Camminare o pedalare per andare al lavoro non è solo una scelta ecologica o economica: è un investimento concreto sulla propria salute.
Uno studio condotto dall’Imperial College di Londra ha seguito circa 300.000 pendolari britannici per 25 anni, dimostrando che chi si sposta attivamente ha un rischio di morte precoce inferiore del 20% rispetto a chi usa esclusivamente l’automobile.
Un dato che oggi, nel contesto della transizione verso città più sostenibili, assume un valore ancora più significativo.
I ricercatori hanno monitorato i partecipanti dal 1991 al 2016, suddividendoli in tre categorie principali in base alle abitudini di spostamento:
L’obiettivo era verificare le differenze tra questi gruppi rispetto alla mortalità per tutte le cause, all’insorgenza di malattie cardiovascolari e alla comparsa di tumori.
I soggetti coinvolti avevano un’età compresa tra i 30 e i 59 anni ed erano eterogenei per sesso ed etnia.
Durante il periodo di osservazione, gli studiosi hanno tenuto traccia anche di chi aveva modificato le proprie abitudini, spostando nella categoria appropriata coloro che erano passati dall’auto a una mobilità più attiva.
I dati emersi hanno superato le previsioni degli stessi ricercatori.
Chi si muoveva prevalentemente a piedi o in bicicletta mostrava un tasso di mortalità per tutte le cause inferiore di almeno il 20% rispetto ai pendolari motorizzati.
Andare in ufficio in bici fa bene – Foto Getty Images
In particolare, la probabilità di sviluppare patologie cardiovascolari risultava inferiore del 24%, mentre il rischio di insorgenza di tumori era più basso del 22%.
Anche chi raggiungeva il posto di lavoro in treno mostrava vantaggi significativi: una probabilità di decesso precoce inferiore del 10% rispetto agli automobilisti, un rischio cardiovascolare ridotto del 20% e una minore incidenza di tumori del 12%.
I ricercatori hanno identificato nella regolarità dell’attività fisica quotidiana il principale elemento protettivo.
Non si tratta di prestazioni sportive intense, ma del semplice movimento integrato nella routine di ogni giorno.
Questo stile di vita produce benefici indipendentemente da altri fattori come l’alimentazione o lo svolgimento di attività fisiche più impegnative nel tempo libero.
Mettendo in relazione i risultati dello studio con i dati dei sistemi sanitari, emerge con chiarezza quanto la promozione della mobilità attiva dovrebbe rappresentare una priorità per le politiche pubbliche.
I sistemi sanitari europei spendono oltre 196 miliardi di euro all’anno per la cura delle patologie cardiovascolari.
In Italia, il costo per la sanità pubblica si aggira attorno ai 16 miliardi di euro di spese dirette, a cui si aggiungono circa 5 miliardi di costi indiretti legati alla perdita di produttività.
Per quanto riguarda le patologie oncologiche, il Servizio Sanitario Nazionale stima una spesa annua di circa 19 miliardi di euro.
Al di là dei numeri economici, resta il dato più doloroso: milioni di persone soffrono di queste patologie e migliaia perdono la vita ogni anno in Italia e in Europa.
Se governi, istituzioni e amministrazioni locali riuscissero a trasformare la mobilità dei centri urbani, sottraendo spazio alle auto per destinarlo ad aree pedonali, piste ciclabili e trasporto pubblico innovativo, nell’arco di alcuni anni si potrebbe incidere significativamente su questi numeri.
In un mondo che la pandemia ha profondamente trasformato, la mobilità attiva e sostenibile rappresenta una priorità imprescindibile per lo sviluppo dei centri urbani, grandi e piccoli.
Non è solo questione di ambiente o di traffico: è una scelta che riguarda la salute collettiva e la qualità della vita di tutti.
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