La Riserva dello Zingaro: il trekking più bello della Sicilia

Sul lato occidentale del Golfo di Castellamare, la Riserva Naturale Orientata dello Zingaro è l’unica area protetta costiera della Sicilia a non avere una strada litoranea, demarcazione artificiale che, il più delle volte, interrompe quella varietà di paesaggi che si insegue a brevissima distanza, dal fondale marino alla riva costiera, al versante montano.

20 maggio 2019 - 14:22

Sul lato occidentale del Golfo di Castellamare, la Riserva Naturale Orientata dello Zingaro è l’unica area protetta costiera della Sicilia a non avere una strada litoranea, demarcazione artificiale che, il più delle volte, interrompe quella varietà di paesaggi che si insegue a brevissima distanza, dal fondale marino alla riva costiera, al versante montano.

In un paesaggio di rara e aspra bellezza, la natura della Riserva dello Zingaro riserba agli escursionisti bellissime insenature che oggi rappresentano un angolo di paradiso dove trattenersi per fare il bagno, ma anche un immediato entroterra dove si inseriscono gli insediamenti rurali, testimoni di una attività agricola e pastorale importante per l’economia del luogo. L’antico legame tra l’uomo e la terra è rievocato dal Museo della Civiltà Contadina della Riserva, mentre l’altrettanto importante sodalizio tra l’uomo e il mare è ricordato dal Museo delle Attività Marinare a Cala Tonnarella dell’Uzzo e dal classico paesaggio da cartolina che si trova ad appena due chilometri dall’ingresso Sud della Riserva: l’insenatura di Scopello, il luogo più pittoresco dell’intero golfo di Castellammare. In questa stupenda cala, protetta dai faraglioni e da vecchie torri d’avvistamento, si pescavano i tonni, un tempo così abbondanti che i greci soprannominarono la rada “Cetaria”, cioè “terra dei tonni”.

Da Castellamare si segue la SS 187 per Trapani e, imboccata la deviazione al Km 32.4, si attraversa la baia di Guidaloca, protetta dall’alto da una torre cilindrica cinquecentesca. Oltrepassata l’incantevole baia di Scopello si arriva all’ingresso Sud, il principale della Riserva regionale Orientata dello Zingaro. Percorrendo i 7 chilometri dell’itinerario costiero, oltre ai siti d’interesse naturalistico si visitano i diversi musei disclocati lungo il litorale: il Museo naturalistico presso Punta della Capreria, il Museo della Manna, il Museo delle Attività Marinare, il Museo della Civiltà Contadina, il Centro di Educazione Ambientale. Descrizione: dall’ingresso Sud si oltrepassa la galleria scavata nel 1976, prima ancora che venissero bloccati definitivamente i lavori di costruzione della strada litoranea. Trascuando sulla destra, in basso, l’area attrezzata pic-nic, si raggiunge in breve il Centro visitatori e la diramazione per Cala Capreria e le sue due incantevoli spiaggette di ciottoli. La deviazione permette di raggiungere il primo dei 5 Musei della Riserva, recuperato grazie all’attenta opera di restauro di un antico fabbricato.

All’interno del Museo Naturalistico sono raccolte tutte le specie faunistiche presenti allo Zingaro. Sempre dal Centro visitatori, un altro ripido sentiero, questa volta in salita, guadagna quota grazie ad una serie di tornanti fino all’inizio del sentiero di mezza costa (390 m), che da sud a nord percorre la Riserva parallelamente all’itinerario costiero. Ma noi seguitiamo su quest’ultimo, fino a raggiungere Punta Capreria Grande, uno sperone panoramico da dove s’intravede, a nord, il profilo della torre di avvistamento di San Vito Lo Capo; tramite i fuochi accesi sulla sua sommità si poteva comunicare con altre torri lontane miglia e miglia.

Si procede lungo il sentiero dominato da rupi a strapiombo sul mare, fino a giungere al Museo della Manna: nel periodo estivo una guardia forestale non mancherà di offrirvi l’acqua e di illustrarvi il mestiere dell’intaccaluoro e le caratteristiche della manna, prezioso prodotto estratto dagli alberi di Fraxinus ornus. La passeggiata tra la vegetazione pioniera degli scogli e gli splendidi esemplari di palma nana, in alcuni tratti molto densa e prossima alla macchia, è inframmezzata da deviazioni verso splendide calette, dove riservare una preziosa quanto desiderata sosta balneare. È quanto ci attende, superato l’agglomerato rurale di contrada Zingaro, il cuore della Riserva. Infatti, dopo brevi sali e scendi, si incrociano due sentieri, entrambi diretti a delle bellissime rade ciottolose: Cala della Disa e, subito dopo, Cala Berretta. Non ci resta che scendere in spiaggia e abbandonare zaini e scarponi per accarezzare il bagnasciuga, rigenerare i piedi, giocare con gli spruzzi delle onde che s’infrangono a riva.

E poi una nuova partenza. Tornati sul sentiero costiero si procede verso nord, superando contrada Marinella (un sentiero scende ad un’altra caletta), fino ad una breve deviazione in salita che consente di raggiungere Grotta dell’Uzzo, maestoso anfiteatro di roccia che in passato diede rifugio ai pastori, alle loro greggi, ma anche a ladri e briganti. In quest’immensa abside naturale sono stati condotti scavi che hanno portato alla luce reperti del Paleolitico Superiore. Ricerche e rilevamenti di antichi fossili di alghe e molluschi marini, soprattutto ammoniti, hanno avvallato l’ipotesi secondo la quale 20 milioni di anni fa l’acqua arrivava a lambire la grotta. A meno di 300 metri si trova il Museo della Civiltà Contadina (fonte), che ospita testimonianze del ciclo del grano e dove è possibile vedere all’opera maestri intrecciatori che lavorano le fibre vegetali, producendo gli oggetti più disparati. Piccoli appezzamenti di terreno coltivati a mandorli, carrubi, viti, olivi e seminativi, si percorrono al ritorno, poiché a questo punto si prende la variante diretta all’incantevole caletta dell’Uzzo, il cui substrato calcareo esalta la trasparenza dell’acqua. Il volteggiare dei gabbiani a pelo d’acqua invita all’ennesimo tuffo.

Proseguendo nuovamente lungo la linea di costa, sempre in piano, si raggiunge l’ingresso Nord della Riserva, dove sorge il Museo delle Attività Marinare e l’ennesima, bellissima, insenatura: Cala Tonnarela dell’Uzzo. Il Museo delle Attività Marinare, che presenta una curiosa riproduzione in scala di una tonnara, è stato ricavato dalle costruzioni adibite ad antico malfaraggio: qui venivano custoditi gli attrezzi della tonnara di Scopello e qui venivano alloggiati i pescatori che stagionalmente lavoravano all’impianto di reti fisse presso la Torre dell’Uzzo. Nell’ultimo tratto di sentiero s’incontra un ricovero per i muli e gli asini di razza pantesca, alternativi ai mezzi motorizzati che non possono essere introdotti nella Riserva, nemmeno dall’Azienda Forestale.

Il sentiero per rientrare all’ingresso Sud è lo stesso percorso all’andata, salvo il tratto iniziale che dal Museo delle Attività Marinare segue in leggera salita l’indicazione per il Museo della Civiltà Contadina.

Testo e foto di Enrico Bottino

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