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Sempre più viaggiatori cambiano radicalmente il loro modo di vivere le vacanze più lunghe, quelle estive o invernali, scegliendo la leggerezza e l’abbandono del superfluo.
Si parte per immergersi nei territori attraversati, scoprirne le usanze e le tradizioni, spesso muovendosi a piedi o con i mezzi pubblici, accompagnati da un bagaglio facile da trasportare.
Nel mondo anglosassone si chiamano backpacker. In Italia non esiste un termine equivalente, e a noi piace chiamarli viaggiatori lenti.
Avere il passaporto pronto, i voli acquistati e i pernottamenti prenotati non basta.
Viaggiare con il solo zaino richiede una preparazione più approfondita rispetto al viaggio tradizionale, dove di solito è sufficiente una lista di cose da fare.
Servono lo spirito giusto e l’approccio corretto per evitare contrattempi e stress inutili.
Spontaneità e capacità di adattamento sono al centro di questo tipo di viaggio, ma questo non significa rinunciare a ogni forma di organizzazione.
Il buon viaggiatore lento non può prescindere da una conoscenza approfondita delle proprie mete, un apprendimento che dovrebbe iniziare diverso tempo prima della partenza, magari partendo dalla letteratura.
Le guide turistiche restano fondamentali per organizzare gli spostamenti, ma per cogliere lo spirito di un luogo nulla è meglio della sensibilità di uno scrittore.
Chi sta organizzando un viaggio in Cile, per esempio, può essere certo che nessun volume turistico riuscirà a raccontare il paese come Isabel Allende nel romanzo “Il mio paese inventato”.
In questi viaggi le tariffe e i limiti imposti dalle compagnie aeree non sono l’unico parametro da tenere a mente.
I veri limiti del bagaglio sono quelli delle proprie spalle, che dovranno sostenere il peso del carico spesso per periodi prolungati. Per questo è importante selezionare con cura ciò che si porta.
È il momento di fare ordine nelle idee, chiedendosi cosa sia davvero indispensabile. Servono davvero capi per “serate eleganti”?
Quaranta paia di calze? Nove barattoli di crema solare? Meglio rinunciare a tutto ciò che si può acquistare in loco, come articoli per l’igiene personale e lozioni varie: spazio e peso risparmiati per cose più importanti.
Le politiche di taglio non devono però imporre rinunce a uno dei piaceri più grandi del viaggio, quello della lettura.
Anche gli amanti della carta stampata possono apprezzare la comodità di un e-reader, che permette di portare decine di libri in un dispositivo piccolo e leggero.
Dopo la selezione conta la disposizione.
Gli oggetti essenziali come occhiali da vista e documenti di viaggio vanno sistemati nella parte alta dello zaino, mentre capi ingombranti e scarpe trovano posto sul fondo.
Per saperne di più rimandiamo all’articolo dedicato alla preparazione dello zaino, con la procedura collaudata per sistemare bene il carico.
Tutto dipende dalla meta e dalla durata del viaggio. Dieci giorni in Francia non sono paragonabili a un mese nel sud-est asiatico.
Per le vacanze brevi con lo zaino in spalla, un itinerario parzialmente pianificato, con alloggi già prenotati, aiuta a sfruttare al massimo il tempo a disposizione.
Quando i periodi si allungano, invece, ci si può permettere un margine maggiore di avventura, magari prenotando solo i primi tre o quattro giorni e proseguendo con maggiore libertà.
Viaggiare leggeri costa meno, ma dopo i primi giorni le spese si fanno comunque sentire, anche scegliendo alloggi modesti e mezzi pubblici.
Esistono molti modi per risparmiare senza rinunciare ai siti artistici e culturali sognati a lungo. In molte parti del mondo sono previsti sconti per studenti o pensionati.
Diversi musei importanti offrono ingressi gratuiti o sconti significativi durante manifestazioni, festività o eventi particolari, come accade in molte città italiane in occasione delle feste patronali.
Il cibo è cultura, scoperta, tradizione. È una delle parti centrali del viaggio e per questo è essenziale assaggiare i piatti tipici dei luoghi visitati.
Non serve frequentare ristoranti eleganti ogni giorno, lo si può fare ogni tanto, ma sono lo street food, le trattorie locali e i mercati rionali a custodire i veri sapori della tradizione.
Sono inoltre luoghi di incontro, occasioni preziose per mangiare bene senza spendere molto e magari scambiare due chiacchiere con altri viaggiatori.
I viaggi in pullman o in treno possono essere lunghi e noiosi, ma non rappresentano una perdita di tempo.
Possono diventare il momento giusto per riflettere su quello che si è visto, scrivere appunti, riordinare le fotografie e pianificare le tappe successive, soprattutto quando non è tutto già programmato in anticipo.
Parte del divertimento sta nel confrontarsi con le barriere linguistiche e nell’imparare dalle altre persone. Allo stesso tempo, evitare ogni contatto con altri turisti significa rinunciare ai consigli pratici di chi ha già trascorso qualche giorno nella stessa località.
Una volta scesi dal treno o dal pullman, è il momento di lasciare emergere lo spirito del viaggiatore lento. Meglio evitare ulteriori mezzi se non per gli spostamenti più lunghi, muovendosi il più possibile a piedi.
Vale la pena accettare anche il rischio di perdersi: sono spesso le strade sbagliate a regalare le scoperte più belle, dalla street art ai negozi particolari, fino ai caffè storici. Nelle città più estese resta sempre l’opzione di noleggiare una bici per la giornata.
Tutti conosciamo le sensazioni che travolgono al rientro a casa dopo un viaggio ricco di esperienze, la voglia di condividere con amici e famiglia ogni dettaglio.
Serve però misura. Nell’epoca dei social media il racconto inizia spesso in movimento, con foto su Instagram o brevi post su Facebook.
Meglio essere parsimoniosi, aspettare le domande e poi rispondere. Il rischio, altrimenti, è quello di vedere gli amici sparire al primo ritorno.
Condividere va bene, ma con misura: il viaggio resta un’esperienza intima e personale, mai un motivo di vanto.
Sembra una contraddizione con il punto precedente, ma non lo è. I viaggi vanno documentati per sé stessi, per mantenere viva la memoria e le emozioni, da rievocare nei periodi di stress durante l’anno.
Lo zaino, al rientro, sarà certamente pieno di pezzi di carta, brochure, cartoline, biglietti e ricordi vari. Piuttosto che lasciarli in qualche cassetto, perché non utilizzarli per costruire un album?
In un mondo digitale, dove foto e video rischiano di perdersi nella memoria di uno smartphone, questi ricordi analogici, fatti di oggetti che si possono toccare, hanno un valore enorme. Sono un piccolo tesoro da custodire con cura.
Il backpacking, in fondo, è prima di tutto un modo di guardare il mondo. Significa accettare di mettersi in cammino con poco, fidandosi della propria capacità di adattamento e dell’incontro con luoghi e persone.
Quel che resta, al ritorno, non è la quantità di chilometri percorsi o di città visitate, ma la qualità dello sguardo che si è imparato a posare sui territori attraversati.
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