Città italiane: è necessario ripensare la mobilità per il bene di tutti

È arrivato il momento per le città di lasciare strada alle persone, ripensare lo sviluppo urbano per favorire la mobilità sostenibile eliminando l'uso inefficiente delle auto. Un cambiamento che migliora la salute pubblica, la qualità della vita dei cittadini e fa bene anche all'economia.

29 gennaio 2021 - 14:45

Buona parte della popolazione occidentale vive ormai nei centri urbani, luoghi nati per aggregare, fornire servizi e far crescere le comunità negli anni hanno perso il loro ruolo.

Questo perché si sono sviluppate intorno ad un mezzo di trasporto, l’auto, anziché intorno all’uomo.

Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi, centri urbani degradati, assediati dalle auto e dal traffico, inquinati e grigi.

Nei quali quasi tutti gli spazi aperti sono oggi occupati dalle automobili in sosta, spesso selvaggia, che invadono marciapiedi e aree pedonali rendendo la città inospitale.

Alla base di tutto c’è un errore culturale, che consiste nel considerare l’automobilista una categoria di cittadino a parte.

In realtà non esiste l’automobilista, esiste il cittadino che ha necessità di muoversi nel centro abitato, per andare al lavoro, per andare a fare la spesa e per ogni altra esigenza personale.

E lo fa rispettando la conformazione delle città, se le strade sono interamente riservate all’auto, se i limiti di velocità nei centri abitati sono eccessivi per la sicurezza di altri mezzi di trasporto e se le stesse infrastrutture sono state progettate e sviluppate per non intralciare l’automobile. Non resta che muoversi in automobile.

 

Diamo strada alla persone

Il problema oggi è che questo stile vita urbano non è più sostenibile, perché non è adatto al benessere della persona e incide negativamente sulla salute delle collettività.

Ogni anno ci sono migliaia di morti in Italia provocati dall’inquinamento e centinaia di vittime di incidenti stradali, tutti questi dati hanno un comune denominatore: la città.

Nei centri urbani avviene il maggior numero di sinistri stradali e si formano le maggiori concentrazioni di particolato e polveri sottili responsabili di buona parte delle malattie respiratorie che colpiscono gli abitanti. 

Si è arrivati a questo dopo decenni di separazione dei flussi, di un uso delle strade riservato in massima parte alle auto, che non devono essere mai interrotte nel loro incedere.

Ed ecco che nascono sovrappassi, sottopassi, ciclabili che si contendono spazio con i marciapiedi, tutto purché non venga mai intaccato lo spazio per le quattro ruote.

Il risultato? città invivibili, pericolose e inquinate che non favoriscono la mobilità sostenibile, perché muoversi a piedi o in bicicletta diventa rischioso e a nessuno piace rischiare la propria incolumità.

Le persone devono rinunciare e usare l’auto anche per pochi chilometri, magari passando gran parte del tempo fermi in coda o a cercare parcheggio. 

In tutta Europa si stanno studiando soluzioni per migliorare la qualità della vita nei centri urbani e i progetti vanno tutti nella stessa direzione: ridare spazio alle persone.

Potrà sembrare banale, ma i dati ci mostrano che le strade costituiscono circa l’80% degli spazi aperti delle città, superfici che dovrebbero essere impiegate per la vita delle persone, per la socialità e per le attività commerciali.

Oggi invece buona parte di quello spazio è occupato dalle automobili, per cambiare davvero direzione sarebbe importante capire che la strada non deve essere il luogo dell’automobile ma bensì delle persone, è essenziale che la persona recuperi spazi urbani a scapito dell’auto.

 

Alcuni numeri mostrano l’inefficienza dell’auto in città

In Italia abbiamo il record di auto per persona, le nostre città sono letteralmente invase da auto in sosta, spesso irregolare, oppure da lunghi serpentoni di traffico. 

Una ricerca europea dimostra che in media per il 92% del tempo le auto rimangono parcheggiate, mentre circa ⅓ del tempo in cui si muovono è impiegato per la ricerca di parcheggio.

Numeri che fanno capire l’inefficienza di questo mezzo di trasporto in città, auto che per la maggior parte del tempo rimangono ferme ad occupare degli spazi pubblici che potrebbero avere usi diversi. 

Altri studi che confermano l’uso inefficiente dell’auto affermano che il 40% dei tragitti urbani in auto sono inferiori ai 3 km e ben il 60% sono inferiori ai 5 km, distanze minime che potrebbero essere percorse a piedi o in bicicletta, impiegando probabilmente anche meno tempo.

Eliminare questi tragitti inutili significherebbe, da una parte, ridurre buona parte del traffico, del parcheggio selvaggio e soprattutto dell’inquinamento e, dall’altro, facilitare gli spostamenti a chi l’auto deve necessariamente usarla per compiere spostamenti più lunghi.

Una ricerca italiana ha stimato che ogni giorno, nelle maggiori città italiane, ci siano oltre 50 mila veicoli in sosta vietata.

Auto che lasciate sui marciapiedi, sulle piste ciclabili, nei posti per disabili e che in generale sottraggono suolo alle persone e alla vita sociale della città. 

 

Un primo passo: ridurre i posti auto e la velocità nei centri abitati

Quando la stampa locale pubblica notizie su tagli ai posti auto nei centri cittadini, immediate sono le reazioni di una parte di popolazione che giudica “folli” queste scelte.

Oggi è ancora difficile far capire quanto tolga l’auto alla città, quante responsabilità abbia non solo in termini di mortalità per inquinamento e incidenti, ma anche per il degrado di interi quartieri e per il commercio.

Ad Amsterdam, dove già buona parte della popolazione si sposta in bici o a piedi, hanno approvato un piano per ridurre i posti auto di 1500 unità ogni anno per disincentivare ulteriormente l’uso di questo mezzo.

Un studio dell’università di Groningen afferma che questo è uno dei modi più efficaci per eliminare l’assedio dal traffico dai centri urbani.

In Italia siamo ancora molto indietro, abbiamo le città più belle del mondo congestionate dal traffico, che rende invivibili interi quartieri e provoca seri problemi negli spostamenti quotidiani.

Un paio di dati sono indicativi, a parità di popolazione abbiamo tre volte il numero dei morti della Gran Bretagna per incidenti stradali, inoltre ogni anni i sinistri stradali pesano sulle casse dello Stato per più di 17 miliardi di euro.

Oltre al numero di veicoli che circolano, l’altro principale fattore di rischio è la velocità, infatti abbassare il limite a 30 chilometri orari ridurrebbe drasticamente il numeri di incidenti e la loro mortalità.

Se ci sono dubbi sui tempi di percorrenza, i numeri ci confortano, infatti passare da 50 a 30 chilometri orari di limite di velocità nei centri cittadini inciderebbe di appena 19 secondi sul tempo finale di percorrenza.

 

L’importanza di incrementare le zone 30, cosa stanno facendo le grandi metropoli europee

Il punto centrale della questione non è creare più piste ciclabili o aree pedonali, ma intervenire sulla moderazione del traffico. 

La chiave sono interventi che riescano a redistribuire la superficie stradale favorendo gli utenti fragili della strada, cioè le persone che si muovo a piedi o in bicicletta, riducendo lo spazio per le auto. 

Insomma ridare la strada alle persone, che in questo modo possono riconquistare spazi per la vita sociale, per il commercio e per muoversi a piedi o in bicicletta senza dover necessariamente seguire percorsi dedicati.

Un’inversione di tendenza, devono nascere percorsi automobilistici, con il limite di velocità di 30 chilometri all’ora mentre il resto della sede stradale deve essere libera per le persone che vogliano muoversi con altri mezzi o a piedi.

I vantaggi sono numerosi e non sono teorici, infatti sono tante le città europee che si sono mosse in questa direzione. Amsterdam e Copenaghen hanno completamento ridisegnato la propria mappa urbana, liberandosi dai parcheggi e dal traffico. 

In queste città oltre la metà della popolazione si sposta quotidianamente in bicicletta o a piedi, le vittime per incidenti stradali e per inquinamento sono calate in modo deciso e interi quartieri un tempo degradati, oggi sono rifioriti grazie alla costante presenza di persone che vivono la strada, le botteghe e le attività commerciali.

Per raggiungere questo obiettivo sono state introdotte le zone 30, ovvero con limite di velocità per le auto a trenta chilometri l’ora e sono stati ridotti i parcheggi.

In questo modo le persone sono tornate libere di muoversi a piedi o in bici su tutta la sede stradale, eccezion fatta per le corsie riservate alle auto.

In questo modo si sono eliminati gli spostamenti inefficienti, per intenderci quelli sotto i 5 chilometri, facilitando gli spostamenti di tutti coloro che sono costretti a usare l’auto, che possono muoversi senza rimanere bloccati nel traffico.

Nel nord Europa hanno capito presto che questa nuova governance per lo sviluppo delle città non è nemica dell’automobilista ma, semmai, amica delle persone e delle città.

 

Anche Spagna e Francia stanno andando in questa direzione

Alcuni potrebbero obiettare che i paesi nordici hanno un’altra cultura e servizi molti diversi rispetto all’Italia. 

Lo stesso percorso di sviluppo urbano è stato intrapreso però anche da Spagna e Francia, grandi città come Madrid, Parigi e Barcellona stanno creando grosse aree pedonali nei loro centri, lasciano le auto ai margini, in direttrici con limite di velocità di 30 km/h.

La città catalana, in particolare, ormai da diversi anni ha avviato un processo di pedonalizzazione del centro che nel giro di pochi anni renderà tutta l’area urbana di Barcellona prevalentemente pedonale e zona 30. 

Una scelta inevitabile per un’amministrazione comunale attenta al benessere dei cittadini e alle risultanze scientifiche, infatti l’Agenzia per la Sanità Pubblica di Barcellona ha fornito al Sindaco dati molti indicativi sui benefici di questa nuova mobilità urbana.

In particolare questo progetto, quando sarà esteso a tutta la città, porterà a:

  • Prevenire 667 morti premature l’anno.
  • Aumentare l’aspettativa di vita di 200 giorni per ogni abitante. 
  • Consentire un risparmio economico di oltre 1,7 miliardi di euro.

I benefici principali per la salute sarebbero:

  • Riduzione dell’inquinamento atmosferico e delle collegate patologie.
  • Riduzione dell’effetto isola di calore nei periodi caldi.
  • Riduzione dell’inquinamento acustico.

 

La situazione in Italia e quali potrebbero essere i prossimi passi

Insomma la strada sembra tracciata in tutta Europa, in Italia siamo ancora indietro, ci sono come Milano che stanno già sperimentando le zone 30. La gran parte dei centri urbani si muove ancora senza una strategia precisa, ed è proprio questo il principale problema del nostro paese. 

A livello nazionale non esiste un organo di governance che coordini lo sviluppo delle città e nemmeno delle linee guida nazionali che guidino le amministrazioni locali nei piani di sviluppo urbani, insomma non esiste una sorta di Agenda Urbana Nazionale.

Un caso unico in Europa e paradossale, infatti i luoghi in cui si concentrano più della metà degli italiani non hanno linee guida comuni di sviluppo. 

Il modo migliore per incidere velocemente e direttamente sulla qualità della vita delle persone sarebbe invece progettare una nuova idea di città che metta l’essere umano al centro e che sia modelli di sviluppo per tutti i centri urbani d’Italia, ciascuno con le sue peculiarità.

Nei prossimi mesi arriveranno i primi fondi del Next Generation EU, nelle linee guide fornite dall’Unione Europea per l’investimento di questi soldi, una voce importante è riservata alla mobilità sostenibile. 

Un’occasione da non perdere per rendere le città italiane più vivibili e in linea con le grandi capitali europee, città più vivibili ed efficienti sono anche città più attrattive per studenti, lavoratori e aziende. Una rivoluzione necessaria con tanti benefici e nessuna controindicazione, per rendere il nostro paese migliore.

 

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