Camminare fa bene al cuore? Risponde la cardiologa Gianstefani

Camminare non è solo appassionante, ma anche un vero allenamento naturale per il cuore: ce lo spiega la cardiologa ed escursionista Silvia Gianstefani del Policlinico di Sant'Orsola a Bologna

27 febbraio 2026 - 13:00

La cardiologa Gianstefani: camminare fa bene al cuore? 7 domande e risposte 

Camminare fa bene allo spirito, ma ancora di più al cuore.

Non si tratta semplicemente di una sensazione: numerosi studi scientifici dimostrano che l’attività fisica regolare, come il trekking, ha un effetto concreto sulla salute cardiovascolare.

Camminare con costanza aiuta a prevenire malattie come ipertensione, problemi coronarici e alterazioni dei livelli di colesterolo, migliorando al contempo la resistenza del cuore e la circolazione sanguigna.

Ma cosa succede realmente al nostro cuore quando affrontiamo un sentiero?

Quali sono le differenze tra una semplice passeggiata in città e un’escursione in quota?

E come possiamo sfruttare al meglio i benefici del trekking senza correre rischi?

Ne parliamo con la dottoressa Silvia Gianstefani, cardiologa presso il Policlinico di Sant’Orsola a Bologna, che ci spiega perché camminare rappresenta un “allenamento naturale” per il cuore.

1 – Dottoressa Gianstefani, perché camminare fa bene al cuore?

Il trekking, svolto regolarmente, migliora la capacità del cuore nel distribuire il flusso sanguigno al corpo ed ai polmoni.

In questo modo incrementa il livello di ossigeno nei tessuti e migliora l’eliminazione delle sostanze di scarto.

Inoltre un esercizio fisico di moderata-elevata intensità riduce il rischio di aterosclerosi coronarica.

Questa è una condizione in cui colesterolo, fibrina, cellule infiammatorie si depositano nelle arterie coronarie (che portano il sangue ricco di ossigeno al cuore) formando delle placche.

Queste riducono il calibro delle coronarie e di conseguenza l’apporto di ossigeno al muscolo cardiaco fino a provocare ischemia cardiaca.

2 – Camminare, dunque, diminuisce il rischio di coronaropatia?

Esatto, diminuisce questo rischio principalmente riducendone i fattori predisponenti.

Nel dettaglio:

  • riduce la pressione arteriosa sistolica e diastolica migliorando l’elasticità delle arterie, diminuendo l’infiammazione a livello vascolare e migliorando la funzione endoteliale;
  • aumenta il metabolismo dei grassi riducendo i trigliceridi, il colesterolo (cattivo) LDL ed aumentando il colesterolo HDL (buono) nel sangue;
  • riduce il rischio di obesità aumentando il dispendio calorico, il metabolismo basale e la massa magra riducendo il grasso viscerale e peri epatico;
  • riduce il rischio di diabete di tipo II aiutando il corpo a controllare i livelli di insulina;
  • migliora la funzione renale aumentando il flusso di sangue ai reni ed il filtrato glomerulare;
  • riduce l’infiammazione e lo stress ossidativo;
  • come azione indiretta può portare all’astensione dal fumo.

3 – Quali differenze tra camminare in montagna e in città?

Il trekking in montagna ha caratteristiche uniche: il terreno vario e irregolare stimola equilibrio e coordinazione, le pendenze naturali intensificano lo sforzo anche a bassa velocità.

Inoltre, l’ambiente naturale è più ricco di ossigeno e lontano dallo smog urbano, con effetti positivi anche sull’apparato respiratorio.

4 – Ci sono benefici anche sul piano generale, quello mentale e sullo stress?

Assolutamente sì.

Il trekking, come del resto una attività fisica, di moderata-elevata intensità eseguita regolarmente presenta molteplici benefici per la salute per individui di tutte le età.

Camminare all’aria aperta riduce i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, favorendo il rilassamento e il sonno.

Migliora l’umore grazie alla produzione di endorfine, riducendo il rischio di depressione ed ansia.

Migliora il sistema muscoloscheletrico, aumentando la densità ossea e riducendo il rischio di fratture.

Inoltre riduce il rischio di molteplici malattie, tra cui i tumori, ed il declino delle funzioni cognitive nell’anziano.

5 – È sufficiente camminare un poco ogni giorno o serve fare escursioni più lunghe?

Secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità gli adulti dovrebbero effettuare almeno 150-300 minuti di attività fisica di moderata intensità alla settimana oppure 75-150 minuti di attività fisica aerobica vigorosa.

Per cui anche brevi passeggiate regolari producono benefici.

L’importante è la costanza: bastano 30–60 minuti di camminata moderata, almeno quattro volte alla settimana, per ottenere gli effetti positivi che abbiamo elencato.

Ovviamente, escursioni più lunghe e con dislivello aggiungono un beneficio ulteriore.

6 – Quali sono gli errori più comuni che le persone fanno quando camminano?

Spesso si parte troppo velocemente o si sottovaluta la fatica, si sceglie un percorso troppo impegnativo rispetto al proprio livello, oppure si trascurano idratazione e alimentazione.

Errori che possono portare a conseguenze anche gravi includono il non ascoltare i segnali che invia il corpo.

In presenza di palpitazioni, affanno eccessivo o dolore al petto, è fondamentale fermarsi e chiedere assistenza medica.

7 – Che tipo di attività fisica è il trekking e quanto è completo per la salute del cuore?

Il trekking si colloca nell’ambito dell’esercizio dinamico, provocando contrazione e rilasciamento muscolare che porta ad un incremento della frequenza cardiaca.

È una attività aerobica, basata sulla glicolisi aerobia mediante la quale si scompone il glucosio (zucchero) in presenza di ossigeno per la produzione di energia che viene fornita ai muscoli.

È un esercizio completo, perché combina lavoro cardiovascolare, rinforzo muscolare e stimolo dell’equilibrio.

Inoltre, l’aspetto naturale e rilassante della montagna ne induce alla pratica regolare, elemento chiave per il benessere cardiovascolare.

 

_Leggi gli altri nostri consigli sul trekking e l’outdoor

 

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