Come camminare sui terreni difficili: tecniche e consigli

Su terreni ripidi, scivolosi o sconnessi la tecnica di camminata diventa fondamentale. Ecco come gestire baricentro, appoggi e passo per affrontare con maggiore sicurezza salite, discese, traversi e brevi passaggi su roccia.

25 ottobre 2026 - 13:00

Attenzione al sentiero e alle sue caratteristiche

Su un sentiero ripido, scivoloso o sconnesso non sempre basta mettere un piede davanti all’altro.

Quando il terreno diventa impegnativo, la tecnica di camminata può fare la differenza: aiuta a mantenere l’equilibrio, a sfruttare meglio l’aderenza delle calzature e a ridurre il rischio di scivolare.

Fango, ghiaia, erba bagnata, terreno friabile e roccia inclinata richiedono infatti qualche accorgimento in più rispetto alla normale progressione su un sentiero pianeggiante.

Non si tratta di trasformarsi in arrampicatori, ma di imparare a gestire meglio il baricentro, distribuire il peso e scegliere con attenzione dove appoggiare i piedi.

Su terreno ripido, il baricentro resta sopra i piedi

L’aderenza non dipende soltanto dal grip della suola dei nostri scarponi, ma anche da come distribuiamo il peso sugli appoggi.

In linea generale, maggiore è la pressione che riusciamo a esercitare sui punti di contatto con il terreno, maggiore sarà la possibilità di mantenere l’aderenza.

Su un pendio ripido e sdrucciolevole, però, l’istinto ci porta spesso a fare esattamente il contrario.

La paura di scivolare ci fa arretrare il busto, spostando il baricentro verso valle e alleggerendo i piedi.

Il risultato è paradossale: nel tentativo di frenare la scivolata, si riduce proprio l’aderenza che dovrebbe impedirla.

Meglio quindi mantenere le ginocchia leggermente flesse e il busto inclinato in avanti, cercando di tenere il baricentro il più possibile sopra i piedi.

Il movimento deve essere controllato, senza irrigidire le gambe e soprattutto evitando di procedere con passi troppo lunghi.

Passo corto e appoggi sicuri

Sui terreni difficili vale una regola semplice: meglio un passo corto e controllato di uno lungo e incerto.

Accorciare il passo permette di mantenere più facilmente l’equilibrio e di trasferire il peso da un piede all’altro senza movimenti bruschi.

È particolarmente importante quando il fondo è composto da ghiaia, detriti o terra molto asciutta e friabile, dove un appoggio troppo deciso può far partire il terreno sotto la suola.

In discesa, poi, è importante evitare di lasciarsi cadere all’indietro.

Anche qui il busto deve rimanere sufficientemente in avanti rispetto ai piedi, con le ginocchia elastiche e il passo adattato alla pendenza.

Il mezzo passo sui pendii molto sdrucciolevoli

Quando la discesa diventa particolarmente ripida e scivolosa, per esempio su un ghiaione, può essere utile ricorrere alla tecnica del mezzo passo.

Ci si posiziona con il corpo leggermente ruotato rispetto alla linea di massima pendenza, disponendo i piedi lateralmente rispetto al pendio.

Si carica il peso sul piede più alto e si abbassa progressivamente quello a valle.

Il baricentro viene quindi trasferito verso il piede più basso, mentre l’altro piede viene nuovamente avvicinato.

Il movimento si ripete con piccoli spostamenti successivi.

In questo modo si evita di affrontare la pendenza direttamente lungo la linea di massima inclinazione e si mantiene un maggiore controllo degli appoggi.

Quando la salita diventa troppo ripida: il passo incrociato

Anche in salita può capitare che la combinazione di pendenza e terreno scivoloso renda difficile mantenere una buona superficie di appoggio.

Fango, erba bagnata e ghiaia possono rendere instabile la progressione e aumentare rapidamente la fatica.

In questi casi può essere utile procedere con il corpo e i piedi ruotati rispetto alla direzione di salita, come se si stesse camminando in traverso.

Il bacino viene spostato verso monte per caricare il peso sul piede che fa da appoggio.

L’altro piede può quindi essere spostato più in alto, anche incrociandolo rispetto al primo.

Si trasferisce nuovamente il peso sul piede appena avanzato e si ripete il movimento.

La tecnica consente di mantenere una superficie di contatto più favorevole tra suola e terreno, evitando di affrontare frontalmente una pendenza sulla quale gli appoggi diventerebbero progressivamente più precari.

Il “piede a banana” funziona davvero

Nella camminata in traverso su terreno molto ripido può essere utile anche ruotare verso valle il piede che si trova più in basso.

È il cosiddetto “piede a banana”, un’espressione scherzosa che descrive la posizione del piede arcuato verso l’esterno.

La rotazione permette alla suola di appoggiare maggiormente di piatto sul terreno anziché soltanto sul bordo, aumentando la superficie disponibile per l’aderenza.

Il movimento coinvolge naturalmente anche il resto del corpo: ruotando il piede verso valle, si tende infatti a orientare leggermente nella stessa direzione il bacino e il busto.

Il risultato è una posizione più stabile, con il baricentro meglio allineato rispetto all’appoggio.

È una tecnica particolarmente utile nei traversi su terreno erboso, terroso o comunque sdrucciolevole, sempre valutando però la consistenza del fondo e le reali condizioni di sicurezza.

Quando il sentiero diventa una breve arrampicata

Può capitare che un itinerario escursionistico presenti brevi passaggi su roccette, piccoli gradini o saltini nei quali occorre utilizzare anche le mani.

Sono situazioni nelle quali non serve necessariamente trasformarsi in arrampicatori, ma è importante usare correttamente gli appigli e soprattutto i piedi.

In salita, le mani dovrebbero servire soprattutto a mantenere l’equilibrio e a controllare il movimento, mentre la spinta principale deve arrivare dalle gambe.

È preferibile afferrare appigli relativamente bassi e stabili, all’incirca all’altezza della testa o poco sopra, invece di cercare subito quelli più alti.

In questo modo si mantiene il corpo vicino alla parete o alla roccia e si può salire progressivamente, spostando il peso sui piedi prima di cercare nuovi appigli con le mani.

Non bisogna tirarsi verso l’alto con le braccia quando è possibile salire spingendo con le gambe: oltre a essere più faticoso, farlo può compromettere l’equilibrio.

E in discesa? Prima guardiamo dove mettere i piedi

I piccoli saltini in discesa richiedono ancora più attenzione.

Prima di abbassarsi è bene portarsi vicino al bordo e individuare visivamente gli appoggi successivi.

Abbassare il più possibile le mani, mantenere il corpo raccolto e spostare il bacino verso l’esterno permette di vedere meglio il terreno sottostante.

Le gambe rimangono piegate e il movimento verso il basso viene controllato attraverso i piedi e le mani, senza lasciarsi semplicemente cadere.

Se il passaggio presenta esposizione, roccia bagnata, appigli incerti o una conseguenza importante in caso di caduta, però, non è più una questione di semplice tecnica escursionistica: meglio fermarsi e valutare se il passaggio sia davvero alla propria portata.

La tecnica aiuta, ma non sostituisce la prudenza

Camminare bene sui terreni difficili significa soprattutto adattare il movimento alle condizioni del sentiero.

Passo corto, ginocchia elastiche, baricentro controllato e attenzione agli appoggi sono accorgimenti semplici, ma diventano preziosi quando il terreno cambia.

Nessuna tecnica, però, può trasformare un passaggio oltre le proprie capacità in un passaggio sicuro.

Se il terreno è troppo ripido, instabile o esposto, la scelta migliore può essere semplicemente tornare indietro, cercare una variante più facile o utilizzare l’attrezzatura e le competenze necessarie per affrontarlo.

 

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