Val di Cembra: il sentiero dei vecchi mestieri

20 maggio 2019 - 16:06

Il Sentiero dei Vecchi Mestieri porta alla scoperta di una viabilità antica, che da tempi immemori collega le due sponde della Valle di Cembra.

Erano queste, le vie che consentivano di unire i paesi e le frazioni della valle e che permettevano agli abitanti di incontrarsi anche in matrimionio, come per esempio tra famiglie del Comune di Sover e le altre originarie di Grauno e Grumes.

Al contempo, i sentieri diretti verso Salorno, Ora o Egna, nell’ampio vallone scavato dall’Adige, garantivano il transito stagionale per la manodopera attraverso il Dossone di Cembra.

Queste strade sembravano irrimediabilmente perdute in seguito all’alluvione del 1966, ma grazie alle amministrazioni locali sono state inserite al centro di un programma complessivo di recupero.

La passeggiata illustra come un libro aperto il tessuto etnografico dell’alta valle passando a fianco di manufatti ed opifici che in alcuni casi restarono in funzione sino agli anni Cinquanta del Novecento: fornaci per la cottura della calce, i mulini azionati grazie alla deviazione di importanti corsi d’acqua e le fucine in cui si lavorava il metallo e i tessuti.

Non passa inosservata nemmeno la importante componente naturalistica, che arricchisce il percorso con scorci sui boschi e sulle cime trentine. Uno dei luoghi più interessanti è la Forra dell’Avisio, un angolo selvaggio in cui il corso d’acqua ha scavato nei secoli le rocce di porfido del permiano.

Dal piccolo Maso dei Molini si percorre il “Sentiero dei vecchi mestieri”, che fiancheggia il torrente fino a Maso Pianacci, per poi prendere quota velocemente fino a Piscine; raggiunto Sover si scende nuovamente ai Molini e, attraversato il ponte sull’Avisio, fiume con un alto indice di naturalità, si raggiungono i ruderi dei mulini del Maso La Rio e le restaurate fucina del fabbro e “segheria alla veneziana”. Si riprende fiato per salire a Grauno e visitare il “molino Cristofori” e ammirare bellissimi scorci panoramici.

In apertura: foto di Tiziano Sartori

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