Le valli dell’Ufita

18 marzo 2020 - 9:53

Dalla Taverna (638 m) ci si muove verso levante ed in pochi minuti si raggiunge un importante incrocio (642 m), all’altezza della Masseria Scarpuzza: a sinistra, verso N, si raggiunge la Piana della Guarana, monte La Guardia e, più oltre, la Fontana di Milo; scendendo a destra, verso S, si è in breve all’abitato di Buonalbergo; il Regio Tratturo, invece, prosegue in avanti in direzione E. Attraversati, con brevi saliscendi, i leggeri pendii settentrionali dell’altura dei Monticelli (818 m) sistemati a uliveti e a colture cerealicole, il tratturo raggiunge in breve l’abitato di Casalbore (601 m), ben individuabile per la sua Torre Medioevale a pianta quadrata. Si attraversa il paesino, che oggi vanta numerose e colorate abitazioni moderne, e qui sono facilmente riscontrabili, scrutando attentamente, i simbolismi di quella che era un’importante sosta lungo la Via delle greggi: l’aia per il foraggio, la fonte per abbeverarsi, l’accatastamento di legname per alimentare i fuochi del bivacco, l’antico ovile ove porre al riparo le greggi, ed altri ancora. Si lascia il paese uscendo dalla sua periferia orientale, e percorrendo un breve tratto stradale si raggiunge un incrocio (594 m): la strada che sale per lievi pendii, sulla sinistra, conduce a Ginestra degli Schiavoni; a destra, invece, per brevi curve, raggiunge la strada variante n°90/bis, e quest’ultima deviazione segue fedelmente la direttrice del Regio Tratturo. Il nostro cammino continua ora verso NE proseguendo lungo una pista ben tracciata dal passaggio di greggi ed automezzi. I panorami cominciano ad aprirsi ed i campi di grano e di tabacco ammantano di giallo/verde l’intero orizzonte solcato dal corso del torrente Ginestra. Lasciata alla destra una deviazione che conduce alla Masseria la Gaeta, si transita in Contrada Case S.Elena (443 m). Il paesaggio continua ad aprirsi offrendo nuovi orizzonti e inedite vedute panoramiche fino a che la pista degrada leggermente verso il greto del torrente Ginestra (367 m). Oltrepassato l’alveo torrentizio si comincia nuovamente a risalire lungo la polverosa pista che attraversa terreni aridi e spogli, ricolmi di siepi e cespugli fino ad incontrare gli sparsi ruderi (edifici, case, torri e masserie) di quello che una volta era l’antico villaggio della MALVIZZA, praticamente una variante che scorreva un po? più a monte del tracciato del Regio tratturo, in un luogo che era un sicuro punto cruciale per piste, antiche arterie stradali e sentieri, tutti di fondamentale importanza per il transito e i collegamenti tra la Campania e la Puglia. Da qui, infatti, le colline cominciano nuovamente a distendersi. Siamo in vista del tavoliere e da qui il paesaggio alterna solenni e dolcissime alture a profonde vallate incise da corsi fluviali e torrentizi. Il tratturo sfiora prima (462 m) sulla sinistra una piccola masseria con una torre (colombaia) poi, subito a destra, la Masseria Stiscla con la Cappella privata di S. Gaetano del 1797 non più agibile e, successivamente, dopo una lieve svolta incontra (479 m), nuovamente sulla sinistra, quello che era l’edificio più grosso dell’antica contrada: la TAVERNA del Duca (498 m), un imponente caseggiato del ‘600 capace di ospitare numerose persone con bestiame al seguito (cavalcature e greggi), eretto proprio lungo il tratturo Castelfranco/Montecalvo. Qui è possibile bivaccare chiedendo alle vicine masserie gli eventuali permessi.

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