Alpi Cuneesi: Valle Vermegnana e Valle Grana

La provincia di Cuneo è una terra di varietà paesaggistiche uniche, straordinarie realtà culturali, artistiche, gastronomiche e folkloristiche che si aprono al visitatore con grande sicurezza e orgoglio.

15 luglio 2020 - 11:53

È la Provincia Granda, la più estesa del Piemonte, incisa da venti valli disposte a raggiera ed influenzate dal clima mite del Mar Ligure. Questo ha contribuito alla nascita di ambienti eterogenei, sia dal punto di vista della flora che della fauna che della geologia.

È un anfiteatro che mozza il fiato quello delle Alpi Liguri, Marittime e Cozie Meridionali, dominato dal Re di Pietra, il Monviso che con i suoi 3841 metri si staglia sullo sfondo con la sua immagine unica.

A piedi nella patria dello sci, tra storia e natura in Valle Vermenagna

Uno storico corridoio di passaggio che dalla pianura cuneese si incunea verso meridione in direzione della Valle Roya e del mare.

La Valle Vermenagna affonda le sue radici nella storia per quella posizione di cerniera tra i respiri del Mediterraneo e le atmosfere più algide della Pianura Padana.

Punto di delimitazione tra la Gallia Cisalpina e la Gallia Narbonense, congiunzione orografica tra le Alpi Liguri e le Alpe Marittime, frequentato camminamento per i mercanti di sale e per i pellegrini diretti a Santiago di Compostela.

La vallata ha conosciuto un graduale sviluppo turistico grazie al Traforo del Tenda (ultimato nel 1882 e affiancato nel 1900 dall’analogo passante ferroviario), che ha trasformato soprattutto Limone Piemonte in una meta ambita e frequentata.

Scelta dagli “Alpini Skiatori” per le loro prime esercitazioni sciistiche il 3 marzo 1907, la località ha infatti saputo plasmarsi nel corso dei decenni fino ad indossare le vesti dell’attuale Riserva Bianca, tra i comprensori sciistici più importanti della regione.

Ma è l’intera Valle Vermenagna ad essersi gradualmente modificata, aprendosi ad esempio al mondo escursionistico grazie ad angoli selvaggi che meritano di essere conosciuti e attraversati.

Come in Val Grande di Vernante, appendice orientale dell’Area protetta delle Alpi Marittime, dove il percorso natura verso il Bosco Bandito affascina e conquista anche grazie all’attenta cartellonistica installata.

Sempre a Vernante, poi, la Via di Teit consente di respirare appieno la tradizionale architettura alpina di un tempo, immergendosi tra mulattiere e borgate che profumano di vita vissuta.

La tappa vernantina obbligata per i più piccoli, invece, è al Museo Attilio Mussino, per scoprire il genio creativo di Pinocchio.

Da Limone Piemonte, viceversa, la salita al Colle della Boaria attraverso il Vallone di San Giovanni stupisce e coinvolge per quell’abbraccio pascolivo inaspettato che sfocia nei pressi dell’Alta Via del Sale, oggi vero e proprio paradiso per camminatori e amanti delle due ruote.

Per chi si innalza fino al Colle di Tenda, invece, è fortemente consigliato l’anello che lambisce il Fort Central, il Fort Pepin e il Fort Tabourde, alla scoperta delle affascinanti fortificazioni di fine Ottocento facenti parte del campo trincerato di Tenda e oggi terra di confine tra Italia e Francia.

In bassa valle, infine, il Sentiero Valerio Tassone di Robilante consente di toccare con mano l’atavica tradizione della castanicoltura, offrendo parimenti un piacevole percorso didattico per i bambini dedicato al bosco e ai suoi abitanti.

Suggerita, in tal senso, anche una sosta al Museo della Fisarmonica e al Museo Ferroviario.

Alla scoperta di una piccola grande valle: la Valle Grana

Uno scrigno selvaggio che si distende per appena venti chilometri, inerpicandosi dall’altopiano cuneese fino ai 2.679 metri di Punta Tempesta.

Un’insenatura stretta e apparentemente marginale, custode in realtà di scorci inaspettati dal respiro autentico. Incastonata nel cuore delle Alpi Cozie, la Valle Grana ha saputo ritagliarsi la propria identità nel corso dei secoli.

Una personalità vivace capace di amalgamare natura, cultura ed enogastronomia, intrecciando beni architettonici di pregio ad angoli naturalistici impregnati di fascino.

Dal Santuario di San Magno ad esempio, sorto nel XV secolo e costruito ad oltre 1700 metri di quota, alle frazioni letteralmente aggrappate alla roccia di Colletto a Castelmagno e di Chalancho a Pradleves, straordinarie effigi della civiltà alpina di un tempo, senza dimenticare la fitta rete ecomuseale che si nasconde tra un tornante e l’altro.

Dall’Ecomuseo Terra del Castelmagno all’archeologia idraulica di Monterosso Grana e Pradleves (con mulini, segherie e centrali idroelettriche); dal Piccolo Museo del Cinema di Valgrana ai Babaciu di San Pietro di Monterosso, passando per il Piccolo Museo della Vita di Quassù di Colletto a cui si affianca Una casa per Narbona in frazione Campomolino.

Frequentata dai cicloamatori per quel Colle Fauniera celebrato nel 1999 persino dal Giro d’Italia, la Valle Grana riesce oggi ad accontentare anche gli escursionisti più esigenti grazie ad un’offerta eterogenea adatta a tutta la famiglia.

Il Sentiero dei Sarvanot ad esempio (omonimo del più celebre itinerario di Rore di Sampeyre in Valle Varaita), si snoda nel territorio di Monterosso Grana ed è attrezzato con appositi pannelli divulgativi a misura di bambino. La Curnis, invece, si dipana per oltre 40 km in media valle, muovendosi tra vecchie borgate e castagneti storici.

Agli amanti dell’alta montagna è poi dedicata la cosiddetta Curnis Auta, 75 km che attraversano le creste vallive di confine fino a raggiungere i 2.500 metri di altitudine.

Il Cammino di San Magno, invece, ripercorre l’antico tragitto utilizzato dai pellegrini di un tempo e unisce Campomolino al Santuario di San Magno attraversando le caratteristiche frazioni di Nerone, Chiotti e Chiappi.

Proprio su questi pascoli che sfiorano il cielo, infine, dove la voce della montagna si fa canto mistico e incontra la maestria dell’uomo, nasce quello che in molti definiscono “il Re” dei formaggi.

Prodotto prevalentemente con latte vaccino e stagionato per almeno tre mesi in cantine di pietra naturale fresche e umide, il Castelmagno affonda le sue radici nella storia medievale ed è oggi il simbolo preponderante dell’intera vallata.

 

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