Ghiacciai e montagne minacciati dalla crisi climatica: le vette si scaldano più in fretta

Un recente studio pubblicato su Nature Communications, coordinato da ricercatori italiani e internazionali, rivela che le aree montuose vicine ai ghiacciai stanno subendo un riscaldamento molto più rapido rispetto ad altre zone. La ricerca potrebbe avere implicazioni significative per gli ecosistemi di alta montagna

11 settembre 2023 - 11:02

Un team internazionale di scienziati, guidato da esperti dell’Università degli Studi di Milano e dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Cnr-Igg), ha condotto uno studio approfondito per esaminare gli effetti del riscaldamento globale sulle aree montane.

Questo studio, pubblicato su Nature Communications, è stato realizzato in collaborazione con il MUSE-Museo delle Scienze di Trento e la University of Texas – Austin.

Utilizzando una rete di centinaia di sensori, i ricercatori hanno misurato la temperatura del suolo in prossimità dei ghiacciai in diverse aree del mondo, dalle Alpi europee alle Ande del Perù, fino alle remote isole Svalbard vicino al Polo Nord.

Questa mappatura dettagliata ha permesso di produrre la carta più precisa mai realizzata delle temperature nelle aree di alta montagna, rilevando anche differenze significative tra zone distanti solo poche decine di metri.

 

Scoperte preoccupanti

L’analisi dei dati raccolti negli ultimi due decenni ha portato a conclusioni inquietanti.

Alcune aree montuose stanno subendo un riscaldamento molto più rapido di quanto previsto dai modelli climatici globali.

Le aree più colpite sono quelle tropicali e sub-tropicali, oltre alle zone in prossimità dei ghiacciai.

Il ritiro dei ghiacciai e la riduzione del manto nevoso stanno amplificando il tasso di riscaldamento.

Questo è particolarmente preoccupante perché la presenza di neve e ghiaccio solitamente funge da “cuscinetto” contro l’aumento delle temperature.

La loro scomparsa sta pertanto accelerando i cambiamenti in questi ecosistemi delicati, con potenziali ripercussioni su flora, fauna e risorse idriche.

I numeri raccolti dallo studio sono chiari e preoccupanti.

L’incremento delle temperature del suolo nel periodo 2016-2020 rispetto al 2001-2005 è stato notevole, soprattutto nella zona intertropicale, con un aumento di +0.75 °C, e nell’emisfero australe, con un aumento di +1.02 °C.

Ancora più sorprendente è il confronto tra le aree vicine ai ghiacciai e quelle situate a 3 km di distanza.

Ad esempio, nell’emisfero settentrionale, il riscaldamento è stato di +0.63 °C vicino ai ghiacciai contro +0.34 °C a 3 km di distanza.

In altre parole, le aree prossime ai ghiacciai si sono scaldate circa il doppio di quelle situate a soli 3 km di distanza.

 

Impatto sulle stagioni invernali

Oltre al riscaldamento, lo studio ha anche rilevato una diminuzione significativa della durata della stagione con neve al suolo.

In prossimità dei ghiacciai, la riduzione è stata di circa 23 giorni nell’emisfero meridionale e 20 nella zona intertropicale.

Nell’emisfero settentrionale, la riduzione è stata di 13 giorni.

A 3 km di distanza dai ghiacciai, invece, i decrementi sono stati molto più contenuti, oscillando tra -2 e -4 giorni.

Questi dati potrebbero avere un impatto diretto su attività come lo sci e gli sport invernali, oltre a influenzare la biodiversità e la disponibilità di risorse idriche.

 

Implicazioni future

Queste scoperte sono fondamentali per capire come gli ecosistemi di alta montagna si modificheranno nei prossimi decenni.

Le comunità che dipendono da queste aree per la loro sussistenza, dovrebbero essere particolarmente attenti a questi cambiamenti.

Non solo potrebbero influenzare la bellezza e la biodiversità di queste aree, ma anche la loro accessibilità e sicurezza.

Questi dati saranno utilissimi per predire come gli ecosistemi di alta montagna si modificheranno nei prossimi decenni, fornendo informazioni preziose per la pianificazione di strategie di adattamento e mitigazione.

 

I riferimenti dello studio

Chi: Università degli Studi di Milano, Istituto di geoscienze e georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-Igg),  Museo delle Scienze di Trento (MUSE), University of Texas – Austin.

Che cosa: Articolo “Heterogeneous changes of soil microclimate in high mountains and glacier forelands”, Silvio Marta, Anaïs Zimmer, Marco Caccianiga, Mauro Gobbi, Roberto Ambrosini, Roberto Sergio Azzoni, Fabrizio Gili, Francesca Pittino, Wilfried Thuiller, Antonello Provenzale & Gentile Francesco Ficetola, Nature Communications volume 14, Article number: 5306 (2023),

_ Lo studio pubblicato su Nature

 

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