Intervista al sottosegretario Costa: affrontare la pandemia da maratoneta

In questa intervista esclusiva al Sottosegretario di Stato alla Sanità Andrea Costa parliamo della sua passione per la maratona e delle misure del governo che ci attendono nelle prossime settimane e mesi.

26 maggio 2021 - 8:13

Fare il sottosegretario di Stato alla Salute in tempo di pandemia non dev’essere un mestiere facile.

Neppure per un maratoneta come Andrea Costa chegrazie alla passione per la corsa, sa bene cosa significhino sacrificio e resistenza.

50 anni, chiamato a Roma dopo le sue esperienze da consigliere regionale ligure, consigliere comunale a La Spezia e, ancora prima, da sindaco della piccola Beverino nella selvaggia Val di Vara, l’attuale sottosegretario non ha mai smesso di correre.

33 maratone in vent’anni lo hanno portato in giro per il mondo, da New York a Venezia, passando per Berlino, Firenze, Stoccolma, Sao Paulo, Parigi e naturalmente Roma.

Ed ora questa nuova e strana corsa, contro la pandemia.

Come ci si sente, da maratoneta, ad essere tra coloro che devono guidare quella che si è rivelata una vera e propria maratona, la lunga lotta al Covid?

Non c’è dubbio che un po’ di analogie ci sono, perché la maratona è un traguardo che si raggiunge metro dopo metro, chilometro dopo chilometro e, anche in questo caso, riusciremo a conquistare l’uscita da questa pandemia passo dopo passo, giorno dopo giorno, con il contributo di tutti. Ha ragione, è una riflessione che non avevo fatto, mi ci riconosco.

Allora, da runner di lungo corso, ci dia qualche consiglio: quali sono le virtù che dobbiamo coltivare per renderci tutti un po’ maratoneti in questa pandemia?

Guardi, tutte le volte che parto per una maratona, non penso mai al traguardo. Penso a fare un chilometro dopo l’altro e poi il traguardo arriva.

Anche in questo caso, l’obiettivo è uscire dalla pandemia. Dobbiamo farlo giorno dopo giorno, cercando di dare sempre il massimo.

Un’altra qualità del maratoneta è la resistenza e la capacità di sacrificarsi. Bisogna un po’ saper soffrire, per correre una maratona. E dobbiamo riconoscere che, con le restrizioni e le chiusure, abbiamo chiesto ai cittadini un grande sacrificio.

La differenza però è che, quando corri una maratona, lo sai che non andrà oltre i 42 chilometri.

Sì, qui il rischio è che si trasformi in un’ultramaratona, non c’è dubbio. Però viene in gioco un’altra qualità dello sportivo e del maratoneta in particolare: la fiducia. Il buon maratoneta deve avere fiducia nei propri mezzi, nella propria forza.

Questo vale anche per uscire dalla pandemia.

Certo, bisogna aver fiducia nelle misure adottate dall’autorità e bisogna avere fiducia nei vaccini. E poi c’è un’altra emozione che noi maratoneti conosciamo bene.

Quale?

Quella che proviamo quando tagliamo il traguardo. Quando porti a termine una maratona ti passa la stanchezza, non senti più la fatica.

Sono convinto che il giorno che usciremo da questa pandemia, proveremo tutti la stessa sensazione, quella di essere finalmente ripagati dei sacrifici e degli sforzi. Perché la difficoltà di una maratona non è solo correre la maratona, ma è prepararla. Sacrifici, mesi di allenamenti.

Ed in effetti, in questa pandemia, ci siamo improvvisati maratoneti senza sapere cosa fosse la preparazione per la maratona.

Assolutamente. Abbiamo imparato, strada facendo, ad accettare l’idea prima delle restrizioni e ora della lunga campagna vaccinale. Credo che, alla fine, quando taglieremo il traguardo, tutti i sacrifici passeranno in secondo piano, sarà più grande la soddisfazione di esserne usciti.

L’anno scorso, di questi tempi, molti si erano illusi che la lotta alla pandemia, anziché una maratona, fosse uno sprint, ma poi non è andata così. Questa volta andrà diversamente?

Sono convinto di sì. La grande novità rispetto all’anno scorso sono i vaccini, quindi il quadro è profondamente cambiato.

Il piano del governo è quello di una riapertura graduale, perché ci vuole sempre prudenza e responsabilità, ma la scelta della gradualità dipende proprio dal fatto che non vogliamo di nuovo trovarci a dove fare passi indietro.

Ora ci siamo assunti la responsabilità di indicare orizzonti temporali precisi, che era ciò che chiedevano i cittadini e le imprese.

Non si poteva più vivere nell’incertezza, c’era bisogno di indicare delle date. Pensi al coprifuoco, è vero che abbiamo iniziato col posticipo di un’ora, ma già oggi sappiamo quando finirà.

Le palestre riaprono, le piscine indoor solo il 1 luglio.

Ci sono stati pareri del CTS che ci hanno determinato in questa scelta. Detto questo, le nuove aperture tengono conto del quadro di oggi.

Se le condizioni miglioreranno, non escludo che ci possano essere riflessioni diverse. Tra l’altro, dal 1 giugno alcune regioni andranno in zona bianca, quindi la situazione è in miglioramento.

Oggi abbiamo queste date, ma non è detto che si possano anticipare le riaperture, se il quadro lo consentirà.

Per le palestre e centri sportivi resta il divieto dell’uso delle docce e spogliatoi?

Per il momento sì, restano in vigore i protocolli previsti per questo tipo di strutture.

Riaprono invece gli impianti di risalita in montagna.

Sì, speriamo di poter dare respiro a un settore che ha molto sofferto e che può darci una mano a far ripartire l’economia del nostro paese.

Come va la campagna vaccinale? Meglio o peggio di come ve la attendevate?

Ricordo che c’era chi sosteneva che non avremmo mai raggiunto le 500 mila dosi.

Oggi non solo abbiamo raggiunto quel livello, ma sono convinto che nel mese di giugno potremo arrivare anche a 700-800 mila dosi al giorno, perché arriveranno 25 milioni di dosi di vaccino, abbiamo rete logistica con 2500 punti vaccinali e inizieranno le vaccinazioni in azienda. Questo ci consentirà presto di tornare a una vita più normale.

A proposito di vita più normale, per quanto tempo dovremo tenere le mascherine all’aperto?

Credo che già ad agosto sarà possibile togliersi la mascherina all’aperto.

Il passaporto sanitario, quello europeo e quello italiano: a che punto siamo?

È uno strumento che deve dare risposta uniforme su tutto il territorio nazionale. Peraltro il green pass è stato pensato per consentire spostamenti tra regioni di tipo diverso, ma oggi già questa problematica non c’è neppure, non essendoci regione rosse.

Sarà però utile per monitorare gli eventi all’aperto e al chiuso. Ricordiamo che il green pass spetta a vaccinati, guariti e negativi al tampone.

Lei ha proposto che il tampone per accedere al pass sia gratuito 

Questa è una mia battaglia di principio. Si dà la possibilità a tutti i cittadini di usufruire di uno dei tre pass – vaccinazione, guarigione, tampone negativo.

Però se contrai il Covid vieni curato gratuitamente e se vieni vaccinato la somministrazione non la paghi.

Allora credo che per parità di trattamento anche i tamponi debbano essere gratuiti, magari in un numero limitato come in altri paesi europei, ma dobbiamo introdurre un elemento di equità. Altrimenti avremo cittadini che si possono spostare gratuitamente e altri che invece, per farlo, devono pagarsi il tampone.

E la seconda dose in vacanza?

Il commissario Figliuolo ci sta ragionando. Noi siamo favorevoli a qualunque iniziativa possa incrementare la campagna di vaccinazione.

Ci sono però aspetti logistici complessi su cui ragionare, è chiaro che tutto deve passare da un accordo tra le Regioni e occorre anche una compensazione, perché se 50 mila lombardi vanno in vacanza in Liguria, la Liguria deve avere quei vaccini a disposizione. Certo, non aiuta che le Regioni abbiano piattaforme diverse che non comunicano tra loro.

A quando la sua prossima maratona?

Devo dire che con questo impegno ho rallentato un pochino gli allenamenti, però mi piacerebbe correre quella di Roma in autunno. L’ho già corsa cinque volte e potrei correrla per la sesta volta, sarebbe la mia trentaquattresima maratona.

Speriamo allora per l’autunno di varcare due traguardi, lei quello della maratona di Roma e tutti insieme quello della pandemia.

Lo speriamo davvero e, da maratoneta, ho fiducia che sarà così.

 

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