente indicato in caso di nevicate recenti anche se la segnaletica è praticamente inesistente.

L’itinerario comincia al limite orientale dell’abitato di Sappada dove si imbocca il sentiero per i Casoni de le Val.

Dopo un tratto iniziale in salita, si entra subito nel bosco e, in leggera discesa, dopo aver oltrepassato alcuni ruderi di fienili un tempo adibiti alla fienagione e ormai diroccati, si raggiunge il Pian de la Stua.

Si svolta poi a sinistra e si imbocca quindi la strada forestale che, dopo un breve tratto in salita, conduce all’ampia radura di Jore.

Da Jore si prosegue quindi di nuovo in direzione Sappada che si raggiunge dopo aver valicato una leggera sella (Forzèla) e percorso un tratto finale in forte discesa.

 

7 – Altopiano di Asiago, in viaggio dalla Val Formica a Cima Mandriolo

Nell’ampio panorama delle montagne venete l'”Altopiano dei Sette Comuni”, conosciuto anche come Altopiano di Asiago, certamente  rappresenta una delle località più eleganti e adatte per il turismo invernale.

Grazie alla sua natura incontaminata, alla quiete che la caratterizza e alla calda ospitalità dei suoi abitanti, questo Altopiano, in inverno, offre la possibilità di una vacanza all’insegna del divertimento, dello sport e del relax.

Il territorio, oltre alle bellezze naturalistiche e all’aria incontaminata, offre anche luoghi di notevole interesse storico relativi alla Grande Guerra.

Si pensi al Sacrario Militare, ai cimiteri di guerra, alle trincee e ai bunker visitabili percorrendo sentieri sui quali ci si può avventurare a piedi, in mountain bike o proprio con le ciaspole.

L’aria tersa e la scarsa presenza di luce urbana fanno di Asiago un luogo ideale per osservare le stelle, tanto che nel 1942 vi fu fondato l’Osservatorio astrofisico, con il telescopio Galileo, all’epoca il più grande d’Europa.

 

_ L’itinerario, dalla Val Formica a Cima Mandriolo:

Questo itinerario è decisamente panoramico.

Il punto di partenza è il rifugio Val Formica, in prossimità di un grande parcheggio gratuito.

Anche se non c’è la segnaletica invernale, questo è uno dei percorsi più frequentati, di conseguenza trovare la traccia da seguire non dovrebbe essere un grosso problema.

Dal parcheggio si sale verso la Malga Porta Manazzo per poi raggiungere il sentiero principale.

Si svolta quindi a sinistra verso la malga e Porta Manazzo (lì è possibile fare una deviazione sulla destra per raggiungere il punto panoramico di Porta Manazzo in soli 10 minuti).

Dopo la malga, è necessario girare a destra inoltrandosi in un fitto bosco fino a raggiungere un pianoro dal quale, in lontananza, si potrà scorgere  Cima Mandriolo.

Ancora un ultimo strappo in salita e si raggiunge la cima che regala un panorama sublime verso la Valsugana, Lagorai e Levico Terme.

Il tempo di percorrenza dell’itinerario è abbastanza breve: all’incirca tre ore di cammino comprese di andata e ritorno, per un totale di 7 chilometri.

 

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