Il modo in cui camminiamo può influenzare il nostro umore

Le nostre funzioni celebrali, cognitive ed emotive, dipendono anche da come camminiamo. Uno studio ha accertato che la postura della nostra camminata può influenzare il nostro umore

2 ottobre 2022 - 12:28

Le nostre movenze durante una camminata sono certamente influenzate dal nostro stato d’animo e dalle nostre condizioni emotive.

Quando siamo positivi il nostro passo è spavaldo, le spalle sono alte, la schiena dritta con le braccia che accompagnano il movimento.

Alcuni ricercatori hanno provato a fare il contrario, per vedere se la camminata può influenzare il nostro umore, se questo legame è a doppio senso oppure no.

Gli studiosi della Queen’s University del Canada hanno provato a sperimentare questo metodo mettendo alla prova un gruppo di persone.

Sono stati utilizzati dei tapis roulant, dotati di un apparecchio che a loro insaputa misurava lo stile della camminata, sul quale si facevano marciare i partecipanti al test.

Ai pazienti si chiedeva di leggere, prima ancora di iniziare a camminare, una lista di parole riconducibili a stati emotivi positivi (gioia, felicità) e negativi (ansia, paura).

 

La memoria “depressa”

Dopo un certo periodo passato a camminare sul tapis roulant si chiedeva alle persone di scendere e scrivere su un foglio tutte le parole della lista che si ricordavano.

Incredibilmente, le persone che avevano tenuto una postura con spalle ricurve, braccia raccolte e vicine al corpo, avevano riportato soprattutto le parole che rappresentavano uno stato d’animo più negativo.

Viceversa coloro che venivano indotti a camminare con la schiena dritta, il passo deciso e cadenzato e con un’andatura più brillante ricordavano invece le parole più allegre.

Il dottor Nikolaus Troje, uno dei ricercatori, ha specificato che: “Il nostro si è rivelato anche un test su come l’umore condizioni la memoria”.

inoltre, ha aggiunto che: “Richiama il fatto ben noto che chi soffre di depressione ricorda soprattutto eventi sgradevoli del suo passato”

Lo scopo principale dell’esperimento era, però, dimostrare come il modo e lo stile della camminata potessero influenzare l’umore.

I risultati della ricerca hanno confermato come questo legame sia effettivamente esistente, in particolare come si possa intervenire sul nostro umore ponendo dei correttivi alla nostra postura durante la camminata.

Ovviamente la strada è ancora lunga, questo è il primo passo per andare nella direzione di una vera e propria terapia.

 

Dai piedi alla testa

Stefano Pallanti, docente di psichiatria all’Università di Firenze, commentando i risultati di questo studio:

“Mi pare che questo studio condotto in Canada si inserisca nella linea di evidenze che stanno valorizzando la tecnica down to bottom ovvero la sinergia tra cervello e periferia.”

Il docente dell’università toscana ha poi aggiunto:

“Cioè dal basso verso l’alto, verso la testa. Infatti varie attività motorie sembrano stimolare positivamente funzioni cerebrali, cognitive ed emozionali. Anche nella riabilitazione neurologiche e neuro cognitiva dopo un ictus si è visto che l’attività motoria, così a lungo sottovalutata, agisce anche sulla parte cognitiva. Al suo recupero, prima, si lavorava soltanto con test cognitivi, tipo parole incrociate ed esercizi simili”.

 

Un metodo di cura

Il professor Pallanti ha poi affermato:

“C’è uno studio recente che documenta l’aumento del volume del lobo limbico dopo 6 settimane di attività fisica di un certo tipo. E la zona limbica ha a che fare con l’apprendimento e le emozioni. In certi protocolli il movimento viene impiegato anche per il miglioramento cognitivo nella schizofrenia”.

“Infine, un lavoro recente su l’ictus cerebrale, ha mostrato che l’esercizio fisico non solo attiva la corteccia motoria, ma si “allarga” anche ad altre aree. – ha dichiarato poi Stefano Pallanti – Anche se il meccanismo non è ancora chiaro, sembra che agisca sulla plasticità del cervello, rimodellandone delle parti di continuo. Concludendo, in tanti settori della medicina si incoraggia la promozione di programmi motori specifici per obiettivi definiti.”

I risultati di questi studi, che oggi stanno diventando sempre più numerosi, stanno andando nella direzione di una nuova consapevolezza scientifica circa la possibilità di rendere uno stile di vita basato sul camminare una vera e propria terapia, senza effetti collaterali, che consenta di portare beneficio al larghe fasce della popolazione.

 

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