Fotografare in grande: la macrofotografia

18 marzo 2020 - 17:38

Chi di voi ha mai pensato di cambiare il proprio punto di vista con quello di una formica? Possiamo provarci grazie all’affascinante mondo della macrofotografia.

Un errore tipico della fotografia è realizzare foto “vuote”, con il soggetto troppo piccolo in rapporto all’inquadratura; questo problema sicuramente non si presenterà con fiori e insetti, sono loro i soggetti principali dei nostri scatti e quindi devono riempire bene la nostra foto. Per far questo, con lo smartphone dovrete avvicinarvi ben bene ai vostri modelli – in fotografia e soprattutto per noi trekker si dice che il miglior zoom siano le proprie gambe – se però volete realizzare una scatto più interessante, in tal caso le accortezze da adottare sono altre…

Attenzione però, la differenza tra una buona foto e una anonima la fa soprattutto la vostra mano e la vostra testa: si sa, l’80% della bellezza dell’immagine dipende dal talento della persona e solo il 20% dalla qualità dell’attrezzatura fotografica che vi portate appresso nello zaino. Eh già! Potete avere una signor reflex da qualche migliaio di euro e fare foto orribili. Capita.

I segreti per immortalare modelli small

Scegliere una location che consenta di incontrare e ammirare piccolissimi esseri viventi nel loro contesto naturale è semplice: non occorre andare in Africa per immortalare un piccolo safari, basta incamminarsi verso gli ampi prati delle nostre valli e monti!

Individuata la zona ideale, possiamo iniziare a dare alcuni consigli fotografici per calarci in una nuova realtà, per tanti versi aliena, che necessità di una ripresa a distanza ravvicinata 1:1. Indubbiamente essere già operativi all’alba aiuta, infatti la luce è migliore e nelle prime ore della mattina è più facile “inseguire” le farfalle ancora rallentate dal freddo della notte e quindi meno “fuggevoli”.

Oltre a conoscere le regole di composizione, tempi di posa e luci, (questioni tecniche che potete approfondire sul blog di Cesare Re, fotografo professionista, anzi, vi suggeriamo di porre a lui tutte le domande del caso), nella macrofotografia è fondamentale saper controllare la profondità di campo e la messa a fuoco: l’utilizzo di un diaframma chiuso ci aiuterà ad aumentare la profondità di campo, riducendo così il fuori fuoco del soggetto, ma lasciando intravvedere maggiormente lo sfondo, elemento che può creare disturbo. Al contrario un diaframma aperto ammorbidisce i contorni dell’immagine creando un bell’effetto di sfondo sfumato e uniforme, il tutto a scapito, talvolta, di una perfetta messa a fuoco. Per chi è alle prime armi fotografare soggetti statici, come possono essere i fiori, sarà sicuramente più semplice rispetto agli insetti… sempre che il vento non ci metta il cosiddetto zampino. In determinati casi può essere utile anche l’uso del cavalletto, a tale proposito vi segnaliamo l’articolo “Il treppiede” di Cesare Re

È il gioco delle parti, bisogna essere bravi a trovare il giusto compromesso. Non solo: bisogna tenere in considerazione che a diaframmi chiusi sono associati tempi di scatto più lunghi e viceversa, con ovvie ripercussioni sul micro-mosso.

Per ovviare al problema si può scattare a sensibilità più alte, tenendo presente che con valori superiori agli 800 ISO inizia a comparire il “rumore” (la granulosità delle foto).

Personalmente sconsiglio l’uso del flash che però toglie naturalezza al soggetto e al contesto se non utilizzato in modo veramente professionale. Tra tanti dubbi una cosa è certa: nella macrofotografia, fatta di tentativi, la tecnologia digitale ci viene incontro perché permette di fare tanti scatti a costo zero, con la verifica immediata dei risultati e quindi la possibilità di perfezionarsi rapidamente.

Testo e foto di Enrico Bottino

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