Ho iniziato a camminare per caso e non ho più smesso

15 aprile 2021 - 15:28

I primi passi

 

Mi ero svegliato al venerdì mattina senza avere nulla fare, per la prima volta da molti mesi, e avevo pensato di fare qualcosa di diverso.

Ero uscito di casa senza prendere le chiavi della macchina o della Vespa, volevo andare a fare un giro a piedi.

Mi misi in cammino per il mio quartiere e già dopo pochi minuti fui pervaso da un grande senso di stupore, a pochi passi da casa mia c’era un bellissimo negozio di dischi, pieno di Vinili e CD quasi introvabili, indugiai ad osservare la vetrina, e notai addirittura una copia di “Una donna per amico” di Battisti autografata, incredibile!

Decisi di andare avanti a camminare e non passava metro senza che scoprissi qualcosa di nuovo, ormai erano anni che vivevo in quel quartiere, ma non lo conoscevo per niente. C’erano ancora piccole botteghe e negozietti di alimentari che credevo estinti, mi sentivo catapultato in una di quelle serie tv anni ’90.

Dopo un po’ mi trovai proprio davanti allo stradone che ogni mattina percorrevo in macchina per andare in Università, decisi di attraversarlo e proseguire oltre. Mentre aspettavo il verde guardai il mio orologio e notai con stupore che ero uscito di casa solo da venti minuti.

Con la macchina impiegavo solitamente mezz’ora per arrivare a quel semaforo. Attraversai la strada, e all’angolo dei volontari di Emergency mi regalarono la copia di una rivista, diedi una rapida occhiata alla copertina quando un’insegna richiamò la mia attenzione, era la metropolitana.

Dato che non avevo nulla da fare, guidato dalla mia curiosità, decisi di scendere le scalette. Mi trovai davanti al cartello col tracciato della linea, lo seguii col dito indicando una stazione dopo l’altra fino a quella della della mia università, c’erano solo cinque fermate per raggiungerla.

Avevo tutta la mattinata e nulla da fare, decisi così di prendere un biglietto e salire sulla metro.

Mi sedetti e iniziai a leggere la rivista che mi avevano dato prima. C’erano un paio di articoli veramente interessanti sul legame tra i cambiamenti climatici e le grandi migrazioni, ebbi il tempo di leggerli entrambi e di scendere comodamente alla fermata.

Salite le scale, che dalla metro portavano in strada, mi guardai intorno, riconoscendo in lontananza il profilo del palazzo dell’università, decisi allora di mettermi in cammino guidato solo dal suo profilo che si stagliava in lontananza.

Attraversai diversi vicoletti cercando di disegnare il percorso più breve, mi fermai anche in un baretto antico per un buon caffè, attratto da un meraviglioso dolcetto che faceva bella mostra di se in vetrina.

Dopo pochi minuti ero davanti all’ingresso dell’Università, istintivamente controllai l’ora. La mia espressione cambiò, come se avessi visto qualche incredibile numero di magia.

Erano passati solo 50 minuti da quando ero uscito di casa! La metà del tempo che ci impiegavo di solito con la macchina.

Avevo avuto anche il tempo di fare colazione e leggere qualche articolo, mi sembrava quasi un miracolo, non me lo spiegavo, ero riuscito a fare molte più cose del solito ma ci avevo messo molto meno tempo. Come mai?

Ci ripensai continuamente fino al rientro a casa. Non riuscivo a darmi una spiegazione, così decisi che non mi sarei fermato nemmeno al pomeriggio.

Non avevo in programma di allenarmi, ma decisi comunque di raggiungere il centro sportivo, anche questa volta usando sole le mie gambe.

Scesi in strada e mi incamminai verso il campo, attraversai molti dei vicoletti al centro del mio quartiere, stradine che non avevo mai percorso, o almeno non a piedi.

C’erano negozi di cui non immaginavo nemmeno l’esistenza e, addirittura, una piccola chiesetta nascosta tra le case. Incontrai anche un’erboristeria, entrai incuriosito e alla fine comprai una particolare tisana rilassante consigliata dal medico.

Il giorno prima l’avevo cercata senza successo in quattro supermercati e alla fine l’avevo trovata in quella bottega, ancora gestita dall’anziana proprietaria. Ricordo che in quel momento pensai a quante cose si possono trovare se solo si riuscisse a guardare.

Camminavo fischiettando, con l’orecchio teso ad ascoltare i discorsi delle persone per strada, quando il rumore del fischietto del mio allenatore mi riportò in me.

Ero già arrivato al campo! Esitando per qualche secondo, guardai l’orologio. Ero uscito di casa alle 17:00 e le lancette segnavano le 17 e 28. Meno di mezz’ora, senza dover prendere la macchina, ed ero perfino riuscito a trovare quella tisana.

La sera tornai a casa sconvolto. Ripensavo alle mie giornate fino a quel momento e al tempo che avevo trascorso chiuso in auto, bloccato nel traffico per arrivare all’università, ad allenamento o anche solo in un negozio.

Quel giorno invece avevo raggiunto tutte le mete nella metà del tempo e senza stressarmi nel traffico selvaggio, concedendomi pure il lusso di scoprire posti mai visti.

La cosa che non riuscivo a digerire, di cui proprio non mi capacitavo, era che fosse così dannatamente facile, bastava farlo! Nulla di più e nulla di meno.

Era sufficiente lasciare le chiavi della macchina in casa e uscire a piedi. Muoversi solo con i propri piedi e qualche mezzo pubblico, trasformando gli spostamenti in occasioni per conoscere.

Non riuscivo a credere che la soluzione dei miei problemi fosse sempre stata li, nelle mie gambe e, io, non avessi  mai avuto la forza di vederlo.

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