Piemonte: Tutti i percorsi e gli itinerari di trekking! | Trekking.it

Piemonte: Tutti i percorsi e gli itinerari di trekking!

Categorie: Italia, Reportage
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Percorsi adatti a soddisfare ogni appassionato di trekking

Il Piemonte grazie alla sua splendida corona di cime e alla vasta rete di sentieri adatti ad ogni tipo di escursionista, è la meta ideale per chi ama l’outdoor e la vita all’aria aperta.

Una ricca rete sentieristica consente di scoprire valli, parchi naturali, incantevoli laghi di montagna, tracce di arte e di cultura, tra fortezze, sacri monti e borghi alpini. Compito nostro farvi riscoprire, passo dopo passo, la suggestione di una delle regioni più belle d’Italia, dove 153 anni fa è nato il Club Alpino Italiano e che ospita il Museo Nazionale della Montagna.

CAMMINARE IN PIEMONTE

Una lunga e ininterrotta rete di sentieri sale lentamente dalla pianura fino a inoltrarsi sui massicci centrali della catena alpina. Valli, laghi, boschi e alpeggi, testimonianze di vita nobile e vita contadina, riempiono il variegato territorio della sezione occidentale dell’arco alpino: una porzione solida e “compatta”, composta da imponenti e aspre montagne dalle vette acuminate che vegliano solenni sull’intero Piemonte. Le Alpi Marittime, Cozie, Graie ePennine appaiono dalla piana come una invalicabile muraglia che senza soluzione di continuità abbraccia la regione a ovest, rappresentando un sipario naturale per i dolci paesaggi collinari delle Langhe, delMonferrato e del Vercellese.

In montagna, in collina, al lago

A sud il sistema alpino si salda a quello appenninico, dove antiche vie del sale valicano lo spartiacque ligure offrendo accesso al mare. Questa è una montagna meno spettacolare, non si annoverano cime dalla severa bellezza, però è qui che camminando si viene a contatto con identità perdute, con ritmi regolati dalle stagioni, con frammenti di vita rurale caduti in disuso. La genesi d’ambienti architettonici tipici – dai nuclei abitati fortificati alle case sparse, dalle cascine alle strutture rurali minori – è il frutto di una logica fatta di sottigliezze, praticità, convenienza, dell’evolversi delle condizioni di vita delle comunità montane.

Ma la storia della cultura piemontese parte anche dal “grande fiume”, il Po, che ha le sue sorgenti ai piedi di sua maestà il Monviso, una delle vette più famose al mondo insieme al Gran Paradiso e al Monte Rosa, indiscusso “signore” della Valsesia. Il Po nel suo lungo viaggio attraversa un gradevole paesaggio collinare che fa da cerniera tra la catena delle Alpi e la pianura, un paesaggio punteggiato da isolate chiesette, case coloniche, borghi medioevali, un paesaggio “disegnato” dall’uomo con i suoi vigneti, gli alberi da frutto, campi coltivati e delimitati da piccoli corsi d’acqua, pioppi e alti salici.

 I GRANDI SENTIERI

Alpi Marittime, Valle Gesso (Ph Enrico Bottino)

Alpi Marittime, Valle Gesso (Ph Enrico Bottino)

Per chi ama la sfida, una classica tra le lunghe escursioni è la GTA: la Grande Traversata delle Alpi, inaugurata negli anni Settanta, si snoda dai monti di Domodossola fino alle Alpi Liguri, attraverso l’arco alpino occidentale, dalla Valle Tanaro fino all’Ossola, per circa 1.000 km, toccando i ghiacciai del Monte Rosa, i 4000 del Gran Paradiso, divenuti leggende dei pionieri dell’alpinismo, e il “gigante di pietra” Monviso dove si trovano le sorgenti del fiume Po. Grazie ai tanti itinerari di raccordo che scendono a fondovalle non bisogna necessariamente percorrere tutte le tappe (5 – 8 ore di marcia ciascuna). Il percorso è identificato da segnaletica bianca e rossa con scritta GTA.

L’Anello del Monviso è un anello che tocca le tre valli che si dipanano ai piedi del re delle Alpi Cozie: la Valle del Po, la Valle Varaita e la francese Valle del Guil. Il giro classico può essere portato a termine in cinque giorni partendo da Castello di Pontechinale per la Val Varaita, o Pian del Re e Oncino per la Valle Po. I punti di appoggio sono rappresentati dai rifugi Alpetto, Giacoletti, Mont Viso, Quintino Sella e Vallanta.

Molto interessante è anche il Tour del Monte Rosa: nove tappe che toccano 6 diverse valli, da quote minime come i 1600 metri di Zermatt (potenziale punto di partenza/arrivo), fino ai 3317 metri del Passo del Teodulo (attraversamento di un tratto di ghiacciaio). Segnavia giallo dai contorni neri, al cui interno è riportata la sigla TMR in color nero.

I Percorsi Occitani si snodano ad anello attraverso l’intera Valle Maira, inizialmente tortuosa ma di più ampio respiro verso i bacini glaciali di Acceglio e Chiappera. Sono 16 tappe lungo le quali s’incontrano locande, rifugi, aziende agrituristiche che offrono ospitalità come posti tappa. Il sentiero è segnalato da tacche gialle e cartelli con la dicitura P.O.

Tra la Valle Susa e Torre del Colle si snoda invece il Sentiero Balcone che deve il suo nome alle splendide vedute panoramiche sia sulle cime sia sulla sottostante pianura. Sono 5 tappe con apposita segnaletica, alcune impegnative per il dislivello. La partenza è da Monpantero (frazione di San Giuseppe), il sentiero fa tappa poi a Rio Rocciamelone, Pavaglione, Maffiotto, Pratobotile ed infine giunge a Sant’Ambrogio. 

Importante è il tratto piemontese della Via Alpina, sistema che percorre l’intero arco alpino dalla Slovenia al Principato di Monaco, attraverso 5 percorsi e oltre 300 tappe, con veri e propri itinerari tematici sulla storia e i sapori tipici. I sentieri della Via Alpina non presentano mai difficoltà alpinistiche, ma sono pensati per accompagnare il trekker in una straordinaria scenografia naturale. Nel Cuneese si sviluppano 25 tappe, per buona parte sul GTA: il percorso rosso da Col Maurin (Alta Valle Maira) a Col di Nava, il percorso blu da Pian della Regina a Chiappera attraversando le Valli del Po, la Val Varaita e la Val Maira.

Insieme al Passo del San Bernardo, la Valle di Susa è una delle due porte di accesso della Via Francigena verso l’Italia. Gli itinerari che ripercorrono il famoso tracciato religioso sono due. Il primo parte da Olux, prosegue oltre Torino e da Chieri transita nel Monferrato, nell’Astigiano, fino a Voltaggio in Alta Val Lemme. Il secondo itinerario comprende le zone del Canavese e del Vercellese, con partenza da Settimo Vittone e arrivo a Vercelli.

Se scendiamo di quota possiamo percorrere a piedi o in mtb le 6 tappe della Grande Traversata della Collina che uniscono Moncalieri a Chivasso, attraversando la collina torinese e la fascia fluviale del Po e il Parco della Maddalena. La GTC è lunga circa  65 chilometri con dislivello in salita di 1507 metri e in discesa di 1387 metri. La segnaletica è la stessa della GTA ma con scritta GTC.

In un ambiente collinare si sviluppa anche il Grande Sentiero del Roero: dodici chilometri di rara spettacolarità, da Bra a Montà, dove l’erosione ha creato un paradiso per botanici, geologi e semplici escursionisti. Il Grande Sentiero del Roero, contrassegnato con la sigla S1, unisce i dieci comuni attraversati dalle “Rocche”.

Percorribile sia a piedi che in  bicicletta è anche la Grande Traversata del Biellese, uno dei più lunghi sentieri d’Italia, che si svolge in gran parte a quote moderate o in pianura. L’itinerario escursionistico, inaugurato nel 1998, si estende per più di 200 chilometri di facili sentieri e stradine pedonali, dotati di segnaletica e pannelli illustrativi; include aspetti ambientali, culturali e antropici.

CAMMINARE NELLE ALPI MARITTIME 

Alpi Marittime

Le Alpi Marittime sono protette dal più esteso parco del Piemonte, affascinante mosaico paesaggistico che annovera oltre 80 splendidi specchi d’acqua, solitari valloni, nevai perenni, montagne che superano i 3000 metri di quota e un patrimonio naturalistico unico grazie a una fauna estremamente diversificata e più di 2500 specie botaniche con una trentina di preziosi endemismi.

Lungo i sentieri dell’estremo lembo meridionale della catena alpina è facile emozionarsi al fischio della marmotta (da aggiungere link), sorprendersi del capriolo che spunta improvviso tra le fronde della boscaglia, oppure avvistare sulle rocce i veri signori delle Alpi: il camoscio (il signore delle rocce) e lo stambecco (il Re delle cime) che dalla ventina di capi provenienti dal Gran Paradiso è passato a oltre 500 esemplari.

Senza contare quelli che sconfinano nel vicino Parco nazionale francese del Mercantourgemellato al Parco naturale delle Alpi Marittime per creare un’area protetta transfrontaliera di oltre 100.000 ettari. La storia dello stambecco si è intrecciata da sempre con quella dell’uomo, rischiando l’estinzione già nel XVI secolo: la sua riscossa iniziò nel 1856 con le prime norme di protezione emanate dai sovrani di casa Savoia.

A San Giacomo di Entraque e al Piano del Valasco si possono ancora oggi vedere le antiche palazzine di caccia mentre a Terme di Valdieri è stata recuperata la Casa della Bela Rosin, dove visse Rosa Vercellana, legata sentimentalmente a Vittorio Emanuele II e dal quale ebbe due figli.

  • LA VALLE GESSO: CAMMINARE SUI SENTIERI DEL RE

Il Parco Naturale delle Alpi Marittime si trova per la quasi totalità in Valle Gesso, percorsa da curatissimi sentieri che uniscono numerosi rifugi, consentendo così una visione ravvicinata delle cime più severe delle Alpi del Sole, roccaforti di roccia invalicabili e punto fermo del Vallo Alpino Occidentale nella Seconda Guerra Mondiale. Le vie del sale percorse per scavalcare l’impervia catena alpina cuneese, le mulattiere usate da Vittorio Emanuele II durante le battute di caccia nell’antica Riserva reale, chilometri di carrarecce militari che agevolavano lo spostamento di truppe sono oggi percorse dagli escursionisti. In uno scenario di rara bellezza si possono compiere gite, anche di più giorni, trovando in Entracque (interessante in inverno il circuito del Centro Fondo Gelas: Entracque, primi passi sull’Oltre Gesso), (L’ITINERARIO – Entracque, primi passi sull’Oltre Gesso).

Sant’Anna di Valdieri e Terme di Valdieri i punti di partenza ideali per salire verso la regina delle Marittime, l’Argentera, oppure per ammirare il lago del Chiotas, la suggestiva Serra dell’Argentera e i laghi della Fremamorta. Il Pian del Valasco è uno dei luoghi più suggestivi del Parco delle Alpi Marittime: risalire la rotabile militare verso il Rifugio Questa consente di ammirare gli splendidi specchi d’acqua della Valscura, del Claus e delle Portette (L’ITINERARIO – Val di Gesso: il vallone del Valasco)

Una vasta rete di sentieri si riscontra anche nei territori vicini alla Val Gesso: a nord ovest la Valle Stura di Demonte, incastonata fra le rocciose cime che separano le Alpi Marittime dalle Cozie, ad est la Valle Vermagna, delimitata dal Colle di Tenda. Dal valico passa un suggestivo itinerario (L’ITINERARIO – Il tour dei forti: le Alpi Marittime in MTB)  che ricalca nella prima parte la “Strada Reale” che da Torino passando per Cuneo collegava il Piemonte con Ventimiglia e il mare. Presso Colle di Tenda, frequentato fin dall’antichità, Limone e i suoi impianti sciistici attirano appassionati di sport invernali da tutta la regione e dalla vicina Liguria. Nel periodo primaverile-estivo un percorso da non perdere è quello che si sviluppa tra il vallone di Limonetto, dolce e pascolivo, e l’alto vallone di Palanfrè, dirupato e roccioso. (L’ITINERARIO – Valle Vermenagna: Passo Ciotto Mieu)

  • LA VALLE PESIO: QUI LA NATURA È PROTAGONISTA

Il Pesio ha inciso profondi canaloni prima di confluire nel Tanaro, creando paesaggi infinitamente diversi tra loro, arricchiti da splendidi panorami che si allargano fino al mare. Risalendo verso il massiccio del Marguareis il paesaggio cambia lentamente: alle colline del Monregalese prende il sopravvento il più importante sistema carsico alpino del Piemonte, paradiso per gli appassionati e gli studiosi di speleologia grazie a chilometri di grotte profonde anche 1000 metri, ma anche per i naturalisti affascinati dalle impetuose cascate che si possono ammirare tra i magici boschi di abete bianco, dove il lupo (LUPO: Lo spirito della foresta) ha fatto recentemente e spontaneamente la sua ricomparsa.

La vicinanza al Mar Ligure del Parco Naturale Regionale del Marguareis, influisce sul clima e su un’eccezionale varietà botanica dove coesistono specie alpine continentali e mediterranee. Alla ricchezza di animali selvatici e ad una flora esclusiva, vanno registrate le tante testimonianze storico-culturali: dai borghi montani ai centri religiosi dove si avverte ancora un’intensa spiritualità. Un esempio su tutti è la Certosa di Pesio, complesso monastico imponente (la prima costruzione risale al 1173 con l’insediamento dei monaci certosini) da dove si sviluppa un percorso naturalistico facile, attrezzato con pannelli di divulgazione naturalistica. Indubbiamente, l’itinerario più entusiasmante è la entusiasmante salita al Rifugio Garelli, straordinario balcone sul Marguareis (m 2651), cima di aspetto tipicamente dolomitico (L’ITINERARIO – Val Pesio: anello del vallone del Marguareis)

  • VALLE STURA DI DEMONTE: RIAPPROPRIARSI DI AMBIENTI INCONTAMINATI

Lungo la tortuosa strada che risale la Valle Stura di Demonte, da Borgo San Dalmazzo al Colle della Maddalena, limite nord delle Alpi Marittime, si staccano strette conche laterali solcate da piccoli affluenti del torrente Stura, come il Rio Freddo, il Corborant, il Kant e il Sant’Anna, interessate da piacevoli passeggiate tra boschi di abete bianco, abete rosso, Larice  e Pino Cembro, oppure, a quote maggiori, lungo pianori alla scoperta dei laghi di Roburent, dei laghetti di Vens e altri splendidi specchi d’acqua. In questi paesaggi incastonati fra le rocciose cime che separano le Alpi Marittime dalle Cozie, non mancano siti d’interesse storico-culturale e artistico, come la Chiesa parrocchiale di S. Dalmazzo, o quella di S. Donato a Demonte, paese incantevole grazie anche ai suoi portici. A quote maggiori tracce di tradizione alpina si intravedono nei borghi montani di San Bernolfo, Neraissa, Ferriere e non solo. Proprio da Ferriere inizia un bellissimo itinerario (L’ITINERARIO – Valle Stura di Demonte: l’Arche de Tortisse)  che sale al Colle del Ferro, importante valico tra la valle della Tinèe e la valle Stura, e all’arco di Tortisse, spettacolare formazione ad arco creata dall’erosione nella tenera roccia calcarea, già in territorio francese (L’ITINERARIO – Colle del Ferro e Arco di Tortisse)

Straordinari sono anche gli esempi di architetture militari tipiche dell’arco alpino, dalle fortezze alle batterie disseminate in tutta la valle, all’esempio più imponente, il Forte di Vinadio, costruito per volere di Carlo Alberto di Savoia e oggi luogo dove si svolgono manifestazioni di grande fascino. Da non perdere il santuario più alto d’Europa, Sant’Anna di Vinadio, a 2010 metri sul livello del mare, immerso in un anfiteatro alpino davvero unico per suggestione e bellezza.

 CAMMINARE NELLE TERRE DEL MARCHESATO

Valle del Po, Monviso

Valle del Po, Monviso

 

Le incisioni rupestri del Roccerè, risalenti all’Età del Ferro, sono la testimonianza più antica dell’epopea umana nel Saluzzese. I secoli a seguire hanno riservato a queste valli altre eccellenze.

Alcune si perdono nella leggenda, come la storia di Griselda, pastorella divenuta principessa, ripresa da Boccaccio nella X Novella del Decameron. Altre lasciarono segni profondi, come il Marchesato, che per cinque secoli visse tra delicati equilibri con Francia e Savoia. Nato nel 1135 con Manfredo I, che chiamò i Cistercensi a fondare l’Abbazia di Staffarda, vide signori come Tommaso III, autore del poema “Le chevalier errant”, e Ludovico II, sotto il quale il Marchesato raggiunse il culmine dello splendore.

Tra le testimonianze di quel tempo restano gli affreschi della sala Baronale del castello della Manta (1416-1426), che raffigurano proprio vicende del poema di Tommaso III. Ugualmente suggestiva la parrocchiale di Elva (val Maira), che custodisce gli affreschi di Hans Clemer: dipinti tra il ‘400 e il ‘500, raffigurano storie della Vergine e del bambin Gesù (pareti) e della Crocefissione (abside). Anche Saluzzo conserva tesori di quegli anni, come la Casa Cavassa. Da ricordare infine la Repubblica degli Escartons, una straordinaria esperienza democratica che interessò le alte valli Varaita, Susa e Chisone, il Queyras e Briançon: ogni comunità eleggeva rappresentanti all’Assemblée de l’Escarton ed ogni Escarton inviava delegati all’Escarton General. La repubblica durò dal 1343 al 1713, quando il Trattato di Utrecht la divise tra Francia e Piemonte.

 

  • LE VALLI CHE FECERO LA STORIA DEL MARCHESATO: VAL GRANA, VAL MAIRA, VAL VARAITA E VALLE DEL PO

Le valli che fecero la storia del Marchesato sono oggi meta di un turismo che privilegia genuinità e tranquillità. La Val Grana è nota per il santuario di San Magno; la chiesetta di Sancto Lucio de Coumboscuro rappresenta inoltre un riferimento per gli Occitani di Provenza e Piemonte, che ogni anno si incontrano in occasione del Roumiage per far rivivere la lingua d’Oc.

Qui l’attenzione cade inevitabilmente sul Castelmagno, prelibato e ricercato formaggio DOP. Una delle escursioni più interessanti della Val Grana accompagna i trekker sul monte Tibert  che offre un ampio panorama verso i tremila delle Marittime.

La Val Maira ha nella bellezza delle montagne una delle principali attrattive: spettacolari sono la dolomitica Rocca La Meja e la grande lama della Rocca Provenzale. IlSentiero dei Ciclamini è il percorso ideale per chi vuole avvicinarsi in modo “soft” alla selvaggia bellezza della valle, altrimenti l’itinerario più coinvolgente è rappresentato dai “Percorsi Occitani” che si snoda attraverso l’intera valle; delle 16 tappe suggeriamo sicuramente quella Da Elva a San Martino Inferioreche porta alla scoperta di borgate tradizionali, chiese e cappelle che si incontrano lungo il percorso.

Un’altra tappa altrettanto bella è quellaDa San Martino a Macra” , sempre lungo i Percorsi Occitani segnati dall’inconfondibile segnavia di colore giallo. Anche l’inverno consente escursioni interessanti con le ciaspole o gli sci ai piedi (L’ITINERARIO: Sci di fondo nelle valli occitane)

Ai tesori naturali si affiancano quelli dell’arte, come i già citati affreschi del Maestro d’Elva. Vere opere d’arte di Madre Natura sono gli insoliti “ciciu ‘d pera” di Villar S.Costanzo, grossi massi in punta a torrioni di detriti, forme generate dall’erosione pluviale, sembrano guerrieri pronti a scagliarsi contro Sauron.

Al sopraggiungere della stagione invernale si possono indossare gli sci a partire dalla borgata Ponte Maira e seguire la pista che attraversa una splendida pineta sulla destra orografica del Maira, giungendo a Borgata Saretto nei pressi del lago artificiale (L’ITINERARIO Sci di fondo nelle valli occitane) 

In Val Maira, tra i mestieri itineranti, custoditi nella memoria dei vecchi e tramandati verbalmente di padre in figlio, vi era quello dell’acciugaio al quale noi di TREKKING&Outdoor abbiamo dedicato un interessante approfondimento: la Via degli Acciugai.

La Val Varaita è la più turistica; nella parte alta della valle non mancano case tipiche, con ampio uso del legno e tetti in losa. Abbondanti licheni rendono inquietante il bosco dell’Alevè, un rarissimo caso di bosco puro di cembro, con esemplari secolari. Numerosi percorsi escursionistici salgono al cospetto del Viso o a passi che si affacciano sull’Alta Provenza e sul Queyras, mentre i ciclisti possono salire al Colle dell’Agnello, già palcoscenico del Giro e del Tour.

La Valle Po è il Monviso: sale in pochi chilometri da Saluzzo fino a Pian del Re, su cui incombe il Gigante di Pietra con i suoi 3841 metri, spettacolare per forma ed eleganza, circondato da una natura aspra, spesso avvolto in vapori che ne esaltano l’aspetto leggendario. La principessa degli Elfi pare uscire dalle nebbie che avvolgono le sorgenti del grande fiume, all’ombra del Re di Pietra.

Il Viso Mozzo rappresenta la meta di un’escursione (L’ITINERARIO)  impegnativa in un ambiente selvaggio, tra pietraie e splendidi laghi, che regala una visione ravvicinata del versante est del Monviso, che incombe con la sua forma severa e autorevole.

 CAMMINARE NELLE MONTAGNE REALI

PIEMONTE_MONTAGNE REALI_LanzoNel cuore delle Alpi Graie, tra le più imponenti e selvagge catene montuose si aprono valloni profondi e boscosi che invitano all’esplorazione, tra ruscelli di acqua fresca e purissima.

I boschi hanno rappresentato per secoli l’unica fonte di sostentamento per le popolazioni montane, e quello del boscaiolo era uno dei mestieri più comuni in questi luoghi. Dai castagni ai faggi della bassa valle fino ai lariceti il territorio muta e affascina il camminatore.

L’eco dell’antica parlata patois risuona tra i borghi di pietra e legno, sotto i tetti orditi da lastre di scisto, le cosiddette lose. Sono le valli selvagge, memoria dell’antica età di questa terra, la vera attrazione per gli escursionisti.

 

  • NEL CUORE DELLE ALPI GRAIE: VALLI DI LANZO, VAL CERONDA E CASTERNONE

La Val di Viù innanzitutto, che da Usseglio si biforca ancora nel vallone d’Arnas, dove si allineano le cime più elevate, tra cui il Rocciamelone (L’ITINERARIO: Il Rocciamelone: Al cospetto del Re delle Alpicon il pittoresco borgo che dà il nome alla valle, e le belle frazioni di Villa Forno e Lernie, con i sentieri per il Colle del Lys e la Madonna della Bassa.Sempre in Val di Viù, la prima elevazione di rilievo dello spartiacque con la Valle Susa, la Punta Imperatoria (L’ITINERARIO: Monte Civrari – Punta Imperatoriaoffre un itinerario panoramico sull’Appennino Ligure e le Alpi Orientali, Torino e la sua collina, la pianura, il Monferrato, le Langhe. Un altro itinerario interessante sale alla Costa Fenera (L’ITINERARIO – Costa Fenera), che mostra un ampio panorama sul Rocciamelone e durante la salita si passa accanto all’ameno lago Nero.

La Val d’Ala, una delle prime mete turistiche grazie alla costruzione della ferrovia nel 1916, un vero paradiso per gli escursionisti da dove prendono il via alcuni dei più importanti itinerari, in particolare dal fiorito Pian della Mussa. Da non perdere Voragno, con gli affreschi cinquecenteschi della Cappella di San Fabiano.

In Val Grande l’arroccato Santuario di Santa Cristina a Cantoira, il presepe meccanico di Vrù, le miniere di talco di Brunetta ci riportano alla tradizionale vita di queste terre. Vallo, Varisella, Val della Torre e Fiano, insieme a La Cassa e Givoletto, sono punti di partenza di altrettanti interessanti itinerari tra boschi e panorami indimenticabili. Preserva l’ambiente delle valli Ceronda e Casternone, con i bei borghi di Fiano, Cafasse, Monasterolo e Robassomero, la Riserva naturale di Monte Lera dove si trova anche la rarissima specie di Euphorbia gibelliana. Lo storico Parco Regionale della Mandria, tra laghi e splendide dimore reali volute da Vittorio Emanuele II contribuisce a rinsaldare il connubio tra la l’uomo e la natura, testimoniato anche dai prodotti di queste terre, a partire dalla toma di Lanzo, prodotta da latte vaccino in forme stagionate tre mesi, e che si può gustare da sola o accompagnata con funghi porcini.

 CAMMINARE NEI PARADISI INVIOLATI

PIEMONTE_PARADISI INVIOLATI_canavese_Soglio35 layIn viaggio tra le meraviglie dell’Alto Canavese, della Valle Orco e della Valle Soana, territori caratterizzati da montagne che proteggono un mondo rurale fatto di sapori e mestieri antichi.

Trovare un ambiente naturalisticamente intatto e di bellezza selvaggia a pochi chilometri da una delle aree urbane più importanti e industrializzate del nostro paese è un sogno inseguito, quasi sempre invano, dagli appassionati di outdoor. Fantasia che però sembra realizzarsi alle porte di Torino, risalendo dalla pianura alle dolci colline di Pertusio, di Forno Canavese, di Levone e Cuorgnè, per addentrarsi nel paesaggio schiettamente alpino di Canischio, Pratiglione, San Colombano Belmonte e Prascorsano.

 

  • I MILLE SENTIERI DEL CANAVESE E IL GRAN PARADISO TRA NATURA E STORIA

L’Alto Canavese, delimitato a sud dal Rocciamelone (L’ITINERARIO: Il Rocciamelone, Al cospetto del Re delle Alpi) e a nord dal Gran Paradiso, consente di salire in breve da quota zero alla montagna vera e selvaggia, avvicinando lo sguardo ai 4000 metri di uno dei massicci più spettacolari d’Europa.

Il Gran Paradiso è uno dei simboli delle Alpi; il suo omonimo Parco Nazionale è la più antica area protetta d’Italia, risalente addirittura al 1856, quando i Savoia la istituirono come Riserva Reale per proteggere dall’estinzione lo stambecco. Le fitte foreste, la roccia nuda della montagna che sale di quota, i panorami indimenticabili, i torrenti d’acqua purissima e la fauna miracolosamente preservata rendono questo territorio protetto una delle più note mete del turismo naturalistico.

Una zona particolarmente ricca di laghi è quella del Nivolet (L’ITINERARIO: Parco Gran Paradiso: Colle del Nivolet) senza dubbio alcuno, tra le più suggestive dell’intero arco alpino. Il lavoro millenario dei ghiacciai e dei torrenti ha modellato col tempo le montagne e le valli dando vita alla Valle Orco, che digrada oltre le valli laterali del Roc, di Ribordone e l’altopiano del Nivolet, nella Val Soana, popolata di camosci e sorvolata dall’aquila reale, ma dove ci sono anche siti da non perdere per l’interesse monumentale, come il Santuario di San Besso. Alto tra valle dell’Orco e pianura canavesana, il Soglio è visibile da Castellamonte ed offre un panorama che spazia dall’Appennino alle Alpi Lepontine, passando per il Gran Paradiso.

Di diversa natura ma non meno interessanti sono la Riserva Naturale speciale dei Monti Pelati e Torre Cives, a occidente delle colline moreniche della storica città d’Ivrea, la Riserva Naturale speciale del Sacro Monte di Belmonte, su di un affioramento granitico, la Riserva Naturale Orientata della Vauda, disseminata di piccoli bacini e laghetti.

Un itinerario storico sulle orme di Arduino ci condurrà invece a visitare il Santuario di Belmonte e il Castello di Valperga, per poi vedere le gesta del sovrano affrescate nelle pareti della cappella di San Grato a Canischio e di San Giorgio a Valperga. La Comunità Montana ha attrezzato tre differenti reti di sentieri a tema: il Sentiero Balcone, lungo lo spartiacque che chiude a monte la val Gallenca e che parte da Alpette fino al monte Soglio; il Sentiero del Gallo in Val Gallenca; il Sentiero dei Tabernacoli da Valperga a Belmonte.

 CAMMINARE NEL BIELLESE

Pascoli, piccoli borghi e antichi santuari: ecco le Prealpi biellesi

Pascoli, piccoli borghi e antichi santuari: ecco le Prealpi biellesi

Nella provincia di Biella, in quell’angolo di Piemonte che confina con la Valle d’Aosta, rilassanti colline verdi accolgono chi cerca una dimensione naturale autentica, lontana da contaminazioni esterne. Dalle finestre dei tipici borghi della Valle Elvo è possibile affacciarsi sulla pianura sottostante oppure abbracciare con gli occhi la cima delle vicine, imponenti montagne valdostane. Tra le colline intorno a Biella, pastori e luoghi di fede, pascoli e borghi convivono da sempre sotto lo sguardo vigile delle cime del Monte Rosa. Seguendo le anse del torrente Sessera, da Coggiola fino alla confluenza con il Sesia, scopriamo l’omonima valle fatta di dolci rilievi e piccoli borghi. Se desiderate trascorrere una giornata di totale immersione nella maestosità della natura si può percorrere l’itinerario che porta ai santuari del Cavallero, della Novareia e del Brughiera e la tappa successiva diretta verso il Santuario di San Giovanni d’Andorno  lungo i rilievi collinari della Valle Cervo con un lungo percorso dal dislivello contenuto, inserito in un paesaggio tra borgate, frazioni e paesi e pascoli e prati.

I caseifici di queste valli particolarmente dedite alla pastorizia, producono il macagn, formaggio a latte intero d’origine esclusivamente bovina. Gli uomini che vivono e hanno vissuto la natura selvaggia del Biellese sono, da sempre, legati ad una tradizione religiosa fortemente radicata. La Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Oropa, custode del Santuario della Madonna di Oropa (L’ITINERARIO:Dal Santuario di Oropa al Santuario di Graglia), è meta di un sentito pellegrinaggio e dove ci sono percorsi interessanti da fare (L’ITINERARIO: Dal Santuario di San Giovanni D’Andorno al Santuario di Oropa). 

Ogni anno, in una notte di fine luglio, canti e litanie accompagnano i partecipanti attraverso un suggestivo percorso d’alta quota illuminato dall’affascinante luce delle fiaccole. Per gli escursionisti più allenati consigliamo l’Alta Via delle Alpi Biellesi, un trekking di lunga percorrenza dalle caratteristiche molto varie.

Unendo le località di Piedicavallo e Bagneri, il percorso, perfettamente indicato, si distende per filo di cresta sulle montagne che sovrastano la città di Biella. È necessario essere dotati di imbraco e longe per superare i tratti più impervi.

  • IL VOLTO AUTENTICO DEL BIELLESE: VALLE SESSERA, VALLE CERVO E L’OASI ZEGNA

Coperta da fitti boschi compatti, la Valle Sessera è stata per molto un’area selvaggia, poco popolata e particolarmente isolata dall’esterno. Negli ultimi due secoli, lo sviluppo del settore tessile ha contribuito a modificare le vie d’accesso e il paesaggio, consentendo nuove opportunità di incontro sociale e culturale.

La protagonista di questa natura nascosta è l’acqua che, dalle cime alpine del gruppo del Rosa, arriva nei fiumi, nei laghi e nelle risaie. Con la sua forza modellatrice ha inoltre scavato due cavità carsiche, la grotta di Bercoveri e quella di Tasseri.

L’anfiteatro collinare intorno a Biella ospita la Valle Cervo, territorio di confine che da sempre ha visto il passaggio di uomini e mandrie diretti verso i mercati di Biella.

Questi incessanti viaggi hanno dato vita ad incontri stimolanti mettendo in relazione molteplici realtà culturali. Segni tangibili dei percorsi delle popolazioni locali sono oggi mulattiere, terrazzamenti, edicole, fontane, abbeveratoi per il bestiame, disseminati tra boschi e pascoli. Ancora nella Provincia di Biella, la Valle Mosso è un verde lenzuolo adagiato sulle colline, ricco di sentieri escursionistici in grado di regalare spettacolari panorami sulle Alpi, come ad esempio quello che da Coggiola  accompagna gli escursionisti al Santuario del Cavallero 

Tra la Valle Cervo e Trivero, percorrendo una bella strada panoramica, si arriva nel cuore dell’Oasi Zegna, considerata un importantissimo laboratorio nella natura in grado di accogliere attività di educazione ambientale e di ricerca. Ai ragazzi vengono raccontati i preziosi segreti della vita di montagna mentre per gli appassionati del settore si tengono lezioni di botanica e micologia.

L’Oasi è meta ambita anche per gli sportivi che qui possono praticare, oltre all’escursionismo e alla mountain bike, l’arrampicata, lo sci, il volo a vela e l’equitazione. Un itinerario breve e alla portata di tutti è il Sentiero dei Rododendri .

CAMMINARE NEGLI ALPEGGI DEL VEGLIA E DEVERO

VAL GRANDE_44In un ambiente alpino estremamente scenografico, fatto di piccoli alpeggi e grandi morene, ampi pascoli e laghi dove le cime riescono a specchiarsi, i Parchi Naturali Veglia-Devero e Val Grande invitano a sintonizzarsi sui ritmi della natura!

Dal 1990 il Parco naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero tutela i due grandi alpeggi delle Alpi Lepontine Occidentali, mentre il Parco Nazionale della Val Grande è simbolo di un territorio “wilderness”, così come viene definito, privo di insediamenti stabili, strade asfaltate e infrastrutture moderne.

 

  • VEGLIA E DEVERO, TESTIMONIANZE DELL’ECCEZIONALE RAPPORTO UOMO-MONTAGNA

In un ambiente alpino estremamente scenografico, fatto di piccoli alpeggi e grandi morene, ampi pascoli e laghi dove le cime riescono a specchiarsi, i Parchi Naturali Veglia-Devero e Val Grande invitano a sintonizzarsi sui ritmi della natura! Dal 1990 il Parco naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero tutela i due grandi alpeggi delle Alpi Lepontine Occidentali, mentre il Parco Nazionale della Val Grande è simbolo di un territorio “wilderness”, così come viene definito, privo di insediamenti stabili, strade asfaltate e infrastrutture moderne.

Veglia è l’Alpe della luce, protetta da un grande anfiteatro di montagne solitarie e selvagge, sorprende per i suoi ampi pascoli che il sole ama spesso visitare. Ad abbracciare le grandi conche prative pensano i lariceti, fantasia di gnomi nascosti tra i fiori rosa acceso dei rododendri o in mezzo alle piantine punteggiate dal viola scuro dei mirtilli.

All’Alpe si arriva solo dopo due ore di cammino, lungo la mulattiera del Nembro, ma in inverno l’accesso è negato dalla neve. Grazie alla particolare condizione di isolamento l’alpeggio, con le sue tradizionali case in pietra, si preserva così intatto, insensibile alle alterazioni dello scorrere del tempo.

Devero è conosciuta come l’Alpe del sorriso, per la fantasia delle sue fioriture estive che riempiono di colori i pascoli in quota. Qui sembra avverarsi l’impossibile, circa cinquecento specie sono ospiti di questo grande giardino botanico naturale, molte delle quali prevedono fioriture in periodi differenti dell’anno.

Ma l’Alpe regala agli escursionisti la sua magia: insolite condizioni climatiche rendono possibile una fioritura contemporanea, il sorriso variopinto e festoso di Devero. Lo splendido alpeggio vanta inoltre un eccezionale rapporto uomo-montagna; l’uomo ha bonificato l’area, poi ha iniziato a viverla costruendo piccole baite di pietra e a condurre il proprio bestiame nelle ampie conche, sempre in punta di piedi, facendosi parte della natura, attento a non alterare preesistenti equilibri.

Una bel itinerario inizia da Alpe Devero e accompagna l’escursionista verso l’Alpe della Valle, punto panoramico sulle cime dell’Alpe Devero. Anche il Lago del Bianco e il Rifugio Arona rappresentano una piacevole meta della Val Devero. Anche d’inverno l’Alpe Devero sa essere affasciante, quando la neve copre i pascoli e le cime che circondano la piana. Percorrendo la traccia bianca che sale al Lago Sangiatto sembra di respirare davvero l’aria del grande Nord.

 

 

  • NATURA SELVAGGIA: IL PARCO NAZIONALE DELLA VAL GRANDE

Per tutti gli amanti della natura il Parco Nazionale della Val Grande propone una totale immersione nella più vasta area selvaggia delle Alpi. Solo natura, grandi boschi ricoperti dai faggi dove la luce del sole è l’unica intrusa accettata: con il cielo azzurro si fa strada tra i rami per posarsi sulle abbondanti acque dei torrenti che l’accolgono scintillando.

Un tempo la comunità di montagna che qui ha vissuto, ha tenacemente lottato con un territorio difficile e una montagna spesso ostile. Suscitano grande ammirazione gli sforzi di chi ha provato a domare questa natura sviluppata in verticale che rendeva un’impresa coltivare la terra, spostarsi, strappare alla montagna risorse indispensabili come la pietra e il legno.

Come in un grande palcoscenico a spettacolo concluso, il parco presenta le tracce d’una scena ormai abbandonata ma non per questo priva di fascino. Ciclopiche opere di terrazzamento, cisterne in pietra per la raccolta di acqua piovana e una fitta rete di sentieri è l’eredità lasciata dalla gente di montagna.

I pastori di allora erano costretti ad accompagnare un bovino per volta sulle strette tracce che accompagnavano in alta quota, oggi noi possiamo godere delle meraviglie naturali e paesaggistiche della valle ricalcando le orme d’antichi montanari.

L’Alpe Cortenuovo, l’Alpe Sacredi, la selvaggia e solitaria Val Portaiola, l’Alpe Gabbio, l’Alpe Serena e gli alpeggi La Motta e La Piana, sono solo alcuni dei luoghi bellissimi toccati da una lunga traversata, in ambiente selvaggio, che attraversa il Parco Nazionale (L’ITINERARIO). Un altro affascinante itinerario suddiviso in due tappe che attraversa il Parco Nazionale della Val Grande è il seguente: da “Fondo Li Gabbi” a porta a “In La Piana” (L’ITINERARIO) e nella seconda tappa, dall’Alpe In La Piana a Colloro (L’ITINERARIO)

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