Sulle colline di Sala Baganza, tra boschi, ville ducali e calanchi.

18 marzo 2020 - 9:53

I’itinerario inizia dalla piazza di Sala Baganza antistante la Rocca dei Sanvitale; si prosegue per via Vittorio Emanuele, in fondo alla quale si volta a sinistra per la strada che conduce alle Cascine.
Con un tratto di strada mista, asfaltata e bianca, raggiungiamo prima la località le Cascine e poi l’ingresso della Villa Ducale del Ferlaro, sulla strada delle Valli per Collecchio. La villa è privata e per entrare occorre un particolare permesso, essendo attualmente la proprietà in regime fallimentare.
La Villa del Ferlaro, venne realizzata per volere della Duchessa Maria Luigia nel 1827, su progetto dell’architetto di corte Paolo Gazola, come ampliamento del preesistente casino Fedolfi.
Il percorso si snoda all’interno del giardino monumentale della Villa, ricco di alberi secolari e maestosi. Si percorre un tratto del suggestivo Viale dei Cedri che nell’Ottocento, collegava la Villa Casino dei Boschi, residenza estiva di Maria Luigia d’Austria, con la villa del Ferlaro, dove avevano dimora i figli.
Prendiamo a destra una carraia che ci porta verso il “Bosco della Capannella”, situato in destra orografica del Rio delle Basse, uno dei tanti torrentelli che attraversano il territorio del Parco. Dopo aver costeggiato il Lago dei Pini, coperto alla vista da un filare di pini, il percorso si snoda in un altopiano dove al bosco, in cui predomina il cerro, si alternano ampie radure.
Qui, nei mesi primaverili, compaiono, per brevi periodi, diverse specie di fiori fra cui scilla, dente di cane e numerose specie di orchidee. Visitato il “Bosco della Capannella” prendiamo verso sud/sud-est la carraia che ci porta fino alla strada comunale del Conventino. La attraversiamo e di fronte (attraverso un cancello) pren-diamo la carraia che in breve ci porta, tra alberi di querce e latifoglie, al lago della Svizzera. Questo è un lago artificiale, come tutti gli altri 5 esistenti nel parco, costruito circa un secolo fa con funzione di riserva idrica per soddisfare le esigenze agricole di irrigazione delle terre coltivate e l’abbeveraggio degli animali, oltre che a scopo ornamentale; i laghi, col tempo, poi, hanno creato un particolare aspetto paesaggistico. e nei pressi delle sue sponde si è formato uno straordinario ambiente alpino: abeti rossi, abeti bianchi e cipressi calvi (Taxodium distchum), caratteristici per il loro tronco, che solitamente vive immerso nell’acqua, largo alla base e più stretto verso la cima, viene anche chiamato “albero bottiglia”. Queste piante, ben distinguibili dal resto della vegetazione per il verde tenero e brillante del fogliame e per le radici piramidali che emergono dal terreno, hanno potuto svilupparsi in questa piccola valle grazie al microclima particolarmente umido e fresco. Il cipresso calvo è stato qui introdotto all’inizio del ‘900 dalle zone paludose del sud degli Stati Uniti.
Camminiamo in una foresta stupenda, davvero insolita, che ci potrebbe far pensare di essere in chissà quale angolo sperduto del mondo, mentre invece ci troviamo a soli 150 metri d’altezza e a soli 15 chilometri dalla città.
Risaliamo dolcemente al lago della Grotta, attorniato da boschi molto belli e interessanti. Dal lago continuiamo a risalire la costa, fino a portarci sul pianoro dove sorge il “Casino dei Boschi”, antica dimora di caccia dei Duchi di Parma.
Il primo nucleo del Casino dei Boschi fu edificato da Maria Amalia, moglie di Ferdinando di Borbone, nella seconda metà del ‘700. Con l’avvento di Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone e duchessa di Parma, la villa fu ristrutturata e ampliata tra il 1819 e il 1826; oggi si presenta con il corpo centrale con cortile, un lungo porticato con colonne al cui centro si trova l’edificio al cui interno si trovava il teatro.
Il Casino dei Boschi è circondato da un giardino all’in-glese, integrato perfettamente con il paesaggio circo-stante; il succedersi di prati e boschi, la presenza di faggi, platani, pini, frassini e cedri che ornano l’imponente viale d’accesso e diverse altre varietà vegetali ne fanno un giardino molto interessante.
Percorrendo un grande viale di cedri lasciamo il Casino dei Boschi e ci immettiamo sulla strada comunale, in direzione Talignano, che percorriamo per circa 600 metri fino ad imboccare poi sulla sinistra uno stradello sterrato chiuso da una sbarra di legno.
Questo ampio sentiero ci porta verso il Centro Parco, attraversando la “Faggeta di Maria Amalia”, impiantata nel 1828 per volere della duchessa Maria Luigia, con 1500 giovani faggi prelevati dalla zona appenninica parmense. Lungo l’itinerario si incontrano i resti del “Bagno di Maria Amalia”, storico bagno con annessa grotta, utilizzato dalla duchessa Maria Amalia di Borbone come luogo di ristoro durante le passeggiate a cavallo, recentemente sottoposto a restauro conservativo da parte del Parco.
Uscendo dalla Faggeta in breve si raggiunge il Centro Parco, antica costruzione contadina attualmente adibita a sede del Parco e a centro di informazione ed accoglienza per i turisti, ottimo punto di sosta. Lasciato alle spalle il Centro Parco, si rientra nel bosco, verso sud, con un sentiero, che costeggia in riva destra, il “Rio di Buca Pelosa”, dove è facile incontrare le tracce delle diverse specie di animali che vivono nel Parco. Si cammina su un bel sentiero ripristinato dal Parco, che sale a gradini e tornanti, in mezzo ad un bellissimo bosco d’alto fusto di quercia, castagno, ciliegio e faggio, fino a giungere su un pianoro da cui si prosegue in leggera salita fino alla località il Crocile. Si attraversa una strada asfaltata residenziale e si prende una carraia che ci porta al podere “La Capanna”, da dove, verso nord, si gode di un bellissimo panorama sulla pianura Padana.
Da qui si prende verso sud una carraia che scende nella vegetazione rapidamente verso i campi sottostanti per poi risalire fino al podere Chizzola da dove si gode di un ampio panorama sui calanchi, testimonianze geologiche del periodo in cui tutta la zona era ancora sommersa dalle acque marine.
Dal cortile della casa si prende la carraia in terra che risale verso sinistra l’ampia valle, avvicinandoci così alle alte pareti dei calanchi di Maiatico. Costeggiando sempre il bordo del crinale la carraia si va ad immettere in una strada bianca, che prendiamo a sinistra in direzione di Maiatico. Dopo 400 metri sulla destra ci si può affacciare sui calanchi per osservare la grande erosione del terreno. Poco dopo troviamo l’asfalto; risaliamo per circa 300 metri fino alla chiesa che sorge sulla sommità della collina.
Maiatico ha origini assai antiche ed è citato per la prima volta in un documento del 995. Nel Medio Evo, al tempo dei pellegrinaggi a Roma (XII-XIII) dove oggi vi è la chiesa, sorgeva un oratorio con annesso un ospedale per i pellegrini che percorrevano la strada pedemontana Langhirano/Fornovo per raggiungere la strada Romea Francigena di Monte Bardone che portava a Roma.
Su queste colline si produce la Malvasia bianca detta appunto di “Maiatico” (molto famosa ed apprezzata oggi è principalmente la qualità secca), dall’aroma caratteristico, che con cura e tradizione viene vinificata in cantine di piccole dimensioni.Questo vino è stato molto apprezzato da Garibaldi, che trapiantò i vitigni nella sua isola di Caprera. Lasciata la chiesa, si prosegue in discesa per circa 400 metri e si prende una strada a destra in discesa che attraversa un nuovo insediamento residenziale. Si cammina su strada asfaltata per un breve tratto fino a raggiungere un’altra strada ghiaiata, la strada delle Valline, e la si percorre fino a ritrovare ancora una volta l’asfalto; si prende a sinistra e in poche centinaia di metri si ritorna a Sala Baganza, dove sulla bella piazza selciata termina il nostro itinerario.

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