Valle d’Orcia: Montalcino, un brindisi al paesaggio doc

20 maggio 2017 - 19:50

Dalla stazione di Torrenieri, servita dal Treno Natura, si percorre la via Cassia (direzione Siena) fin presso la località Poggio…

Da località Poggio una sterrata conduce dapprima alla Comunità d’Incontro e poi a Val di Cava (si incontrano, lungo il percorso di crinale, il Poggio Gambocci, il Podere Viti e il Podere Collodi). All’incrocio con la Provinciale 45 si segue la strada asfaltata che conduce a Colombaio, ma prima di giungervi, ad un bivio, si distanzia a sinistra una carrareccia che, superato un fosso, sale verso Montalcino, la città del Brunello. Il primo vino italiano doc garantito, ottenuto dall’uva Sangiovese, è nato alla fine dell’800.

Sottoposto ad un lungo affinamento in legno (minimo 2 anni), il Brunello di Montalcino viene immesso sul mercato dopo 5 (tipo “annata”) oppure 6 anni (tipo “riserva”) dall’autunno della vendemmia.

Per merito del più celebre vino italiano, i monumenti storici dell’ultimo baluardo repubblicano – la possente Rocca Senese, il Palazzo dei Priori, la vicina Loggia, le Chiese di Sant’Egidio e Sant’Agostino, i Musei Riuniti – passano quasi inosservati al turista frettoloso. Eppure sono tanti i tesori custoditi dentro e fuori Montalcino; come non menzionare la splendida Abbazia di Sant’Antimo? Fondata, si dice, da Carlo Magno nel 781, ha mantenuto un’atmosfera mistica che, insieme alla facciata, al campanile, alla navata e alla cripta, la rendono una dei maggiori tempi benedettini dell’Italia Centrale. Montalcino é circondato da un colle coperto da uliveti e vigneti ma ricordare solo l’olio e, soprattutto, il vino, si farebbe torto ad almeno altri due prodotti locali meritevoli di essere conosciuti ed assaggiati: il miele e i biscotti locali detti “ossi di morto”.

 

 

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