La Grammatica del Camminare

18 marzo 2020 - 2:44

Camminare rappresenta uno stile di vita salutare e comporta numerosi benefici ambientali, eppure le statistiche rivelano che le persone camminano sempre meno.

Esistono animali che corrono e saltano, animali che strisciano o scavano. In questo insieme diverso di movimenti coordinati che permettono al corpo di spostarsi sul suolo, i nostri antenati già un milione e mezzo di anni fa camminavano in posizione eretta. Ma senza andare troppo in là nel tempo, agli arbori dell’umanità, limitiamoci alla nostra età biologica…

La prima conquista dell’uomo, ossia l’azione del camminare, si prospetta già in tenera età. Il movimento è l’esperienza primaria di conoscenza del mondo su cui si evolve il nostro corpo: fin da neonati cerchiamo con gli occhi gli oggetti, desideriamo toccarli per percepirne le dimensioni e le proporzioni.

Prima esploriamo il lettino in posizione supina, trascinando la pancia, aiutandoci con le braccine, un’azione complicata, da passarci delle mezzore. Poi cresciamo, ci avviciniamo al nostro primo compleanno e la curiosità ci porta ad esplorare uno spazio ben più ampio di una semplice culla: la nostra casa.

Muovendoci a carponi conquistiamo nuovi spazi, con l’andatura a quattro zampe tipica degli altri mammiferi. Poi barcollando e sostenuti dalla mano del genitore prende il sopravvento la posizione eretta e la voglia di bipedismo. A passi incerti ci spostiamo dal punto A al punto B, dal tavolo alla sedia, quasi sempre inciampando. Una vera impresa all’inizio. Finché imparata la gamma di movimenti principali ci accorgiamo che è più semplice e meno faticoso farsi trasportare tra le braccia di papà e mamma.

Poi con fierezza siamo noi ad accompagnare quel signore anziano, il nonno, che con gambe malsicure e instabili ci ricorda tanto noi, quando camminavamo lentamente e barcollando stringevamo forte la mano del papà.

Spinti dalla curiosità ci interessiamo a quello che ci circonda, prepariamo il nostro zainetto, lo riempiamo di una merendina, un cappellino, due giochi e via, alla scoperta di insetti, sassi luccicanti, fiori, pigne, funghi, ecc. Alla fine cresciamo e quasi dimentichiamo la consapevolezza psico-corporea acquisita con l’adolescenza. È l’involuzione, il patatrac!

Così per spostarci dal punto A al punto B, da casa all’ufficio, troviamo più spedito e riposante usare due o quattro ruote motorizzate. Fortunatamente, in tanti di noi torna a galla il desiderio di muoversi, magari durante il weekend, scopriamo così che è utile e bello camminare. Lasciamo a casa le ansie quotidiane e liberiamo la mente lungo un sentiero nel bosco, in montagna o in campagna, costeggiando le rive di un lago, attraverso le vie di borghi antichi. Senza correre. Lo diceva anche il grande Leonardo “…che ti move, o omo, ad abbandonare le proprie tue città, a lasciare li parenti e amici, ed andare in lochi campestri per monti e valli, se non la naturale bellezza del mondo?…”.

Camminare per sopravvivere

Camminare per tanti di noi è un esercizio outdoor piacevole, sano, il modo ideale per godere la natura; per altri invece è un’attività naturale indispensabile alla sopravvivenza.

In Africa anche i più giovani cambiano presto i punti di riferimento: non più dal tavolo alla sedia, ma dal villaggio alla sorgente più vicina, percorrendo decine di chilometri al giorno per potersi dissetare. Donne e bambini trasportano taniche gialle piene d’acqua da pozzi lontani alle case dove vivono migliaia di persone che non hanno accesso diretto a fonti d’acqua bonificata.Nell’Africa sub-sahariana l’acqua potabile è un privilegio di pochi e il 18% della popolazione deve camminare per ore prima di raggiungere la propria fonte di vita quotidiana.

Una realtà sconosciuta ai più, l’Occidente sembra interessarsi maggiormente alle nuove tecnologie del benessere anziché agli scenari futuri legati alle fonti primarie per la vita: nel 2020 la popolazione mondiale avrà a disposizione 30 miliardi di dispositivi per comunicare, circa 3 a persona, cifre inimmaginabili solo fino a 15 anni fa, ma non potremo cibarci e dissetarci di pc, tablet e smartphones giusto?

Fortunatamente non tutto il genere umano più progredito è indifferente alle popolazioni di regioni dove è addirittura difficile se non impossibile l’accesso ad un bene così fondamentale qual é l’acqua. L’architetto Arturo Vittori, immune alla piaga dell’indifferenza, nel corso di un viaggio in Etiopia ha assistito al pellegrinaggio quotidiano di donne e bambini dal villaggio ai pozzi con il solo obiettivo di procurarsi l’acqua potabile. Tutti i giorni, tutti i mesi, tutti gli anni, camminano per una esistenza intera non per diletto ma per sopravvivere. Ebbene, Arturo Vittori ha ideato “un albero della vita” che si basa su un principio elementare della fisica… Se volete soddisfare la vostra curiosità e apprendere meglio il funzionamento di questa struttura vi rimando all’approfondimento di Massimo Clementi: Warka Water: l’albero della vita che disseta il mondo!

Testo e Foto:
Enrico Bottino

 

 

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