Patagonia Cilena: lo spettacolo di ghiaccio dei Ventisqueros

Un reportage dai confini del mondo: l'universo di ghiaccio sospeso dalle forme immaginifiche della Patagonia cilena, tra trekking, miradores e ventisqueros.

21 ottobre 2022 - 8:48

Patagonia cilena, cattedrali di ghiaccio

Nella parte alta della Patagonia cilena, nel giro di appena duecento chilometri, si trova uno spettacolo della natura piuttosto inusuale.

Avete presente il Perito Moreno, l’iconica cattedrale di ghiaccio argentina?

Bene, in Cile è possibile visitarne tre lungo la strada che va da El Amarillo a Puyuhuapi, due pueblos situati lungo la Carretera Austral, la mitica Strada Nazionale 7 che funge da spina dorsale per la Patagonia del lato cileno.

Queste lingue di ghiaccio sono conosciute come “Ventisqueros” e sono delle formazioni che, pur rimanendo ancorate alla massa glaciale dalla quale hanno origine, si sono sviluppate in una precisa direzione prendendo una forma ben distinguibile, quasi a se stante.

 

In altri casi, invece, sono le vestigia di ghiacciai ritiratisi a causa del cambiamento climatico. In questo caso occupano strette valli, dando vita a cascate e fiumi con il loro inesorabile scioglimento.

Questi tre Ventisqueros sono protetti dal sistema della Ruta de Los Parques, un’iniziativa che riunisce tutti i Parchi Nazionali del sud del Paese.

Un passaporto in stile Credenziale del Pellegrino, ottenibile gratuitamente presso gli uffici turistici delle città più grandi situate lungo la Carretera Austral, permette di raccogliere i timbri di ciascun Parco.

Per riceverlo, basta presentarsi all’ufficio delle guardie forestali all’entrata di ciascuno di essi e chiedere il “sello” sulla pagina dedicata.

E se ora vi dicessi che ognuno di questi Ventisqueros ha un trekking che permette di andarlo a vedere da vicino? Se non lo avete ancora fatto, vale la pena aggiungerlo alla vostra bucket list!

Arrivando dalla capitale, Santiago del Cile, potete prendere un bus o un volo per Puerto Montt e da li raggiungere in traghetto Chaiten, da dove cominciare il vostro percorso alla scoperta dei Ventisqueros.

È possibile arrivare anche dall’Argentina: una volta atterrati a Buenos Aires, dirigetevi a San Carlos de Bariloche e da lì attraversate il confine alla volta di Puerto Montt.

Se arrivate in stagione alta (dicembre – marzo) meglio prendere con anticipo i biglietti del traghetto Puerto Montt – Chaiten, altrimenti correte il rischio di aspettare diversi giorni (qui potete trovare il link al ferry).

In alternativa, potete spezzare la navigazione con una combinazione di bus e traghetti. La soluzione è più lenta, ma di gran lunga più suggestiva.

El Amarillo, ai confini del mondo

Il primo Ventisquero si trova presso il centro abitato di El Amarillo, 25 km a ovest di Chaiten.

Siamo nel Parco Pumalin Douglas Tompkins, un’area protetta grande quanto il Molise con una decina di trekking da percorrere (In questo articolo trovate le informazioni sulla sua storia e sentieri).

Uno di essi porta al limitare del ghiacciaio Michimahuida, sull’omonimo vulcano.

Il cammino richiede un paio di giorni tra andare e tornare, con campo base a 400 metri di altitudine.

Le fonti d’acqua abbondano lungo il percorso, prima tra tutte il Rio Amarillo, che nasce dallo stesso Ventisquero: strano pensare di bere acqua da un vulcano, vero?

Una vota raggiunto il campeggio, passateci la notte.

L’indomani potrete coprire i dieci km e 200 m di dislivello che rimangono in circa tre ore, lasciando il grosso del peso al campo.

Una volta discesi, potete scegliere se prendervela comoda e passare una seconda notte in tenda oppure percorrere gli ultimi otto km e tornare e El Amarillo.

Da El Amarillo proseguite verso sud lungo la Carretera Austral. A una quarantina di km dal pueblo si trova il secondo Ventisquero, il Yelcho Chico. Siamo entrati nel Parco Nazionale Corcovado.

In questo settore del Parco non c’è biglietto da pagare nè possibilità di campeggio. L’unico sentiero è quello che porta al ghiacciaio, a tre chilometri dal parcheggio. La camminata è priva di dislivello rilevante e si può tornare tranquillamente al punto di partenza in meno di due ore.

Una passerelle di legno dà il benvenuto al percorso, scomparendo dopo poche centinaia di metri per lasciare il passo al terreno fitto di radici.

Alla vostra sinistra scorre il Rio Yelcho, che scaturisce dal ghiacciaio stesso. Anche in questo caso, potete tranquillamente berne l’acqua purissima.

Un paio di belvedere, correlati da qualche pannello illustrativo sulla storia del ghiacciaio, anticipa la vista del Ventisquero. Al termine del sentiero una terrazza di legno con tanto di panchina costituisce l’ultimo mirador, dritto sotto alla lingua di ghiaccio.

Il Yelcho Chico ha una storia triste: è infatti ciò che rimane di una imponente massa glaciale in via di scioglimento che un tempo copriva la valle che avete appena percorso.

Dal 1970 ad oggi, il 50% è andato perduto a causa dell’innalzamento delle temperature.

Colgante, un trekking con panorami unici

Dopo Michimahuida e Yelcho Chico, resta un ultimo Ventisquero da visitare, forse il più scenografico.

Riprendiamo il cammino verso sud e dopo aver passato il minuscolo villaggio di La Junta arriviamo a Puyuhuapi, un grazioso centro abitato situato sulle sponde dell’omonimo fiordo.

Da Puyuhuapi bisogna continuare per un’altra ventina di km fino ad arrivare all’entratadi un terzo Parco Nazionale, il Queulat, che in lingua chonos, il pueblo originario di queste terre, significa “Suono di cascate”. Ricordate di farvi timbrare il passaporto della Ruta de Los Parques quanto entrate!

In questo settore l’attrattiva principale è il Ventisquero Colgante, che in spagnolo significa “appeso”. La ragione? Aspettate di percorrere virtualmente il trekking e lo scoprirete…

L’entrata vale 8400 pesos cileni ed è necessaria la riserva online su aspticket, al Parco non c’è connessione quindi assicuratevi di farla prima di arrivare.

Prendete nota che lunedì è giorno di chiusura. Stavolta è possibile campeggiare (a pagamento) negli spazi prestabiliti, con tanto di bagni e un servizio minimo di bevande e snack.

Ringrazio qui il sostegno di Officine25, sponsor del viaggio che mi sta portando a scoprire queste meraviglie e condividerle con voi. Grazie a loro posso coprire le spese per conoscere i Parchi Naturali e raccogliere le storie di cui ora vi sto scrivendo

Il Ventisquero si può ammirare da ben quattro miradores. I primi due si trovano a poche centinaia di metri dall’entrata e ci danno fin da subito un’idea del perchè questo pezzo di ghiaccio si sia meritato l’epiteto di appeso.

Proseguendo lungo il sentiero si attraversa un ponte sospeso. Ancora una volta, il corso d’acqua ha origine dallo scioglimento del Ventisquero.

I guardiaparchi fanno iniziare ufficialmente il trekking da qui, pertanto considerate che le distanze non prendono in considerazione i sentieri dei primi due belvedere.

L’universo di ghiaccio con vista

Il percorso si biforca a pochi minuti dal ponte di legno.

Solitamente si comincia con quello di destra, più breve e praticamente pianeggiante. In seicento metri arriverete al termine di questa camminata, trovandovi sulle sponde di una laguna color menta.

Siete arrivati al terzo mirador.

Facendo scivolare lo sguardo per tutta la lunghezza dello specchio d’acqua arriverete alla cascata che la alimenta e, sopra di essa, il Ventisquero… Appeso.

Pare possa cadere da un momento all’altro e in effetti, ogni tanto, grossi pezzi di ghiaccio si staccano dalla massa principale.

Il sito è in totale sicurezza, siete sufficientemente lontani dalla base della cascata. Rimane la tristezza nel constatare che pure qui, in una zona fredda e piovosa, l’aumento della temperatura globale esige il suo tributo.

Tornati su vostri passi, raggiungete nuovamente il bivio nei pressi del ponte. Ora dirigetevi alla sua sinistra e cominciate a intraprendere la salita all’ultimo mirador.

Il tratto è lungo tre chilometri e presenta una pendenza media del 10%. Ci troviamo in un ecosistema temperato umido, dunque è meglio essere equipaggiati con dei buoni scarponcini da trekking.

Le radici sporgenti di Arrayan e Lenga hanno un che di scivoloso a causa dell’umidità e le gocce che cadono dalle loro piccole foglie formano ampie pozzanghere nel terreno.

Di quando in quando rocce e terriccio aprono degli scorci sul fiume impetuoso che spumeggia sulla vostra destra.

Continuando a salire vi lascarete alle spalle il suo ruggito, coperto dai suoni del bosco e dei suoi abitanti.

Potete coprire la distanza in un’ora mantenendo un’andatura costante. Finalmente, una tettoia spiovente segnala l’arrivo al quarto e ultimo mirador.

Siete giunti di fronte al Ventisquero Colgante e le sue lacrime, una caduta libera di zucchero a velo che si sparpaglia in un cumulo di neve. Immaginando l’intricato labirinto sotto le rocce che lo porta verso valle, ritroverete il pianto del ghiacciaio nella laguna color verde.

Oltre non è possibile proseguire. Un tempo, racconta uno dei barcaioli, il ghiacciaio toccava la laguna ed era possibile avvicinarsi tanto da posare una mano sulla sua fronte fredda.

Rimango tremendamente impressionato nel constatare di quanto sia retrocesso in pochi decenni. Per ovvie ragioni, oggi non è possibile approdare all’altro lato del lago e scalare la frana per portarsi sotto al Ventisquero.

D’altro canto anche così rimarrebbe irraggiungibile, appeso a un filo sempre più sottile e con un contagocce che ne scandisce il tempo rimasto.

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