Sui sentieri delle Guide Ardite della Val Zebrù

20 maggio 2018 - 14:09

Una magnifica escursione in ambiente glaciale suddivisa in due parti, adatta a ciaspolatori allenati e con un minimo di esperienza di progressione in luoghi dove è quasi certo incontrare del ghiaccio.

Le alte vette ed i ghiacciai che occupano il settore orientale del gruppo Ortles-Cevedale sono internazionalmente noti come una delle mecche dello scialpinismo, ma da qualche anno molti itinerari vengono percorsi anche con le ciaspole. Si può arrivare fin su vette di montagne che sfiorano i 4000 metri, le pendenze non sono mai eccessive, la soddisfazione per il gesto sportivo è amplificata dalla maestosità e dallo splendore dei paesaggi che a volte assumono quasi connotazioni himalayane.

La prima sezione dell’itinerario parte da dove si riesce ad arrivare con l’auto risalendo la strada che porta all’albergo-rifugio dei Forni fino a raggiungerlo; solitamente sono 4 chilometri di percorrenza e circa 350 metri di dislivello, in un ambiente spettacolare fatto di ampie valli, fitti boschi e cascate ghiacciate, con la possibilità di osservare molti abitanti del bosco: caprioli, camosci, cervi, scoiattoli. Si percorrono poi circa 1,5 chilometri pianeggianti fino alla località Nasegn. Da qui inizia la vera salita sino al rifugio Stella Alpina (il rifugio é chiuso), che si raggiunge dopo altri 800 metri di leggera salita. Da metà marzo, il rifugio dei Forni è aperto e di conseguenza anche la strada.
Fin qui l’escursione è facile e adatta anche a principianti, priva di qualsiasi pericolo; la seconda parte, dal momento che l’ultimo tratto si svolge sulla Vedretta del Gran Zebrù, necessita di attenzione e dell’ausilio di uno spezzone di corda da 20 metri, di qualche cordino e di moschettone, ramponi e una picozza ogni due componenti.

Dall’albergo-rifugio Ghiacciaio dei Forni si prosegue seguendo la strada che porta verso il Rifugio Pizzini-Frattola. Poco dopo, appena superato il secondo tornante, si abbandona la strada per salire verso sinistra raggiungendo in breve le Baite dei Forni. Superate le case si punta in diagonale verso Nord-est e Nord, entrando in Val Cedec, per raggiungere il vasto ripiano base delle Cime dei Forni.

Si continua in leggera salita arrivando a lambire i ruderi della vecchia caserma costruita durante la Grande Guerra (spesso non visibili perché coperti dalla neve) e posti a quota 2547 metri. Sempre puntando verso Nord, si taglia tutto il versante destro orografico della valle passando ai piedi dei Passi di Zebrù, mentre sulla destra è già visibile la costruzione del rifugio Pizzini-Frattola. Poco dopo è possibile, con una lieve deviazione a destra, portarsi al rifugio posto a 2700 metri e punto focale di tutte le gite in valle. Fin qui si può giungere anche seguendo il tracciato della carrareccia estiva che porta al rifugio.

In alternativa, dall’Albergo Ghiacciaio dei Forni è possibile portarsi al sottostante parcheggio e da qui alla vicina diga. Si prosegue ora lungo il tracciato della sterrata che porta al Rifugio Branca e, subito dopo aver superato il ponte sul torrente Cédec, si imbocca la deviazione che sale a sinistra verso le baite di Malga dei Forni a 2318 metri. Si continua ora in direzione Nord tagliando il versante orografico sinistro fino a raggiungere il Ponte della Girella che consente di portarsi sul versante opposto e di raggiungere la normale strada per il rifugio Pizzini-Frattola.

Dal rifugio si sale in direzione Nord-ovest su splendidi e placidi pendii nevosi assai aperti e dominati dalla elegante piramide del Gran Zebrù. Si punta verso il grande isolotto roccioso che divide in due rami la Vedretta del Gran Zebrù e, aggirandolo sulla sinistra, si mette piede sulla lingua occidentale del ghiacciaio. Ci si porta gradualmente sotto il versante meridionale del Gran Zebrù e con un’ultima deviazione verso sinistra si arriva facilmente al Passo delle Pale Rosse a quota 3388.

Leggi anche il reportage: Bormio, benessere ad alta quota

Per informazioni: www.altavaltellina.eu

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