L’anello della Val Veddasca

18 marzo 2020 - 9:54

Si parte dal parcheggio situato a lato della stazione della funivia, ai piedi dell’abitato di Piero, un borgo dalle caratteristiche case in pietra in parte restaurate e oggi dotato di due strutture agrituristiche che meriterebbe in ogni caso una visita (possibilità di acquistare prodotti tipici). La valle è conosciuta anche come la Valle dei Mulini per la presenza di numerosi esemplari di questi edifici azionati dalle acque del torrente Giona che la Comunità Montana ha censito e intende in parte recuperare a scopo didattico. Oltrepassato il fiume, si affronta la risalita, suggestiva mulattiera a gradinata sostenuta da muretti a secco che prende comodamente quota con una serie di tornanti in un bosco ceduo misto con prevalenza di castagni. Si giunge così a Monteviasco preannunciato dal piccolo Santuario della Serta, situato ai piedi della stazione superiore della teleferica (930m). Dopo la chiesetta si incontra una fontana ed il curioso obelisco eretto a ricordo dei morti della guerra del 1915-18 che si alza sostenuto da quattro scarpe di bronzo. Si entra così in paese che si può visitare con tranquillità, percorrendo il labirinto dei suoi stretti viottoli che talvolta si aprono in piazzette con fontana.
Attraversato il paese si continua sulla mulattiera che percorre in costa il versante orografico sinistro della Val Veddasca con qualche saliscendi in corrispondenza di impluvi Lasciato all’altezza della valle laterale del torrente Viascola l’itinerario segnalato dagli Svizzeri (n.5) diretto al Passo Agario ed al Monte Magno, il sentiero tocca le alpi di Polusa, Fontanelle e Cortetti ormai abbandonate e diroccate, si trasforma in pista forestale e giunge a Viasco (fontana) da dove si gode una bella vista sull’opposto versante della valle con le case di Monteviasco abbarbicate sulla costa della montagna. Da Viasco si imbocca la strada agricola chiusa al traffico privato che prosegue in costa e si abbassa al caratteristico villaggio di Curiglia.

Variante: da Monteviasco, superando il cimitero, ci si inerpica su sentiero per l’erto pendio che sale alle baite diroccate dell’Alpe Corte, ormai invasa dalle felci, e al soprastante ripiano dell’Alpe Merigetto dove il CAI di Germignaga ha costruito un’accogliente capanna sulla via del Passo d’Agario, confine italo-elvetico, e del Monte Tamaro. Punto di riferimento di questo itinerario è la cosiddetta “torre del Merigetto”, un alto ometto di sassi situato in corrispondenza della vecchia alpe, citata nel Regolamento per i confini del Baliaggio di Lugano del 1754 e distrutta in seguito alla loro definizione fatta col Trattato di Varese. In discesa si prende il sentiero che scende direttamente a raccordarsi alla mulattiera principale, senza passare più per Monteviasco.

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