Il Rocciamelone: al cospetto del Re delle Alpi

25 marzo 2020 - 12:57

Alle spalle di Torino: il Re sopra la pianura

L’arco alpino piemontese appare dalla pianura come una grande muraglia che, senza soluzione di continuità, abbraccia la pianura da sud a nord. Una imponente catena montuosa che spesso crea sfondi candidi e brillanti ai dolci paesaggi collinari delle Langhe e del Monferrato, annoverando monti dalla severa bellezza che nulla hanno da invidiare a cime ben più conosciute.

Salire sulle montagne per il puro piacere di farlo. E non per confrontarsi con la roccia, il ghiaccio, il vuoto. Senza tabelle di marcia, senza azioni portate al limite delle proprie possibilità, ma dove è il senso del rispetto e non della sfida a guidare i propri passi.

Salire sulle montagne significa soprattutto ritrovarsi, grazie ad un mondo capace di arricchire l’animo, accrescere la fantasia, dettato solo dalla solennità e bellezza delle sue vette. La quota, il pericolo, la sfida non ci appartengono; il gioco delle ombre e delle luci, la nuova alba dal rifugio, l’orizzonte infinito del cielo, il richiamo della marmotta: si, queste sono le sensazioni vere, durature. Perché è la montagna che scalda il cuore della gente, non l’uomo che riesce a conquistarne la cima.

Sua maestà il Re

Proprio alle spalle di Torino il solco vallivo che sale al Monginevro ed al Moncenisio, valichi frequentati fin dai tempi più antichi, è delimitato sul lato idrografico sinistro dall’aguzza forma del Rocciamelone, a lungo considerato addirittura la cima più alta delle Alpi.

Il mito nacque probabilmente dal fatto che vari tentativi di salirne la vetta furono vanificati da furenti tempeste che alimentarono, nel corso del tempo, la credenza che la cima del monte fosse sicuro rifugio di un orribile diavolo, pronto in qualunque momento a ricacciare a valle chiunque tentasse di violarne la dimora.

Una siffatta superstizione popolare non è certo una novità per il mondo delle Alpi e delle vette in generale, molte delle quali rimaste per secoli inaccesse, vuoi perché temute a causa di oggettivi pericoli, vuoi perché assolutamente prive di interesse per le povere economie montane.

A differenza di altri casi, il Rocciamelone è rimasto tuttavia avvolto in un alone mistico fino ai nostri giorni, grazie ad una serie di eventi che hanno di tanto in tanto rinforzato la religiosità che avvolge le sue aspre forme.

Rimasto a lungo inviolato, il punto culminante del Rocciamelone venne raggiunto da Bonifacio Rotario d’Asti, nel 1358, che vi portò un Trittico bronzeo a soggetto religioso (oggi conservato nel Museo diocesano di Susa) oltre a costruirvi un ricovero, embrione della Ca’ d’Asti, più volte rimaneggiato ed ampliato.

La valenza religiosa della montagna dura ancora nei giorni nostri, tanto che il 5 agosto di ogni anno numerosi pellegrini salgono fino ai 3538 metri della Madonna del Rocciamelone, statua in bronzo creata nel 1899 dallo scultoreG.A. Stuardi grazie al contributo economico di ben centotrentamila bambini e delle loro famiglie, contributo che è ulteriore testimonianza del sentito valore simbolico della cima.

L’età non è ostacolo all’ascensione del Rocciamelone; nonostante la quota considerevole, ricordo perfettamente l’incontro con una coppia di anziani coniugi che, tenendosi uniti attraverso un rudimentale bastone, salivano gli ultimi tornanti prima della cima, attingendo alle ultime energie ma sospinti da un’inesauribile forza interiore: la fede.

L’itinerario verso la vetta

L’itinerario si sviluppa sul versante valsusino del Rocciamelone, percorrendo il classico tragitto che sale da La Riposa (ruderi di un ex-forte militare) fino alla Ca’ d’Asti; quest’ultima rappresenta ormai da oltre vent’anni un comodo rifugio, valido punto d’appoggio specialmente per chi preferisce raggiungere la vetta in due giorni.

Si tenga comunque presente che la salita del Rocciamelone resta un’ascensione abbastanza impegnativa, sia per la quota raggiunta che per il dislivello da superare: inoltre se l’escursione non viene effettuata in piena estate ed in assenza di neve, il tratto finale può presentare qualche difficoltà sia nell’attraversamento del versante est, subito dopo La Crocetta, sia per il superamento di un punto un po’ esposto collocato appena sotto la vetta, punto dove alcune corde fisse facilitano comunque il passaggio.

 

Scopriamo l’itinerario

Dai ruderi de La Riposa (ex-forte, 2205 m), raggiungibili in auto su sterrato, si imbocca il sentiero che risale verso nord-ovest un ripido costone erboso e quindi piega verso nord, attraversando in orizzontale un canalone: giunti nel punto più basso del canale, il sentiero volge verso ovest e riguadagna il crestone erboso. Risalendolo in direzione nord-ovest, si arriva ad una bastionata rocciosa, che viene aggirata sulla destra (tornanti), raggiungendo la Ca’ d’Asti (2854 m). Alle spalle del rifugio ha inizio un sentiero che, salendo lungo un pendio detritico, raggiunge La Crocetta (3306 m).

Da La Crocetta, il tracciato abbandona il versante Sud e si sposta sul versante Est, attraversandolo in diagonale; il tratto in costa non presenta difficoltà se effettuato in piena estate; quando invece è innevato, appare come un unico scivolo che precipita verso valle: in queste condizioni il suo attraversamento richiede molta cautela.

 

Si raggiunge infine un ultimo risalto appena sotto la vetta, che viene superato con alcuni tornanti; in quest’ultimo tratto, se il terreno è scivoloso, occorre procedere con prudenza: alcune corde fisse consentono di avanzare in sicurezza fino in cima.

Accanto alla Madonnina si trova il piccolo rifugio Santa Maria, che racchiude tra le sue mura un piccolo locale sempre pronto ad accogliere gli escursionisti ed una chiesetta. Accanto alla costruzione, iniziata nel 1923 e restaurata nel 1976, è presente anche una statua dedicata a Vittorio Emanuele II, che commemora la salita del sovrano ad una delle vette più celebri del Piemonte, salita avvenuta nel 1844.

Consigli utili:

  • A chi volesse passare qualche giorno di relax scoprendo colline e montagne di questi territori, consigliamo di visitare la pagina di trekking.it dedicata agli itinerari e ai percorsi outdoor del Piemonte. Si tratta di una pagina che presenta le diverse valli di cui è ricca questa regione, partendo dalle Alpi intorno a Torino fino ad arrivare ai confini con la Liguria.
  • Le montagne e le colline che circondano Torino, e la stessa città con i suoi percorsi nel verde,  formano un territorio ricco di mille sfaccettature, che merita qualche giorno di permanenza e di “esplorazione”. Per trovare la migliore sistemazione a prezzi interessanti consigliamo  Hundredrooms.it, un sito che compara case vacanze ed alloggi in tutto il mondo, dove soggiornare per vivere la città e i territori nel modo più vero ed autentico.

 

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