Caltabellotta: turismo lento nella natura

20 maggio 2018 - 12:47

Conosciuta fin dall’antichità per la sua collocazione strategica, la zona di Caltabellotta fu teatro di numerose guerre e durissimi assedi. Nel VI secolo vi approdarono i greci per fondare Triokala, nome che traeva ispirazione da tre importanti caratteristiche del luogo: l’impenetrabilità, la ricchezza delle acque e la fertilità del suolo. Nel territorio del paese, ad un’altitudine di circa 500 metri, tra boschi di pino d’Aleppo e pino domestico, si colloca l’area attrezzata Cannaria-Ficuzza – con capacità ricettiva di circa 130 persone, fruibile anche da portatori di handicap e percorribile in bicicletta. Un magnifico ambiente naturale che invoglia gli escursionisti a fermarsi anche più giorni, godendo di una vacanza di elevata valenza culturale, paesaggistica ed enogastronomica.

Il percorso inizia dallo spiazzo di fronte all’Eremo di S. Pellegrino, complesso monastico con chiesa e convento, fondato in epoca normanna e ricostruito nel Settecento. Da qui si può salire sul monte Pellegrino (m 940) per visitare l’eremo e la grotta del Drago. Dallo spiazzo si distacca una stradina nella roccia che diventa una scalinata e, attraversando le necropoli del monte delle Nicchie e del monte di Pietà, conduce alla piccola chiesa della Pietà, realizzata all’interno di una spelonca, e alla grande grotta a sei vani che durante le festività ospita il Presepe Vivente.  Più avanti il passaggio Malupirtusu, antica via segreta di accesso del re Cocalo alla sua nuova fortezza sulla rupe Gogàla, oggi permette di attraversare da nord a sud la dorsale montuosa del monte Kratas. Il percorso può essere chiuso ad anello percorrendo la panoramica Via San Pellegrino che interseca il fianco nord del gruppo dei monti della Pietà, delle Nicchie e di S. Pellegrino fino al Piano della Madrice (o piazzale di Lauria). Qui domina lo scenario l’edificio della Cattedrale normanna, fra resti di epoca bizantina, altari sacrificali intagliati nella roccia e panorami suggestivi; ad est l’imponente figura del monte Castello (o Pizzo) che svetta dall’alto dei suoi 948 metri, e dove (a circa 450 metri) spiccano i resti del castello normanno della regina Sibilla.

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