In Basilicata si può camminare in un canyon antico milioni di anni

Nel Parco della Murgia Materana, tra Matera e Montescaglioso, si può camminare lungo una gravina tra pareti calcaree, macchia mediterranea e cripte rupestri: un viaggio nel tempo e nella natura

2 maggio 2026 - 17:00

In Basilicata si può camminare in un canyon tra rocce antiche milioni di anni

Nel Parco della Murgia Materana, tra Matera e Montescaglioso, c’è un tratto di gravina che mostra bene cosa significa questa parola nel paesaggio lucano: non una grotta, ma una forra profonda scavata nella roccia, con pareti calcaree, sentieri sul ciglio, valloni laterali e una lunga presenza umana incisa direttamente nella pietra.

La Gravina di Matera corre per molti chilometri e arriva fin sotto Montescaglioso; il paesaggio è segnato da gravine, cavità, chiese rupestri e insediamenti utilizzati dall’uomo sin dalla preistoria.

Qui anche la geologia è straordinaria.

Le rocce più antiche del parco appartengono al Calcare di Altamura e risalgono al Cretaceo superiore, mentre sopra si trovano le più giovani Calcareniti di Gravina, deposte tra circa 2 e 1 milione di anni fa.

Qui si cammina in un canyon di roccia calcarea, modellato nel tempo dall’erosione, dentro uno dei paesaggi più particolari della Murgia Materana.

Canyon e chiese rupestri: storia e preistoria

Il settore più interessante per trasformare questa geologia in una camminata da ricordare è quello della Gravina di Montescaglioso e del Vallone della Loe, nel versante meridionale del Parco.

Uno degli accessi di riferimento è Casino Irene, da cui parte un itinerario ad anello di circa 9,6 chilometri, con circa 5 ore di percorrenza. Non è un sentiero tecnico nel senso alpinistico del termine, ma richiede fiato, passo sicuro e un minimo di abitudine a muoversi su terreni irregolari e con dislivelli.

La prima cosa che colpisce, arrivando da Casino Irene, è la vegetazione.

In questa parte del Parco la macchia mediterranea non è un dettaglio, ma una presenza continua: lentisco, ginepro e olivastro accompagnano il cammino già negli ultimi metri del tratturo che porta alla masseria. Poco dopo compaiono una cisterna e le opere tradizionali di raccolta dell’acqua piovana, poi il bordo della gravina.

Da lì il paesaggio cambia passo: la roccia si apre, le pareti si fanno ripide, e nelle cavità si riconoscono ovili, ricoveri e siti rupestri. Tra queste aperture spicca anche la Grotta di Pandona, un grande ovile oggi frequentato da rapaci come falchi, poiane, nibbi e grillai.

Il Vallone della Loe, tra IX secolo ed età del Bronzo

Il cuore del percorso arriva quando si entra nel Vallone della Loe, affluente della Gravina di Matera.

È uno dei nuclei rupestri più antichi dell’intera area, con un insediamento monastico formato da quattro chiese databili tra IX e X secolo.

Non è soltanto un punto panoramico: è un luogo dove la gravina e la storia si toccano in modo diretto, con gradinate scavate nella roccia, piccole cripte, ambienti funerari e cavità che raccontano una lunga continuità di uso del territorio.

Lungo questo tratto si incontrano la Cripta del Canarino e la Cripta di Sant’Andrea, poi la piccola Cripta della Scaletta, una delle più piccole del Parco.

Subito dopo si arriva alla Madonna della Loe, o Madonna della Murgia, ancora aperta al culto la prima domenica di maggio.

È una cavità ampia, con resti dell’impianto originario e due camere mortuarie laterali; davanti, sul terrazzo, si trovano numerose tombe riferibili all’età del Bronzo. In pochi luoghi come questo la profondità geologica e quella storica del paesaggio appaiono così vicine.

Il tratto più delicato e il ritorno verso Casino Venusio

Dopo il cippo votivo che segna il confine tra i territori di Matera e Montescaglioso, il sentiero torna a seguire il bordo della gravina e raggiunge la Cripta di Sant’Eustachio, inserita in un sistema di grotte comunicanti tra loro.

Qui il tono del paesaggio si fa più severo: ulivo selvatico, mortella, rocce franate, passaggi stretti.

È il tratto più delicato dell’itinerario, per l’instabilità del versante e il rischio di frane, e va affrontato con attenzione.

Superata Sant’Eustachio, il percorso raggiunge Casino Venusio, masseria fortificata ottocentesca che domina l’area boschiva dell’antica selva.

Nelle vicinanze si trova anche un piccolo caciolaio circolare con copertura a cupola, usato per la lavorazione e la stagionatura dei formaggi: un dettaglio che restituisce bene il carattere di questo settore del Materano, dove gravina, pascolo, chiese rupestri e architetture rurali fanno parte dello stesso paesaggio.

Poi si chiude l’anello e si torna verso Casino Irene.

Informazioni utili

_Il sito ufficiale del Parco della Murgia Materana

 

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