Escursioni in zone remote? Ecco perché una eSIM non dovrebbe mancare nello zaino

Lo smartphone è diventato uno degli strumenti di sicurezza più importanti in montagna, soprattutto quando serve orientarsi o chiedere aiuto. Purtroppo è anche uno dei più fragili, perché dipende da un segnale che nessuno può garantire

20 ottobre 2026 - 16:59

Te ne accorgi quando il meteo cambia prima del previsto e la luce comincia a calare.

Al bivio il sentiero non è più così chiaro, tiri fuori il telefono per controllare la traccia o avvisare il rifugio, e in alto compare la scritta “Nessun servizio”. E lì, che si fa?

Chi frequenta la montagna da anni conosce bene quella sensazione. Quello che pochi sanno è che, spesso, il campo nei paraggi c’è.

Solo che non è quello del proprio operatore. Si dice che prevenire sia meglio che curare. In questo caso, con un solo accorgimento, puoi fare entrambe le cose.

Perché la SIM tradizionale non basta

La SIM tradizionale ti collega alla rete di un unico operatore.

In città non te ne accorgi nemmeno, perché la copertura c’è quasi ovunque. In quota è un’altra storia, perché le antenne sono poche e la copertura varia parecchio da un operatore all’altro, soprattutto dove i versanti fanno da schermo.

Capita spesso che, nello stesso punto del sentiero, il telefono di un compagno di escursione abbia due tacche e il tuo nessuna. Non c’è nessun mistero: il suo operatore ha un ripetitore in quella valle e il tuo no.

Una sola SIM significa un unico anello che, se cede, si porta dietro tutto il resto.

Se la tua rete non arriva, la mappa non carica (a meno che tu non l’abbia scaricata prima) e condividere la posizione diventa impossibile. Il GPS continua a sapere dove sei, ma non hai modo di dirlo a nessuno.

Fa eccezione il 112, che in genere riesce a passare anche dalla rete di un altro operatore, se nella zona ce n’è almeno una raggiungibile. Tutto il resto, però, dati compresi, rimane legato alla tua rete.

La SIM virtuale come seconda corda

A questo serve la SIM virtuale, o eSIM. Si tratta di una SIM digitale integrata nel telefono, che si attiva scaricando un profilo invece di inserire una scheda.

La maggior parte degli smartphone recenti permette di usarla insieme alla SIM fisica.

Se la eSIM si appoggia a un operatore diverso dal tuo, il telefono ha due reti a cui agganciarsi invece di una. Un po’ come in cordata, dove nessuno affiderebbe la propria sicurezza a un solo ancoraggio.

Molti smartphone, poi, possono spostare in automatico i dati sull’altra linea quando quella principale perde copertura.

Su iPhone l’opzione si trova nelle impostazioni dei dati cellulari, su Android dipende dal modello. Così il telefono cerca da solo la rete che funziona, e tu non devi armeggiare con le impostazioni mentre cala il buio.

C’è anche un dettaglio che in montagna può essere determinante.

La eSIM non è una scheda, quindi non rischia di saltare fuori dal carrellino se il telefono cade sulle rocce. Non servirà aprire il telefono con le dita fredde per cambiare SIM in un rifugio.

Cosa la eSIM non può fare

Va detto chiaramente, però.

Nessuna SIM, fisica o virtuale, crea il segnale dal nulla. In fondo a un canalone o in certe valli laterali non arriva nessun operatore, e lì una seconda linea non cambia niente.

La eSIM aumenta le probabilità di restare connessi, ma il campo resta comunque una questione di antenne.

Per questo le buone abitudini restano indispensabili. Scarica le mappe offline prima di partire e lascia detto a qualcuno a valle dove vai.

E quando le giornate si accorciano conta molto la preparazione per non restare al buio e al freddo.

 

Il kit di sicurezza, anche digitale

Nello zaino di un escursionista esperto non mancano mai il power bank e la giacca impermeabile.

Il telefono ormai fa parte della stessa categoria e merita la stessa cura, anche perché due linee attive consumano un po’ più di batteria.

Qualche accorgimento da fare a casa, con calma:

  • Prima di partire, una prova di navigazione con la eSIM attiva e il Wi-Fi spento.
  • Controlla su quale rete si appoggia il piano. Se è la stessa della tua SIM, il vantaggio sparisce.
  • Vale la pena installare “Where ARE U”, l’app ufficiale del 112, che durante la chiamata invia la tua posizione alla centrale.

 

La tacca in più

Quasi tutte le uscite finiscono senza imprevisti, fortunatamente.

La preparazione serve per le poche volte in cui il tempo gira e il sentiero si confonde, quando anche un segnale debole può fare la differenza tra una chiamata riuscita e un’attesa al buio.

Molti degli errori che in montagna costano caro nascono dal classico “tanto a me non succede”.

Aggiungere una eSIM al proprio kit richiede pochi minuti e costa poco. Meglio pensarci con calma a casa che ritrovarsi senza segnale sul sentiero.

 

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