Val Camonica: sulle orme dei Camuni

20 maggio 2018 - 14:31

Un riconoscimento ad una porzione delle Alpi che non premia il fascino di panorami mozzafiato e le architetture naturali, come accade nel caso delle Dolomiti, ma un diverso tipo di risorsa, meno evidente e calato tra i boschi e le rocce della Valle Camonica.

Le incisioni rupestri dell’area di Capo di Ponte sono senza dubbio una delle più eclatanti testimonianze dell’insediamento umano nell’ambiente dell’arco alpino e una delle più estese e preziose ricchezze archeologiche del nostro Paese.

Decorazioni e testimonianze lasciate dal popolo degli Antichi Camuni, uno dei maggiori produttori mondiali di questa forma d’arte preistorica, sotto forma di rocce levigate dai ghiacciai a cui l’uomo ha sovrapposto la propria opera, descrivendo, tracciando, raccontando la vita, la morte, la caccia, i riti del villaggio.

Visita lungo percorso circolare e pianeggiante, in quattro settori differenti, secondo segnaletica del parco, numeri di catalogazione delle incisioni.

Dalla casa del parco si incontra la roccia 50, una delle più antiche, con oltre 8000 anni di storia, che rappresenta gli oranti in preghiera.

Ci si addentra nel bosco e si incontrano la roccia 45, che rappresenta le alabarde, simbolo diffusissimo in tutta l’area. Impressionante l’ultima roccia del percorso rosso, la numero 1. 60 metri di ampiezza e mille figure rappresentate. Inizio del percorso blu dopo l’edificio dell’Antiquarium.

La roccia 23 mostra un carro a tre ruote, la 35, al limitare della radura, reca un sacerdote in corsa e capanne incise. Si devia lungo una scalinata in terra battuta e si imbocca il percorso rosso.

Importante la roccia 57, che propone scene di caccia.

Il sentiero torna verso la roccia 50, dove si incrocia il percorso verde, che ci accompagna verso l’uscita soprattutto con le rocce 70 e 73, raffiguranti il dio Kernunos, dalle corna di Cervo. Queste le rocce più importanti di un sentiero turistico ed interessantissimo.

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