Trambileno, Trento, Italy-Jun 13, 2023; Located on side of the mountain Eremo di San Colombano hermitage (live in seclusion from the world) to be reached by staircase of 102 steps carved into rock
Il Trentino-Alto Adige, con le sue vette spettacolari, le foreste e laghi cristallini, è anche un territorio in cui la spiritualità si manifesta in luoghi di culto che sfidano il tempo.
Santuari ed eremi sono spesso incastonati in scenari naturali spettacolari, dove la bellezza della natura incontra la storia millenaria di preghiere e devozioni.
Ognuno di questi luoghi conserva intatto il proprio fascino, tra leggende che ne raccontano la nascita e tradizioni antichissime.
Ecco 4 eremi, santuari e chiese spettacolari da visitare in primavera in Trentino-Alto Adige.
L’Eremo di San Colombano sembra sfidare la natura: si trova nel comune di Trambileno, a pochi chilometri da Rovereto, ed è stato costruito a mezza altezza su uno strapiombo di circa 120 metri sul fiume Leno.
Il suo fascino è dovuto non solo alla sua storia, ma anche alla posizione che lo rende visibile in lontananza come un piccolo angolo di serenità sospeso nel tempo.
Ph.: Gettyimages/Giosue Russo
La leggenda narra che San Colombano, un monaco irlandese, trovò rifugio in questa grotta solitaria nel VII per dedicarsi alla preghiera e alla meditazione.
Secondo la tradizione il santo, in veste di giovane cavaliere, avrebbe soppresso il drago che abitava questa grotta, una creatura pericolosa che, si racconta, uccidesse tutti i bambini battezzati nelle acque del sottostante torrente Leno.
L’eremo sembra essere abitato sin dal lontano 753, mentre la costruzione della chiesetta e dell’annesso romitorio risalgono al X secolo.
Raggiungere questo eremo è già, di per sé, un’avventura bellissima: partendo da Trambileno si deve percorrere una scalinata scavata nella roccia che conta 102 gradini.
Tuttavia, una volta giunti in cima la vista sul Leno e sulla valle sottostante è semplicemente incantevole.
L’Eremo di San Colombano in corso di restauro e dovrebbe riaprire a breve: chiedere all’ufficio turistico locale per aggiornamenti, sono previste anche aperture straordinarie.
_Tutto quello che c’è da sapere sull’eremo
_I dettagli e la traccia Gpx del percorso che conduce all’eremo
Il Santuario di San Romedio si trova nei pressi di Sanzeno, nel territorio comunale di Predaia, e si erge come un piccolo miraggio sulla Val di Non: è incastonato in una rupe calcarea a circa 70 metri sopra la valle.
Il complesso è costituito da cinque chiese sovrapposte, tutte collegate da una lunga scalinata interna che si arrampica sulle pareti rocciose.
La posizione ne amplifica la sacralità creando un’atmosfera quasi mistica che invita la riflessione profonda.
Ph.: Gettyimages/Tinieder
La storia di San Romedio affonda le sue radici in una leggenda che racconta di un giovane nobile il quale, dopo una vita di eccessi, decise di ritirarsi in queste valli per vivere da eremita.
Si dice che durante uno dei suoi cammini solitari incontrò un orso bruno che invece di attaccarlo gli divenne amico seguendolo fedelmente.
La simbiosi tra il santo e l’orso è ancora oggi un simbolo di pace e armonia con la natura.
Per raggiungere il santuario si può partire da Sanzeno: si tratta di un sentiero che ricalca un antico canale irriguo scavato nella roccia verso la fine dell’Ottocento, oggi messo in sicurezza grazie a possenti parapetti in legno.
È un percorso adatto a tutti e dura soltanto 45 minuti. Ad ogni modo è anche possibile arrivarci anche in auto: nelle vicinanze del santuario c’è un comodo parcheggio.
_Tutto quello che c’è da sapere sul santuario
_ 4 passeggiate per raggiungere il santuario
La Chiesa di San Giovanni a Vigo in Val di Fassa è uno degli edifici religiosi più affascinanti grazie alla sua posizione, con il Latemar sullo sfondo.
Per secoli fu la chiesa madre della valle, centro della vita religiosa e civile, e la sua esistenza è documentata già dal 1227.
Dell’edificio romanico più antico restano tracce nella cripta, mentre l’aspetto attuale è quello del gotico alpino nato dalla ricostruzione della seconda metà del Quattrocento, conclusa con la consacrazione del 1489.
Ph.: Gettyimages/Dirk Van Geel
All’esterno colpiscono la facciata a cuspide con rosone, il cimitero accanto alla chiesa, le mura perimetrali costruite a secco e soprattutto il campanile, di impianto romanico, innalzato fino a 67 metri.
Vale la pena entrare anche per gli interni, organizzati in tre navate sostenute da colonne cilindriche in sienite dei Monzoni.
Nell’abside si conservano affreschi di grande interesse: sul lato sud David Solbach dipinse nel 1578 una Trinità in forma di Teofania e due scene bibliche, mentre sopra la porta della sagrestia compaiono episodi della vita di Giovanni Battista attribuiti alla scuola altoatesina di Ruprecht Potsch.
Tra le opere più importanti ci sono anche il battistero in marmo donato nel 1538 e la grande pala dietro l’altare maggiore, dipinta nel 1786 da Antonio Longo.
Dall’esterno, sul lato sud, un piccolo portale conduce alla cripta, chiamata “Rozar” in ladino, dove si conserva anche l’affresco della Cappella dei morti.
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A 1.520 metri di quota, sul Monte Regolo e nei pressi di Monte San Pietro, il Santuario della Madonna di Pietralba è il più importante luogo di pellegrinaggio dell’Alto Adige.
La basilica, nota anche come “Duomo delle Dolomiti”, si affaccia sulla Val d’Ega ed è legata a un episodio che risale al 1553: secondo la tradizione, la Vergine Maria apparve all’eremita Leonhard Weissensteiner dopo una caduta in una gola profonda.
Fu lui a costruire una prima cappella in onore della Madonna, ampliata in seguito fino a diventare l’attuale edificio barocco, al quale venne aggiunto anche il convento.
Ph.: Gettyimages/bigmikephoto
Nel 1885 la statua della Madonna Addolorata fu consacrata nuovamente dal vescovo di Trento Giovanni Giacomo della Bona.
All’interno del santuario si conservano numerosi ex voto che testimoniano il continuo afflusso di pellegrini.
Tra le opere più importanti ci sono l’altare maggiore con foglie in oro e argento e gli affreschi di Adam Mölk.
Al complesso appartengono anche due cappelle: quella originaria, all’interno della chiesa, e all’esterno la Cappella di San Pellegrino Laziosi, patrono dei malati di tumore. Dal 1925 il santuario è affidato all’Ordine dei Servi di Maria.
Nell’estate del 1988 fu visitato anche da Papa Giovanni Paolo II, mentre Giovanni Paolo I lo apprezzò come luogo di villeggiatura estiva.
Il santuario si può raggiungere anche a piedi. Da Laives, il vecchio sentiero dei pellegrini porta a Pietralba in circa quattro ore.
_Il sito ufficiale del Santuario di Pietralba
_L’itinerario di trekking che conduce al santuario
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