Mal di montagna: cos’è, i sintomi e le cure

Il mal di montagna, definito in medicina malattia da altitudine, consiste in un insieme di disturbi che si presentano quando ci si trova ad alta quota, già sopra i 2.000 metri. A queste altitudini infatti l’organismo affronta condizioni particolari che possono provocare diversi problemi fisici

11 luglio 2022 - 8:45

Uno dei rischi maggiori legato all’alta quota è sicuramente il mal di montagna.

Quando il nostro corpo non riesce a mettere in atto in modo adeguato le modificazioni che gli consentono di adattarsi alla quota, si possono verificare una serie di sintomi legati alla scarsa tolleranza alla carenza di ossigeno, che di solito compaiono dopo qualche ora di permanenza in alta montagna o dopo avervi trascorso la notte.

Nella forma lieve questi sintomi sono piuttosto comuni sopra i 3000 metri e si manifestano come di mal di testa associato ad almeno un altro sintomo come inappetenza, nausea, stordimento, spossatezza o insonnia.

Spesso questi disturbi sono causati anche da un eccessivo affaticamento, dovuto a un ritmo sbagliato di progressione o a una preparazione non adeguata.

Anche la scarsa idratazione ha un forte effetto negativo sull’adattamento alla quota.

Durante una giornata in alta montagna è essenziale idratarsi adeguatamente bevendo almeno 2 litri d’acqua, in forma di bibite varie ma anche di alimenti liquidi come brodo, minestre, ecc

 >Leggi l’articolo sull’idratazione durante le escursioni

L’utilizzo di analgesici, la riduzione del ritmo di salita, la reintegrazione dei liquidi e l’assunzione di cibi energetici a veloce assimilazione, di solito contribuiscono efficacemente a tamponare questi disturbi, che scompaiono velocemente quando si comincia a scendere.

 

Il mal di montagna acuto

Il mal di montagna acuto o Acute Mountain Sickness (AMS), è tutta un’altra storia ed è sintomo di problemi molto gravi, come l’edema polmonare o cerebrale, che possono mettere seriamente a rischio la nostra vita.

L’edema polmonare è un progressivo accumulo di liquido negli alveoli polmonari che porta a gravi stadi di insufficienza respiratoria. Si manifesta con difficoltà nella respirazione, battito cardiaco molto accelerato anche a riposto e forte spossatezza.

All’acuirsi del problema insorge una tosse inizialmente secca e poi accompagnata da uno sputo rosa e schiumoso, rantolo nella respirazione e senso di oppressione al petto.

Quando l’edema è di tipo cerebrale l’accumulo di liquidi colpisce l’encefalo, che comincia a gonfiarsi.

I sintomi sono un forte mal di testa (che non si riduce neppure con l’uso di analgesici), nausea e vomito, difficoltà nel coordinamento dei movimenti (anche nella semplice camminata) e uno stato di stanchezza e torpore che peggiora progressivamente, fino al coma.

Quando questi sintomi cominciano a manifestarsi bisogna immediatamente arrestare l’escursione, evitando di salire ad altitudini maggiori.

Se anche così i disturbi non si riducono o addirittura aumentano, è essenziale scendere di quota (di solito anche una riduzione di 300 o 400 metri porta a dei miglioramenti) e allertare il soccorso alpino per poter essere messi il prima possibile in condizioni di sicurezza.

 

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