CAMMINARE A PUTIGNANO

18 marzo 2020 - 0:19

Giunti a ridosso delle case, un tempo difese da mura di cinta, oggi affacciate su una estramurale che circonda tutto il vecchio abitato, la visione per effetto prospettico scompare e con essa sembra scomparire anche la vecchia Putignano, ma per i più curiosi e i meno frettolosi essa è lì, appena dietro la prima fila di case.

STORIA

La più credibile origine del nome Putignano è quella che lo fa discendere da un prediale romano, dal nome, cioè, di un proprietario terriero romano o romanizzato: un Potinius dal quale discenderebbe Potineanum o Putineanum. Sotto i Normanni, all’alba del secondo millennio, Putignano si andò ingrandendo con l’arrivo di molti sfollati provenienti dai distrutti abitati di Barsento e Casaboli. Dal 1086 feudo dell’abbazia benedettina di Santo Stefano di Monopoli, ebbe da Federico II (1194-1250) la concessione di erigere un castello, che però nel 1219 sarebbe stato demolito, assieme alle mura che circondavano la città, per ordine dello stesso imperatore.

Colpa di Putignano, l’aver parteggiato per il papa a discapito dell’imperatore e avergli chiuso le porte in faccia quando questi, di ritorno da una battuta di caccia, si accingeva a entrare in città. Nel 1317 l’abbazia di Santo Stefano, da cui dipendeva l’abitato di Putignano, passò dai benedettini ai cavalieri Gerosolomitani, poi di Rodi e di Malta, cui rimarrà sino all’inizio del 1800. Questi cavalieri, chiamati Balì, erano frati guerrieri ed esercitavano tanto il potere temporale che quello spirituale. Anche il baliaggio di Putignano partecipò alla difesa dell’isola di Malta, possedimento dei cavalieri, e alla battaglia di Lepanto che, nel 1571, arrestò l’avanzata ottomana in Europa.

ITINERARIO DI VISITA

Partendo da Corso Umberto I, dove inizia l’Estramurale che circonda il centro storico ed è denominata a Mezzogiorno e a Levante, si incontrano, sul luogo ove sorgeva il primitivo castello distrutto da Federico II, il Municipio e la Chiesa del Carmine.

Il Municipio, che fa tutt’uno con la chiesa, era un tempo convento dei carmelitani, sorto verso la fine del XVII secolo dove si conservano molte pergamene con vecchi atti rilasciati a favore di Putignano da papi e regnanti, tra i quali il più antico è del 1154, oltre a una collezione di vasi antichi rinvenuti in alcune sepolture peucete. La chiesa presenta una facciata a unica cuspide, rivestita come l’ex convento di bugnato rustico in pietra locale; qui si conservano varie tele, tra le quali alcune del castellanese Vincenzo Fato (1705-1788).

Entrati nel centro storico da Corso Garibaldi, di fianco al Teatro Comunale, dov’era l’antica Porta Grande, si raggiunge Piazza del Plebiscito, alla sommità della quale si trova la Chiesa Matrice di San Pietro, sorta, secondo la tradizione, nel luogo ove l’apostolo parlò per la prima volta ai putignanesi della nuova fede. Di certo c’è un documento dell’889 attestante la presenza di una chiesa dedicata a San Pietro e tenuta dai monaci benedettini.

Rimaneggiata nel 1085 e poi nel 1474 dal Balì Carafa, come risulta da un’epigrafe sulla facciata, la Chiesa di San Pietro conserva poco dell’originaria architettura romanica pugliese del XII secolo, pure mantiene inalterata la maestosità della facciata, nella quale si apre un bel rosone del XV secolo. All’interno, rifatto in forme barocche, oltre a dipinti di Andrea Miglionico (1662-1718), sono presenti varie opere di Stefano da Putignano (circa 1470 – circa 1539), come un altorilievo raffigurante una Madonna con Bambino, una statua di San Sebastiano, un presepe attribuibile alla sua scuola, e l’imponente statua di San Pietro nella seconda cappella di sinistra.

Veri gioielli della chiesa sono poi l’organo in legno dorato, il pulpito e il soffitto ligneo; notevoli inoltre l’altare maggiore realizzato in marmi policromi e nell’oratorio, cui si accede per mezzo di due scalinate, altri tre altari lignei. Di fianco alla chiesa si trova il palazzo Romanazzi-Carducci, o del Balì, costruzione del XIV secolo, ma quasi completamente rifatto.

Prendendo la stradina di fronte alla chiesa s’incontra subito il cosiddetto Pozzo la Chianca, che dà il nome alla strada. L’antica cisterna, con una capacità di 220 m3, costituiva la riserva idrica della città, fino ad allora dipendente per l’approvvigionamento di acqua dal lago Idrito, detto Stagneto, resto dell’antico fiume Cana o delle Canne.

Al termine della strada si gira a destra per Via Santa Chiara, dall’omonimo convento del Seicento, con l’annessa chiesa ottocentesca. Di fronte, in uno degli angoli più suggestivi del paese, si trova la chiesetta della Madonna di Costantinopoli, con i tetti spioventi e la copertura a chiancarelle, aperta al culto il primo martedì di Marzo, quando si festeggia la Madonna, la cui immagine, del 1548, è conservata all’interno. Proseguendo per Via Santa Maria si perviene alla Chiesa di Santa Maria la Greca, eretta nel XIV secolo sulle rovine di un tempio pagano. In questa chiesa nel 1394, per sottrarle ai pericoli delle scorrerie che avvenivano lungo la costa, furono traslate, dal Castello-abbazia di Santo Stefano presso Monopoli, una tavola bizantina della Vergine, di qui il nome della chiesa, e una reliquia del protomartire Santo Stefano, protettore della città.

Da questo avvenimento trarrebbe le sue origini il carnevale di Putignano. Rimaneggiata già nel XV e XVI secolo, oggi la Chiesa di Santa Maria la Greca si presenta come il miglior esempio di barocco della città, ergendosi imponente, affiancata da un campanile alto 42 metri, su una piazzetta dove sopravvivono antiche case, disposte secondo un’apparente asimmetria costruttiva.

Superata la chiesa si prende a destra una strada in salita, Via Gradini Angelini, caratterizzata dai cordoli trasversali ricavati nelle chianche della pavimentazione, per evitare lo slittamento degli zoccoli degli animali e delle calzature dei viandanti, e si prosegue per Via Minzele, giungendo così in Via Castello, dove ci si ritrova a costeggiare la Chiesa di San Pietro. Piegando a sinistra si sbocca in un minuscolo slargo sormontato dalla mole massiccia del Cisternone, costruito dall’Acquedotto Pugliese nel 1923.

Siamo alle spalle della Chiesa di San Pietro; in alto, sopra l’ingresso della sacrestia, all’interno di nicchie, due statue: San Giovanni Battista e San Rocco. Per Via Porticella si raggiunge Corso Vittorio Emanuele, prosecuzione di quel Corso Garibaldi dal quale si è iniziato il percorso, sul quale si affaccia la possente struttura del Convento delle Carmelitane, attuale sede della Biblioteca Comunale; di qui, prendendo la seconda stradina a sinistra, Via Arco Michele, e poi ancora a sinistra, ci si trova di fronte alla Chiesa di Santo Stefano, sormontata da una cupoletta a lanterna. Tornati indietro per Via Forno Santo Stefano e prendendo a destra si raggiunge Via Purgatorio e la Chiesa dei Santi Medici Cosma e Damiano, forse edificata su un tempio intitolato a Castore e Polluce; all’interno una tela raffigura Sant’Irene, venerata per la protezione dai fulmini, nell’atto di difendere Putignano.

Attraversato un arco di fianco alla chiesa si percorre Via Arco Galera, dalla quale si esce dal centro storico. Poco distante, di fronte a Porta Barsento, sulla Via per Alberobello, c’è la Chiesa di San Domenico, costruzione seicentesca con un poderoso campanile, alto come quello di Santa Maria la Greca, nella quale sono conservate tele di Andrea Miglionico e di Vincenzo Fato, oltre a uno splendido coro ligneo del Settecento.

All’annesso ex convento è legata la vicenda di Domenico Giovinazzi, nato a Putignano nel 1693, che fu monaco del convento; qui recluso per una grave colpa. Fuggito nel 1717 in Germania, divenne maestro di italiano di Wolfang Goethe. La sua storia fu indagata da Benedetto Croce, che venne più volte a Putignano assieme al suo editore, Giovanni Laterza, fondatore della omonima casa editrice, nativo di Putignano.

Si prosegue adesso per l’Estramurale a Mezzogiorno fino a incontrare la Porta Nuova, di fronte alla Via per Castellana, attraverso la quale, per Via Marascelli, si rientra nell’abitato antico. Si costeggia di nuovo Santa Maria la Greca attraverso Via Arco Campanile, fino a ritrovarsi di fronte all’ingresso della chiesa.

Di qui, per Via Santa Chiara, Via Melo e Via Santa Lucia ci si riporta nei pressi di Porta Grande, inizio e conclusione del percorso cittadino. Nei pressi l’antica e simpatica trattoria di Cicirinella, la rivendita di latticini di bufala dell’azienda La Florida, e la macelleria Borgo Antico dove funziona il fornello pronto.

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