Alta Val Seriana: un trekking facile con vista sulle Orobie

Un percorso alla portata di tutti e non particolarmente battuto dai turisti, capace però di ripagare con uno dei panorami più belli della Lombardia. è il “Sentiero delle Malghe”, in val Seriana: montagna autentica ad appena cinquanta minuti da Bergamo.

13 agosto 2023 - 9:06

La Val Seriana si snoda per quasi 60 chilometri a nord di Bergamo, seguendo il corso del fiume da cui prende il nome, il Serio.

La sua propaggine nord tocca la provincia di Sondrio ed un’altra zona mitica per gli appassionati di montagna, la Valtellina.

In questo articolo ci fermiamo in Alta Val Seriana, sopra il paese di Gromo, località che sfiora i 1.200 metri di quota.

Da qui parte una splendida passeggiata lungo il cosiddetto “Sentiero della malghe”, che sale di quota fino a sfiorare i 1800 metri del Monte Redondo.

Una camminata non eccessivamente impegnativa, adatta anche alle famiglie con figli abituati alle scarpinate, che si chiude in poco più di quattro ore.

 

La partenza del sentiero delle Malghe

Per iniziare la camminata occorre raggiungere Gromo. Prima di iniziare il trekking è assolutamente consigliabile una sosta in paese: Gromo, infatti, è stato inserito nella lista dei “Borghi più belli d’Italia”.

Quello di Gromo è un piccolo villaggio medievale incastonato tra le montagne bergamasche che profuma ancora di autentico.

Le chiese antiche, con i loro peculiari campanili, testimoniano la storia e la cultura di questa regione.

Poco distante dal paese, inizia anche la nostra camminata: occorre raggiungere, in auto o a piedi, la località “Spiazzi di Gromo”, a otto chilometri dal centro.

La strada è asfaltata e ben tenuta. Il paesaggio, nonostante la quota poco elevata e le tante casette sparse, è già suggestivo e prepara la vista a quello che arriverà più in alto.

Arrivati al grande parcheggio di piazzale Avert, si inizia il sentiero.

L’imbocco è verso nord, accanto ad un bar. Da qui si sale rapidamente dentro ad una fitta abetaia fino a raggiungere la baita del Dosso, a 1369 metri sul livello del mare.

La vegetazione via via tende a diradarsi con l’aumentare della quota. Abeti si alternano a piccoli laghetti. Il rumore delle auto è ormai un lontano ricordo.

La camminata prosegue fino alla suggestiva baita d’Avert, a 1495 metri di quota, la seconda delle malghe che danno il nome al sentiero.

 

Di malga in malga

Il sentiero prosegue poi verso sud. Parallela al nostro cammino, alla nostra sinistra verso est, si staglia la cresta che collega la cima Benfit col monte Timogno, entrambi sopra quota 2100.

Per ora le cime sono seminascoste dall’orografia ma presto si manifesteranno in tutto il loro splendore.

La salita, non eccessiva, continua fino al pascolo della baita della Costa, a quota 1646 metri. Qui c’è un bivio: a sinistra i più temerari possono salire sul monte Avert, a 2085 metri di quota.

Stavolta, però, ce la prendiamo comoda e proseguiamo verso destra, lungo il sentiero meno ripido.

L’orografia di questo tratto di valle regala qualche sali-scendi, giusto per tirare un po’ il fiato.

Dopo poco si incrocia la stazione di arrivo della seggiovia che parte dagli Spiazzi, dove i più avranno lasciato la propria automobile.

A questo punto si è circa a metà del cammino, dopo due ore di escursione tra boschi, pascoli e malghe.

Poco dopo, incroceremo il rifugio Vodala, a 1647 metri, posizionato a mezza costa su un pascolo da cartolina.

 

Sul falsopiano, verso la vetta

Il sentiero non “decolla” di quota e si mantiene poco sotto i 1600 metri di quota.

Poco dopo il rifugio di Vodala, si incrocia la seggiovia della pista nera “Orsini”, dopo la quale un’inequivocabile freccia ci guiderà verso l’ultimo tratto per raggiungere la vetta odierna: il Monte Redondo.

Continua il cammino e passiamo accanto ad una serie di barèch, dei recinti di pietra che vengono usati per racchiudere gli animali al pascolo durante la stagione estiva.

Non a caso, incrociare tranquille capre di montagne intente a brucare erba è tutt’altro che raro.

Siamo ormai nella zona del monte Corrù a 1818 metri di quota.

La vetta del monte è concatenata al Redondo, e proprio la sella di concatenazione è la il tracciato che seguiamo per giungere in cima.

Il bosco, ormai, ce lo siamo lasciati alle spalle.

La vista si prepara al terrazzo naturale su tutta la vallata che la cima del Redondo saprà regalarci. Per tanta bellezza, però, occorre salire un poco.

 

L’ultima salita fino alla vetta

L’ultima salita è uno dei tratti più faticosi del nostro trekking, vista la pendenza elevata.

Un tratto che, se percorso con minori, va gestito con calma e particolare attenzione.

Il gioco, però, vale la candela: dopo una ventina di minuti si arriva alla vetta, 1796 metri sul livello del mare.

Un balcone protetto da corde metalliche permette di godersi di una vista a 270 gradi su tutte le Orobie.

Lo sguardo dal terrazzo spazia dalle dolomiti della Valcanale, passando da Pizzo Pradella e Pizzo del Diavolo. A destra il Brunone, il Coca e le cime che contornano la conca del Barbellino.

Sotto di noi, oltre un chilometro più in basso, il paesino medievale di Gromo da cui il cammino è cominciato.

 

Ritorno semplice

Se per salire lungo il nostro itinerario sono state necessarie circa tre ore e un quarto, per scendere ne basterà una abbondante.

Si ritorna sullo stesso sentiero fino alla pista Orsini, poi è possibile scendere di quota rapidamente attraverso il bosco in direzione di baita Pagherolo.

Di lì a poco gli Spiazzi tornano visibili ad occhio nudo ed è lì che si conclude la nostra camminata.

Quando andare

La quota non eccessivamente elevata della nostra camminata ci permette di percorrere il sentiero delle malghe da maggio fino ad ottobre senza particolari problemi.

L’estate, comunque, rimane il periodo migliore.

Sulle Alpi, è risaputo che temporali pomeridiani anche forti possono scoppiare anche nei mesi estivi solitamente più stabili, luglio in primis.

Occorre sempre consultare con attenzione i bollettini meteorologici, prediligendo i giorni in cui la probabilità di temporali è più bassa.

A maggio e settembre, ma soprattutto ottobre, non sono affatto rari i giorni in cui nubi basse e foschie avvolgono la valle fino a dopo mezzogiorno, in qualche caso fino al pomeriggio.

 

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