Montagne Doc: la Val Cenischia e il Monte Malamot

20 maggio 2019 - 14:32

Non lontano dalla città, in un susseguirsi di singolari scenografie, il profilo urbano dell’elegante Torino lascia spazio alle Montagne Doc. Al confine con il territorio francese queste valli alpine sono le custodi della cultura occitana che, dalle Alpi ai Pirenei, conserva una lingua antica, un’architettura immutata nei suoi borghi arroccati così come feste e tradizioni, mai dimenticate.

Lungo le strade della Val di Susa, i pellegrini provenienti dall’Europa hanno camminato per secoli lasciando tracce indelebili dei loro passaggi. Sul monte di Pirchiriano svetta austera la Sacra di San Michele,

prolungamento esatto della montagna, là dove la roccia si fonde con il ciclopico basamento e l’ardito disegno di linee ed archi della chiesa. Nel cuore della valle si trova invece l’abbazia di Novalesa, attiva dal 726, ed importante centro per il restauro di libri d’epoca, curati nei preziosi dettagli dai monaci benedettini.

Da Susa a Torre del Colle il sentiero Balcone regala una straordinaria vista sulle cime e sulla pianura sottostante. Rimanendo in bassa Val di Susa è possibile scoprirne un interessante ramo laterale, la Val Cenischia. Giunti al Colle del Moncenisio, lo sguardo è catturato dalla poderosa diga che trattiene le acque cerulee del lago artificiale, mentre, ovunque, una costellazione di bunker e fortificazioni, ricorda le battaglie dell’ultima guerra.

L’ITINERARIO: IL MONTE MALAMOT

Il paesaggio è dominato dal lago artificiale del Moncenisio. Interessanti sono i resti delle fortificazioni che s’incontrano durante la salita: inizialmente è possibile ammirare il forte Variselle, mentre durante la salita s’incontrano varie postazioni, con coperture in metallo e residui di reticolati. Il percorso si sviluppa tra praterie, su una vecchia strada militare; soltanto il tratto finale si svolge su sentiero.

Alla base della diga, sul lato ovest di un edificio si imbocca uno sterrato che, salendo su versante esposto a nord-est, raggiunge la sommità dello sbarramento. Si segue quindi una carrareccia, che tiene il forte Variselle sulla destra, fino a quando (quota 2065 circa) s’imbocca un’evidente stradina che sale a sinistra. Poco oltre, una sbarra in legno chiude la carrareccia; a sinistra e a destra si staccano altre due strade in battuto, che si ignorano.

Da questo punto in avanti (quota 2110 circa) si procede senza il disturbo di veicoli, senza problemi di individuazione del corretto percorso: si incontrerà soltanto un bivio a due terzi circa della salita, in prossimità del quale occorrerà svoltare a destra. La carrareccia conduce infine al fortino posto sulla cima est (m 2914): si raggiunge quindi una postazione (coperta da un tetto basso) nel punto più alto del forte (scala in pietra), la si attraversa e si prosegue lungo un sentiero, che raggiunge infine la cima ovest (2924 m), dove sono presenti ometti alti anche un paio di metri.

La vetta offre un ampio panorama, soprattutto verso la Francia: attrae in particolare un ampio ghiacciaio ed alcune vette innevate comprese nel parco nazionale della Vanoise. Verso le Alpi piemontesi, si distingue il Rocciamelone.

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