Monte Disgrazia: la via normale

20 agosto 2017 - 19:46

Svizzera, montagne imponenti e arcigne, tra le quali spiccano, per imponenza, forma estetica e blasone il Bernina e il Badile. In territorio italiano svetta, invece, il Disgrazia, roccia e ghiaccio tra “Masino” e “Malenco”.

Il Disgrazia è una delle vette più belle della zona. Il suo nome così particolare non si riferisce a tragedie, alle temibili peculiarità delle sue pareti ghiacciate o delle sue affilate creste, ma ad un antico toponimo dialettale “Desglascià” (“si sghiaccia”, “si scioglie”).

La leggenda racconta dell’antico nome di questa montagna, il Pizzo Bello. In passato, infatti, questa zona era occupata da un insieme di alpeggi, verdi e rigogliosi. I pastori, però, erano troppo avidi, tanto da scatenare l’ira di Dio che li punì bruciando l’intera montagna e ammantandola di ghiacci eterni, conferendo così alle cime del gruppo nomi che sembrano derivare direttamente dal fuoco: Girosso, Corni Bruciati, Sassera e Corna Rossa.

Per fortuna, ai giorni nostri, oltre al ghiaccio e alle alte montagne, queste zone sono anche ricche di boschi e verdi prati, adornati da coloratissimi fiori e attraversati da fiumi e ruscelli.

Primo giorno: dalla piana di Predarossa al Rifugio Ponti

Dal parcheggio di Predarossa si segue il sentiero di fondovalle che permette di traversare tutta la piana. Un breve tratto in salita conduce alla piana superiore: qui il sentiero piega decisamente a sinistra e, con alcuni zig-zag, inizia a prendere marcatamente quota lungo il ripido fianco orografico destro della valle.

Più in alto la pendenza diminuisce e si prosegue addentrandosi nella valle con un lungo traverso in direzione dell’imponente piramide del Monte Disgrazia.

Un ultimo tratto tra grossi blocchi di granito permette infine di salire al dosso roccioso presso cui sorge il rifugio.

Secondo giorno: dal rifugio Ponti alla vetta del Monte Disgrazia

Dal Rifugio Ponti si prende la traccia di sentiero, pressoché pianeggiante, che si dirige verso NE in direzione dell’imponente morena laterale destra. Raggiunto il filo della morena, lo si risale su comodo sentiero fino al suo termine.

Si sale puntando alla verticale fascia rocciosa che limita in alto il lato orografico destro (sinistra salendo) del Ghiacciaio di Predarossa. Raggiunto il ghiacciaio e legatisi in cordata, lo si risale facendo attenzione ad alcuni insidiosi crepacci.

Man mano si sale, la pendenza diminuisce fino a sbucare presso il piccolo plateau sovrastante: qui conviene traversare in diagonale a destra transitando ai piedi della Sella di Pioda (l’ampio valico compreso tra la cima di Pioda a sinistra e il monte Disgrazia a destra), che però non si raggiunge.

È infatti più vantaggioso guadagnare il filo della cresta Ovest del Disgrazia per mezzo di un canalino nevoso (pendenza max 40°) che sbuca a monte di una prima torre sfasciumosa.

Una volta in cresta si supera fin da subito qualche passaggio di roccia (II), si piega sul lato meridionale e si raggiunge la base di un ripido ed aereo tratto nevoso (40°).

Più sopra, per neve o sfasciumi si torna sul filo di cresta e si arriva alla base di un secondo tratto nevoso che conduce sulla Spalla Ovest del Disgrazia.

Con una breve discesa esposta si raggiunge una forcellina da cui se ne esce superando una placchetta appoggiata di 5 metri incisa con tacche artificiali (II).

Un ultimo tratto di cresta affilata conduce infine sulla vetta, marcata da una colonna in ferro dell’IGM. La discesa avviene per lo stesso itinerario di salita.

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