Ho iniziato a camminare per caso e non ho più smesso

15 aprile 2021 - 15:28

L’università

 

Era arrivato il tempo dell’università, mi ero iscritto a Scienze Politiche e tutto iniziava a cambiare, l’università non era più a portata di Vespa, e le strade erano così trafficate che tra la macchina e la Vespa il divario non era più così marcato. Per arrivare in tempo alle lezioni dovevo partire di casa un’ora e mezza prima.

Avevo anche iniziato a giocare a Rugby, mi aveva sempre affascinato lo spirito che animava quello sport. Con l’inizio dell’Università, però andare agli allenamenti diventava sempre più difficile.

Dopo le lezioni avevo solo un paio d’ore prima di uscire per andare al campo di allenamento, a pochi chilometri di casa, ma con una strada sempre molto trafficata.

I primi due anni di università sono andati lisci tra lezioni, studio e allenamenti.

Al terzo anno però le cose sono cambiate, avevo fatto amicizia con alcuni compagni di corso e avevo conosciuto una ragazza, stavamo benissimo insieme. Amici e ragazza significava uscire più spesso, andare a cena e al cinema, e magari anche qualche vacanzina in giro.

La paghetta dei miei genitori non bastava più e così avevo deciso di trovarmi un lavoretto per arrotondare. Un amico di mio fratello aveva aperto un locale a Trastevere e, nell’ora dell’aperitivo, aveva bisogno di una mano in sala, mi proposi e mi prese.

Alla fine del terzo anno però la mie giornate erano diventate così piene che avrei avuto bisogno di 48 ore.

La mattina all’università, al pomeriggio gli allenamenti, qualche ora di studio, prima di andare a lavorare. Ero sempre più teso e stressato, a casa non parlavo più con nessuno, ero scontroso e irascibile.

Con Monica, la ragazza conosciuta ad inizio anno, le cose andavano male. Ero nervoso, sempre più nervoso e stanco, il weekend lavoravo molto e non riuscivo a riposare.

Durante una lezione di Economia Politica, mentre ero seduto a prendere appunti, sentii improvvisamente l’aria intorno mancarmi, la fronte iniziava a grondare di sudore e sentivo degli strani brividi. Avevo provato ad uscire dall’aula ma, poco prima di uscire dalla mia fila di sedie, svenni accasciandomi su un paio di sedie vuote.

Poco dopo mi ero risvegliato ed ero circondato dai compagni preoccupati, una volta seduto avevo rassicurato  tutti ma, quando si offrirono di accompagnarmi alla macchina, non riuscivo più a ricordare dove l’avessi parcheggiata. Rimasi in questo stato confusionale per diversi minuti, ma poi tornai in me, raggiunsi la macchina e tornai a casa.

La mattina dopo ero dal medico con mia madre che, non appena ascoltò il racconto dell’accaduto, mi disse che avevo avuto un forte attacco di panico per lo stress e mi consigliò di rivolgermi ad uno specialista per risolvere alla radice il problema.

Avevo bisogno di qualche giorno di riposo lontano dall’Università, dal campo di Rugby e anche dal lavoro.

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