CAMMINARE A SAMMICHELE DI BARI

18 marzo 2020 - 0:19

Sul territorio di Sammichele di Bari è attestata la presenza di villaggi abitati già nel Neolitico, lungo la Lama di Jumo, nei pressi del Canale di Frassineto, alla confluenza di due importanti strade che lì s’incontravano – una, orientata da nord a sud, che univa il vicino abitato di Monte Sannace alla costa, l’altra, orientata da est a ovest, che andava da Gravina in Puglia fino a Egnazia proseguendo per il contiguo Canale di Pirro.

STORIA

Nel XII secolo esisteva un Casale Frassineto, dal nome del feudatario Thomas de Fraxeneto, che risulta abitato fino al XV secolo; dal XII al XVII secolo si hanno, inoltre, notizie dell’Abbazia si Sant’Angelo in Frassineto, i cui resti sono ancora visibili in Contrada Canale. Agli inizi del Seicento, poi, il nuovo feudatario di queste terre, il mercante portoghese Michele Vaaz, fondò attorno a una torre preesistente l’attuale abitato – affidato inizialmente a una comunità serba – che assunse la denominazione di Casale San Michele. Neanche un secolo dopo il Casale passò di mano ad altri feudatari: ai de Ponte, cui appartenne dal 1667 al 1794, e infine ai Caracciolo, fino all’eversione della feudalità. Con l’unità d’Italia, finalmente, il paese assunse la sua denominazione definitiva.

ITINERARIO DI VISITA

Come molti altri centri storici dei paesi contermini Sammichele di Bari si caratterizza per i suoi vicoli, gli slarghi, i vicinati e le strette vie, pavimentate con le chianche ricavate dalla locale pietra calcarea, sulle quali si affacciano le case, spesso unite da archi, addossate le une alle altre quasi a darsi reciproco conforto.

Muovendo alla conoscenza di Sammichele di Bari dai giardini pubblici di Via Armando Diaz, in direzione del centro cittadino, s’incontra subito la sede della Biblioteca Comunale. Edificata dall’OND (Opera Nazionale Dopolavoro) tra il 1939 e il 1940 e destinata alle attività dopolavoristiche, con ambienti dedicati al tempo libero, alla lettura e con una sala cinematografica e ampie aree scoperte, la struttura rappresenta un bell’esempio dell’architettura del Ventennio.

Passato nel Dopoguerra, con la stessa destinazione, all’ENAL (Ente Nazionale Assistenza Lavoratori), l’edificio, dopo lo scioglimento dell’Ente nel dicembre del 1978, fu acquistato dal Comune che lo destinò dopo i necessari adeguamenti a Biblioteca Comunale e Archivio Storico, con annesso teatro-sala conferenze.

Percorsa Via Diaz e il successivo Corso Vittorio Emanuele si raggiunge, in Piazza 24 Maggio, il Monumento ai Caduti, inaugurato nel 1937 per ricordare i sammichelini periti nella Grande Guerra e successivamente, con l’aggiunta di una lapide, quelli caduti nel secondo conflitto mondiale. Di fronte si alza Palazzo Gentile, un edificio liberty costruito nel 1924, il primo realizzato a Sammichele con solai in travi di cemento armato. Svoltato a sinistra per Via Umberto I si raggiunge Piazza Giuseppe Garibaldi e si prosegue in direzione di Via Roma.

All’imbocco di quest’ultima si piega a destra per Via della Maddalena e poco dopo s’incontra, in Piazza Caracciolo, l’ingresso del castello. Il Castello Caracciolo, in epoca medievale un avamposto di controllo del territorio circostante, fu poi trasformato in residenza agricola, e alla fine del XVIII secolo in palazzo signorile dei Caracciolo di Vietri. Finalmente acquistato dal Comune nel 1971, ospita al suo interno il Museo della Civiltà Contadina, nato già nel 1968 su iniziativa del professor Dino Bianco, al quale è intitolato.

Secondo gli intendimenti del suo fondatore il Museo recupera e ripropone la cultura materiale ed espressiva del mondo contadino, ponendo grande attenzione all’aspetto didattico.

A fianco del cancello d’ingresso del castello, si alza la facciata della Chiesa della Maddalena, con tre portali; edificata all’inizio del Seicento su una cappella preesistente, a tre navate, conserva al suo interno varie opere pittoriche della seconda metà del Seicento, una statua lignea settecentesca di San Michele Arcangelo, patrono della città e un fonte battesimale con incisa sul bordo la data 1620 e la dedica: SM (Santa Maddalena).

Sempre procedendo per Via della Maddalena s’interseca, poco dopo, Via Capitano Dalfino – in realtà appare come una lunga piazza, con varie scale esterne che portano ai piani superiori delle rustiche abitazioni. Attraversatala, si prosegue per Via Torino, costeggiando un grande isolato circondato da un muro di cinta che delimita un giardino, prima si sboccare in Via Giuseppe Mazzini.

Qui, prima di proseguire oltre, si possono notare, sulle chiavi di volta degli ingressi della casa di fronte, all’angolo con Via Rapisardi, due maschere apotropaiche – dal greco apotrépein, allontanare. In questo caso riproducono due volti dall’aspetto sereno, ma altre volte questi mascheroni, che avevano, secondo le superstizioni di un tempo, il compito di allontanare gli influssi malefici, presentano volti animaleschi o animali mitologici, o volti umani irridenti o, infine, motivi floreali.

Giunti in Via della Resistenza si piega a destra, transitando per Largo Sant’Antonio e quindi, a sinistra, per Via Fratelli Rosselli; al termine di questa si trova, a destra, Via Principessa Mafalda, che si percorre fino a incontrare Via Conte Vaaz. Qui si piega a destra portandosi verso la porta urbica, sottostante la Torre dell’Orologio, che si attraversa, giungendo così sulla grande Piazza Vittorio Veneto.

Di fronte, all’estremità opposta della piazza, si trova la chiesa dedicata a Maria SS. del Carmelo, raffigurata nella lunetta sovrastante l’ingresso. Costruita intorno alla metà dell’Ottocento da maestranze locali, la chiesa ospita al suo interno, tra le altre, le statue lignee della Madonna del Carmine e di San Rocco, e quella in marmo policromo di San Michele Arcangelo.

Ritornati sulla piazza, sotto la quale si trova una grande cisterna d’acqua, ora svuotata, della quale si può scorgere il fondo grazie ad un grande oblò di vetro, si raggiunge a sinistra Via Dogali, dove, al Panificio Spinelli, si può trovare la famosa fecàzz a livre, composta da un rotolo di pasta, avvolto a spirale e condito con olio, sale e origano; una tra le tante specialità gastronomiche di Sammichele – della zampina si è detto, e le macellerie-osterie-fornello pronto non mancano.

Tra gli altri prodotti da forno non vanno trascurati i taralli all’olio: se ne possono trovare di ottimi al Panificio Velletri, in Via Monte Grappa. Riprendendo il cammino, dopo Via Dogali, si prende a sinistra Via Firenze, fino a raggiungere Piazza Netti, sulla quale si affaccia Palazzo Pinto, già sede municipale, poi biblioteca e primo sito del Museo della Civiltà Contadina.

Qui s’imbocca a destra Via Muratori portandosi in Via Manzoni; oltrepassatala, si percorre in tutta la sua lunghezza Via dei Mille, fino a ritornare in Corso Vittorio Emanuele, in corrispondenza di Largo Aldo Moro. Di qui, prendendo a sinistra, si ripercorre la stessa strada dell’andata lungo la quale, in Largo imbriani, ci si può fermare ad assaggiare i latticini di produzione artigianale del caseificio Eredi Pastore. Infine, proseguendo per Via Armando Diaz, si raggiungono i giardini pubblici, in corrispondenza di Via D’Addabbo, da dove si è iniziato il percorso.

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