Colorful houses in the old town of Mergozzo, a popular holiday resort on Lago Maggiore lake, Italy
Il Piemonte dei laghi intorno al Verbano regala all’escursionista percorsi naturalistici tradizionali tra parchi e riserve, e interessanti spunti per conoscere l’antica storia delle genti che con le acque hanno convissuto.
Tante sono anche le cittadine storiche da visitare.
Belgirate, grazioso borgo che si adagia leggero sulla collina della Motta Rossa; Stresa, ben nota località di villeggiatura, da dove sono possibili escursioni al Mottarone e alle fluttuanti e fiorite isole Borromee.
E poi Villa Taranto, con i suoi sette chilometri di sentieri dove passeggiare perdendosi tra ventimila esemplari botanici.
Cannero, che si affaccia su una costa lussureggiante di olivi, magnolie, azalee, bouganville con gli antistanti Castelli di Malpaga su due minuscoli isolotti.
E ancora Maccagno con il bel centro storico e Cannobio, con i balconi e le scalinate in pietra.
A una manciata di chilometri dal Lago Maggiore, c’è un piccolo specchio d’acqua, il più piccolo dei grandi laghi del verbano.
È il lago di Mergozzo, un vero paradiso di silenzio e acqua cristallina a pochi chilometri da Baveno.
La sua rete di sentieri in ambiente prealpino si sviluppa tra paesi e alpeggi di media quota della Valle Cannobina, tra Val d’Ossola e il Verbano.
Davanti, la sponda occidentale del lago che confina a nord col Canton Ticino.
Mergozzo non è solo lago, ma anche fatica e lavoro legato alla storia dell’arte.
Il paese ha un’identità legata alla pietra: nell’area sono documentate attività lapidee con cave di granito e collegamenti storici con il distretto del marmo di Candoglia (quello impiegato per il Duomo di Milano), segno di una tradizione estrattiva radicata nel territorio.
Ph.: Gettyimages/Maleo Photography
Sopra il paese si alza il Mont’Orfano (794 m), una vetta isolata tra la piana del Toce e il bacino di Mergozzo.
Qui, oltre alle tracce di cave e attività minerarie ricordate nelle descrizioni escursionistiche locali, la parte più interessante per chi ama leggere la montagna è la presenza delle opere militari della Linea Cadorna: trincee, postazioni e strutture costruite durante la Prima guerra mondiale lungo la frontiera con la Svizzera, su impulso del generale Luigi Cadorna.
È una storia che in primavera si coglie bene: boschi di castagno, mulattiere e punti panoramici si alternano a resti in pietra e terra che non sono scenografia, ma memoria concreta del Novecento.
Vetta isolata, tra il corso del Toce e il Lago di Mergozzo, il Mont’Orfano (m 794) si erge a gendarme della Val d’Ossola.
Sul Mont’Orfano sono presenti le testimonianze delle attività estrattive e minerarie, cave e miniere di quarzo, nichel e marmo bianco.
La salita alla vetta è un percorso storico che consente di vedere le fortificazioni volute dal generale Cadorna durante la prima guerra mondiale.
Lungo la strada che collega Gravellona a Verbania si devia in direzione di Mergozzo, sino ad una cava nei pressi di una curva dove inizia il sentiero.
Ph.: Gettyimages/balenabianca
La presenza di un cartello del Cai indica la direzione che sale con tornanti sino ad attraversare due grotte e proseguire, in piano, sino ad una casermetta.
Si continua in direzione della cima lungo la mulattiera che prosegue con docili tornanti sino all’ampia vetta, dove sono situati resti di trincee.
Arrivati al pianoro della prima casermetta e al bivio, invece di continuare lungo l’itinerario di salita, è possibile prendere il sentiero di destra che attraversa un bosco di castagni.
Si prosegue tenendo la sinistra sino ad un gruppo di caserme e trincee e alle case di Prato Michelaccio (m 199).
La pagina Facebook ufficiale dell’ufficio turistico di Mergozzo
La pagina della Val d’Ossola dedicata al Lago di Mergozzo
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