l’Isola d’Elba – 2° parte

18 marzo 2020 - 9:51

Pomonte, il nome stesso, derivante dal latino “PostMontem” descrive la sua posizione geografica nell’isola: è il centro abitato più significativo dietro il Monte, al di là del Massiccio del Capanne, dal quale viene ostacolato naturalmente suoi rapporti con il resto dell’isola. E così è realmente stato finché, alla fine degli anni ’50, non fu raggiunto dalla provinciale litoranea che, in poco tempo, lo ha trasformato da centro agricolo a ridente località turistica che non ha perso le sue caratteristiche basilari. E’ uno dei pochi posti dove ancora oggi si può vedere qualche anziano agricoltore avviarsi al mattino, con il suo somaro, verso la valle, ove coltiva l’orto e il vigneto.
Pomonte è ad appena un chilometro da Chiessi, dove era terminata la prima tappa. Le sue campagne, ubicate all’interno della grande valle, ricca di acque, e sulle pendici dei due contrafforti montuosi che la delimitano, sono ancor oggi coltivate in parte a vite e ad orti, ma quello che fu il suo splendore agricolo è testimoniato dai terrazzamenti che, anche se abbandonati, corrono lungo le fiancate fin quasi alle cime più vicine e, sotto il Capanne, nella zona chiamata il Poio, fino ai 700 metri di altezza.
La seconda tappa inizia dalla piazza della Chiesa (circa 30 m) e, percorrendo la stradina sulla destra, attraversa il paese in direzione della Montagna. Giunti alle ultime case del paese, si attraversa il ruscello e si prende la mulattiera che conduce ai vigneti sulla destra della valle, segnalata dal C.A.I. con il numero 9. Dopo alcune centinaia di metri si devia verso destra, imboccando il sentiero tracciato con il numero 31, che sale fino ai 546 metri di Monte Orlano. All’inizio ci sono i caratteristici vigneti a terrazzamento, poi macchia mediterranea. Man mano che si sale si domina sempre più la vallata, la più lunga di tutta l’isola.
Raggiunto l’Orlano, siamo sulla dorsale che separa la Valle occidentale di Pomonte da quelle, rivolte verso sud, di Fetovaia e di Seccheto. Qui occorre stare attenti perché è molto probabile incontrare i mufloni. Questi magnifici animali hanno trovato il loro ambiente naturale nella vasta area includente tutto il versante sud-ovest dell’isola, al di sopra dei piccoli centri abitati sulla costa, costituita da prateria, caratterizzata qua e là da massi erratici di granite, gariga mediterranea e brevi pezzi di macchia mediterranea di medio ed alto fusto. Si calcola che almeno un centinaio di esemplari siano presenti, suddivisi in branchi che vanno dai 10 ai 15 capi. Mentre il branco pascola in una radura riparata a ridosso di qualche cima e di qualche costone roccioso, a poca distanza, sulla parte più elevata della roccia, un maschio fa la guardia, per avvisare degli eventuali pericoli che si avvicinano. E quando il vento soffia a favore, nel senso che gli animali si trovano sopravvento, allora il branco, non avvertendo l’odere dell’uomo, non si spaventa e diventa così relativamente facile avvistarlo o arrivargli vicino. Quindi, dietro ogni svolta del percorso, al di là di ogni sperone roccioso, è probabile avvistarli e, se si è pronti, fotografarli prima che si allontanino. In questa zona hanno il loro habitat anche molti rapaci e la poiana, dopo il gheppio, è quelle più facile a vedersi.
Dopo il Monte Orlano, Il sentiero percorre tutto il crinale in direzione est fino a La Grottaccia, da dove, deviando sulla destra, scende leggermente di quota tagliando la fiancata della montagna finché, con un breve tratto di salita, non giunge alla località Macinelle. Il tratto che abbiamo percorso è uno dei più interessanti sia dal punto di vista panoramico che da quello storico-archelologico. Le sguardo può spaziare dalla Capraia a nord alla Corsica ad ovest, a Montecristo e al Giglio, nonché alla cesta sud della Toscana fino al promontorio del Monte Argentario. Su tutto il tratto sono ancora ben conservati numerosi caprili dalla caratteristica forma ad Igloo e, nella zona detta Le Mura, si possono osservare resti di antiche mura perimetrali che attestano l’esistenza in loco, in epoche passate, di un importante insediamento umano. Macinelle è una graziosa radura prativa dominante l’alta valle di Seccheto (Vallebuia) ove due caprili, l’uno di fronte all’altro, conferiscono al posto, coronato verse l’alto dalle creste del Filicaie e dalla vetta del Capanne, un aspetto pastorale molto suggestivo.
Lasciato Macinelle si prosegue verso est e ben presto si sarà nella zona detta Le Piane del Canale, caratterizzata da vasti altipiani in pini e effacciantesi verso la cresta sud dell’isola dall’altezza di circa 500 metri. Il luogo è suggestivo e inaspettate, forse, per la relativa vastità dei pianori e per i suoi lussureggianti boschi, che sono nettamente in contrasto con il percorso fin qui fatto, quasi completamente privo di vegetazione ad alto fusto.
Dalle Piane del Canale, si scende a destra verso il paese S.Piero, ormai vicino ed in vista, attraverso una strada sterrata che conduce nei pressi del campo sportivo, a poca distanza dalle cave di granito.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Valle d’Aosta selvaggia: trekking al Lago di Lolair in Valgrisenche

Santa Severa: trekking sul mare etrusco alla scoperta dell’antica Pyrgi

Ciclabile “Sulle tracce degli Etruschi”: dall’Adriatico al Tirreno sulle tracce dell’antica civiltà