In cammino sulle creste dei Sibillini

La cresta: luogo privilegiato della montagna, dove lo sguardo può spaziare su due versanti seguendo il sottile filo che unisce le cime. La via del trekking lungo il crinale appenninico dei Sibillini ci porta a visitare luoghi di grande bellezza in un territorio ricco di storia e tradizione.

18 luglio 2020 - 3:11

I monti Sibillini, la cui area è stata in tempi recenti compresa sotto la protezione dell’omonimo Parco Nazionale, costituiscono una porzione di Appennino a cavallo tra le Marche e l’Umbria.

Definita la spina dorsale dello stivale italiano, la catena appenninica – spesso considerata sorella minore rispetto alle Alpi, alle quali la natura ha regalato altezze più elevate – trova nei Sibillini cime di tutto rispetto che toccano quasi i 2.500 metri, come il monte Vettore.

Tra Natura e Storia

Non v’è dubbio che il Parco dei Monti Sibillini custodisca luoghi speciali, dove l’importanza degli ambienti naturali si unisce alle antiche origini dei suoi centri abitati, tra cui i borghi medievali di Norcia e Castelsantangelo sul Nera.

Il nome stesso del Pizzo Tre Vescovi ricorda l’incrociarsi dei confini di tre Diocesi, mentre i verdi pascoli del Pizzo della Regina, la seconda vetta per altezza della catena montuosa, erano appartenenti a un Priorato.

Da secoli sono presenti leggende che hanno il Diavolo (fosso dell’Inferno e Infernaccio) e la Sibilla come protagonisti, declinati in modi diversi a seconda dei periodi storici.

Lo stretto rapporto del territorio appenninico con l’uomo fin dai secoli lontani, è ben testimoniato da testi scritti che ci raccontano come questi rilievi, originariamente coperti da fitti boschi, abbiano risentito da sempre dello sfruttamento ad uso dell’allevamento e dell’agricoltura.

Oggi i tempi sono cambiati, non si cacciano più orsi e lupi, predatori del bestiame, e non si vedono più le greggi sterminate biancheggiare sui prati; ci resta però la saporita tradizione alimentare di questi luoghi, che si traduce nei famosi insaccati e formaggi, per non parlare delle lenticchie, il tipico legume della zona.

Sono proprio le lenticchie, nella loro veste fiorita, che inondano di un giallo luminoso la piana di Castelluccio all’inizio dell’estate.

Posta nel settore meridionale del Parco, adagiata tra Norcia e le pendici del monte Vettore, la piana si allunga fino alla forca di Presta regalando la propria superficie alle coltivazioni agricole suddivise per appezzamenti, ognuno di un colore diverso.

Nella stagione della fioritura il Pian Grande diviene così meta di pellegrinaggi fotografici alla ricerca di effetti cromatici e inquadrature originali, sempre più difficili da trovare.

Sorprendenti scenografie si verificano anche in autunno, quando il borgo di Castelluccio emerge lentamente dalla spessa coltre nebbiosa che ogni mattina ricopre il piano e che poi si dissolve con il passare delle ore.

Crinali infiniti e strane creature

Sono verdi e lunghissimi i crinali che collegano queste cime arrotondate e smussate dal tempo, paziente falegname che ne ha piallato le asperità. Solo talvolta, i Sibillini assumono le sembianze di montagne pietrose.

I sentieri che abbiamo percorso ci hanno condotto su molte di queste, spesso sopra i 2000 metri di quota, quasi sempre al di sopra dell’orizzonte della vegetazione arborea.

Le pendenze sono generalmente poco marcate e ci hanno fatto presto dimenticare gli impervi paesaggi alpini ai quali siamo abituati.

Sarebbe però riduttivo parlare solo di sentieri quando in realtà il parco è luogo di rifugio per diverse specie floristiche rare e preziose come la viola di Eugenia, la stella alpina e il papavero giallo, qui presenti nella loro veste appenninica.

Grazie a importanti progetti di reintroduzione, anche il cervo e il camoscio, estinti in epoca storica, hanno fatto ritorno nei luoghi d’origine e oggi, con un po’ di fortuna, li possiamo nuovamente vedere nel loro ambiente naturale.

Lassù, dove i due versanti si toccano, entrano in contatto anche le masse d’aria dei due mari, il Tirreno e l’Adriatico, senza nessuna barriera che le trattenga.

Questo porta, come sempre accade nei percorsi di crinale, a condizioni climatiche spesso caratterizzate da venti di notevole intensità, come viene descritto già in alcune cronache del Quattrocento.

Nella conca ghiaiosa sotto il monte Vettore e lo Scoglio del Lago si trova il lago di Pilato, uno specchio di origine glaciale che, a seconda della quantità d’acqua presente, si sdoppia per assumere le sembianze di un occhiale.

Un ospite d’eccezione abita le sue acque, incurante dei rigori della quota: si tratta del chirocefalo di Marchesoni, un piccolo crostaceo endemico di colore rossastro, visibile anche ad occhio nudo mentre nuota, pancia all’insù, presso le sponde.

L’itinerario:

> Alla scoperta dei colori della Sibilla

Notizie utili

Parco Nazionale dei Monti Sibillini
Piazza del Forno, 1 62039 Visso (MC)
Tel. (+39) 0737 972711
parco@sibillini.net

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