Tofana of Rozes reflected in the Lake Limedes
La primavera è la stagione ideale per scoprire le montagne del Veneto, quando la neve lascia spazio a sentieri percorribili e la natura si risveglia.
Abbiamo scelto quattro itinerari emblematici: si tratta di percorsi di diversa difficoltà, accomunati dalla possibilità di essere affrontati in primavera e a partire o arrivare ad un rifugio.
L’itinerario che conduce dal bacino alpino del Lago di Misurina fino al Rifugio Città di Carpi rappresenta una delle escursioni più accessibili e panoramiche della zona.
Il sentiero 120 si sviluppa per circa due ore e un quarto di cammino, con un dislivello complessivo intorno ai 300 metri.
Un’ascesa graduale che consente anche a escursionisti meno esperti di godere del paesaggio e di procedere con calma, sostando nei punti più suggestivi per osservare il panorama.
Ph: Gettyimages/emicristea
La via più diretta e agevole parte dal parcheggio vicino alla partenza della Seggiovia Col de Varda.
Prosegue su una stradina carrabile ben tracciata, adatta anche a famiglie e a chi preferisce un terreno privo di difficoltà tecniche.
Durante la salita, lo sguardo spazia continuamente verso le pareti maestose del massiccio delle Marmarole.
Si tratta di un complesso dolomitico caratterizzato da guglie e cenge che cambiano colore con la luce del giorno, offrendo un quadro naturale in costante evoluzione.
Sul versante opposto, la vista verso il gruppo del Sorapiss.
L’itinerario segue un andamento regolare e non presenta tratti particolarmente esposti, rendendolo adatto anche a chi voglia avvicinarsi alla montagna con ritmo rilassato.
In alternativa alla camminata integrale, è possibile utilizzare la seggiovia per raggiungere il vicino Rifugio Col de Varda.
Si riduce così il dislivello da coprire a piedi, arrivando al rifugio finale in circa un’ora e un quarto di percorso leggero.
Raggiunta la meta, ci si può concedere una sosta rigenerante, gustare un pasto caldo e osservare con calma il panorama delle Dolomiti.
_Il sito ufficiale del Rifugio Città di Carpi
L’ascensione alla Tofana di Rozes partendo dal Rifugio Dibona è immersa nel tipico ambiente dolomitico, caratterizzato da ghiaioni instabili, cenge e tratti detritici con pendenze talvolta marcate.
La via normale non richiede particolari competenze alpinistiche.
Occorre però attenzione costante soprattutto nell’ultimo tratto sul versante ovest, dove la pendenza e l’esposizione impongono prudenza anche a chi segue una traccia ben visibile.
Ph.: Gettyimages/leonid_tit
Nei periodi iniziali della stagione estiva in Veneto possono ancora essere presenti nevai residui, che rendono necessario l’uso dei ramponi, e condizioni di verglas o neve possono rendere l’ascensione decisamente più complessa e delicata.
Dal Rifugio Dibona, il percorso inizia lungo la storica strada militare.
Si tratta di una mulattiera ampia e comoda che conduce senza difficoltà al Rifugio Giussani, situato a quota 2.580 metri, in circa un’ora e mezza di cammino.
Una volta raggiunto il rifugio, si prosegue in direzione della Punta Marietta.
Si segue un sentiero chiaramente segnato che porta alle Tre Dita e alla partenza della famosa Ferrata Lipella.
Intorno ai 2.630 metri si incontra un bivio.
Fondamentale seguire i bolli blu che indicano la via normale della Tofana di Rozes.
Ignorare le numerose tracce secondarie e gli ometti, poiché la segnaletica ufficiale guida in modo affidabile lungo il percorso.
Attraversando tratti detritici e nevai residui, si raggiunge la cresta dove si innesta la Ferrata Lipella, a quota 3.027 metri.
Da questo punto, una traccia ben marcata, talvolta coperta da piccoli nevai, risale prima la cresta e poi il ripidissimo versante detritico fino alla vetta, circa due ore dalle vicinanze del Rifugio Giussani.
La discesa avviene lungo lo stesso itinerario della salita.
Prestare particolare attenzione a non smuovere pietre lungo i ghiaioni, per garantire sicurezza a sé e agli altri escursionisti.
_Il sito ufficiale del Rifugio Dibona
L’itinerario che conduce al Rifugio Antelao partendo da Pozzale di Cadore offre due possibilità di salita già al bivio in località Col, appena sopra il centro abitato.
La prima opzione, a sinistra, segue la cosiddetta Strada di Tranego, una lunga strada militare sterrata che si sviluppa con pendenza dolce e costante.
Ph: Rifugio Antelao
Grazie alla sua esposizione meridionale, il percorso risulta generalmente ben soleggiato e agevole.
Il fondo, pur essendo sterrato, consente una camminata fluida.
Durante la salita si aprono ampie vedute sul territorio del Centro Cadore, un mosaico di vallate e paesi incastonati tra le montagne.
La strada prosegue fino a quota 1.849 metri, poco sotto la sommità del monte Tranego.
Poi ridiscende verso Forcella Antracisa, a 1.693 metri.
La seconda possibilità, sulla destra, segue il sentiero 250 conosciuto come “delle Ville”.
Si tratta di una strada stretta, in parte sterrata e in parte asfaltata.
Il percorso attraversa piccoli nuclei abitati e zone boscose.
Offre un’esperienza diversa rispetto alla Strada di Tranego: meno esposta e più vicina agli elementi antropici del territorio.
Raggiunto l’ex Rifugio Prapiccolo, la strada lascia spazio a un sentiero che si inoltra nel bosco.
Sale progressivamente fino a Forcella Antracisa.
Da questo punto panoramico si possono osservare scorci suggestivi del Veneto verso la conca di Calalzo di Cadore, il bacino di Rizzios e le pareti verticali delle Marmarole, che emergono all’orizzonte con la loro caratteristica verticalità dolomitica.
Da Forcella Antracisa il percorso finale è unico: un tracciato di circa venti minuti che conduce al rifugio.
Quest’ultimo tratto è breve ma significativo, poiché permette di passare dal bosco alla zona aperta che ospita la struttura.
_La pagina Facebook del Rifugio Antelao
L’escursione ad anello che conduce al Ristoro Belvedere e alla Cima Fertazza rappresenta una delle gite panoramiche più appaganti dell’area di Alleghe in Veneto, con un percorso che alterna tratti in quota, vedute a 360 gradi e passaggi immersi nel bosco.
La partenza avviene dalla località di Piani di Pezzè, facilmente raggiungibile dal centro del paese anche tramite cabinovia.
Una soluzione che consente di ridurre il dislivello iniziale e di iniziare l’escursione direttamente in quota.
Ph: Gettyimages/Travel-Wild
L’anello si sviluppa tra saliscendi per circa 700 metri di dislivello complessivo e richiede mediamente cinque ore di cammino, con difficoltà classificabile come media: non presenta passaggi tecnici, ma richiede orientamento e una buona capacità di camminare su terreni vari.
Il panorama è uno degli elementi più distintivi dell’itinerario. Durante la salita e lungo la cresta che conduce al ristoro si aprono viste privilegiate sul Monte Pelmo, la cui sagoma massiccia domina l’orizzonte.
Proseguendo, lo sguardo può spaziare verso il Gruppo del Civetta, le vette della Marmolada e il sistema dolomitico che include anche le pareti delle Tofane, del Monte Averau e del Gruppo del Sella.
Dal punto più elevato dell’escursione si gode inoltre una vista spettacolare sul Lago di Alleghe, il cui specchio d’acqua incastonato tra le montagne offre uno scorcio particolarmente suggestivo.
Il percorso ad anello può essere affrontato seguendo diverse varianti.
Una possibilità consiste nel salire inizialmente per il sentiero che attraversa il bosco, recentemente migliorato e segnalato, evitando così i tratti più esposti sulle piste da sci.
Questo tracciato consente una progressione graduale, con la possibilità di immergersi nell’ambiente forestale prima di raggiungere le zone aperte in quota.
Una volta superata la fascia boschiva, il cammino prosegue verso il rifugio e la cima, dove il panorama ripaga dello sforzo compiuto.
Il ritorno avviene lungo un itinerario differente, scendendo verso i caratteristici nuclei di Fernazza e Coi, piccoli insediamenti che conservano un’atmosfera tradizionale e offrono un interessante contrasto con le ampie vedute della salita.
Da qui si rientra verso Piani di Pezzè, completando l’anello.
_La pagina Facebook del Ristoro Belvedere
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