Piemonte: tutti i percorsi e gli itinerari di trekking!

4 maggio 2020 - 5:00

CAMMINARE NELLE ALPI MARITTIME

Le Alpi Marittime sono protette dal più esteso parco del Piemonte, affascinante mosaico paesaggistico che annovera oltre 80 splendidi specchi d’acqua, solitari valloni, nevai perenni, montagne che superano i 3000 metri di quota e un patrimonio naturalistico unico grazie a una fauna estremamente diversificata e più di 2500 specie botaniche con una trentina di preziosi endemismi.

Lungo i sentieri dell’estremo lembo meridionale della catena alpina è facile emozionarsi al fischio della marmotta (da aggiungere link), sorprendersi del capriolo che spunta improvviso tra le fronde della boscaglia, oppure avvistare sulle rocce i veri signori delle Alpi: il camoscio (il signore delle rocce) e lo stambecco (il Re delle cime) che dalla ventina di capi provenienti dal Gran Paradiso è passato a oltre 500 esemplari.

Senza contare quelli che sconfinano nel vicino Parco nazionale francese del Mercantour, gemellato al Parco naturale delle Alpi Marittime per creare un’area protetta transfrontaliera di oltre 100.000 ettari. La storia dello stambecco si è intrecciata da sempre con quella dell’uomo, rischiando l’estinzione già nel XVI secolo: la sua riscossa iniziò nel 1856 con le prime norme di protezione emanate dai sovrani di casa Savoia.

A San Giacomo di Entraque e al Piano del Valasco si possono ancora oggi vedere le antiche palazzine di caccia mentre a Terme di Valdieri è stata recuperata la Casa della Bela Rosin, dove visse Rosa Vercellana, legata sentimentalmente a Vittorio Emanuele II e dal quale ebbe due figli.

  • LA VALLE GESSO: CAMMINARE SUI SENTIERI DEL RE

Il Parco Naturale delle Alpi Marittime si trova per la quasi totalità in Valle Gesso, percorsa da curatissimi sentieri che uniscono numerosi rifugi, consentendo così una visione ravvicinata delle cime più severe delle Alpi del Sole, roccaforti di roccia invalicabili e punto fermo del Vallo Alpino Occidentale nella Seconda Guerra Mondiale.

Le vie del sale percorse per scavalcare l’impervia catena alpina cuneese, le mulattiere usate da Vittorio Emanuele II durante le battute di caccia nell’antica Riserva reale, chilometri di carrarecce militari che agevolavano lo spostamento di truppe sono oggi percorse dagli escursionisti. In uno scenario di rara bellezza si possono compiere gite, anche di più giorni, trovando in Entracque (interessante in inverno il circuito del Centro Fondo Gelas: Entracque, primi passi sull’Oltre Gesso),(L’ITINERARIO – Entracque, primi passi sull’Oltre Gesso).

Sant’Anna di Valdieri e Terme di Valdieri i punti di partenza ideali per salire verso la regina delle Marittime, l’Argentera, oppure per ammirare il lago del Chiotas, la suggestiva Serra dell’Argentera e i laghi della Fremamorta.

Il Pian del Valasco è uno dei luoghi più suggestivi del Parco delle Alpi Marittime: risalire la rotabile militare verso il Rifugio Questa consente di ammirare gli splendidi specchi d’acqua della Valscura, del Claus e delle Portette (L’ITINERARIO – Val di Gesso: il vallone del Valasco)

Una vasta rete di sentieri si riscontra anche nei territori vicini alla Val Gesso: a nord ovest la Valle Stura di Demonte, incastonata fra le rocciose cime che separano le Alpi Marittime dalle Cozie, ad est la Valle Vermagna, delimitata dal Colle di Tenda.

Dal valico passa un suggestivo itinerario (L’ITINERARIO – Il tour dei forti: le Alpi Marittime in MTB)  che ricalca nella prima parte la “Strada Reale” che da Torino passando per Cuneo collegava il Piemonte con Ventimiglia e il mare. Presso Colle di Tenda, frequentato fin dall’antichità, Limone e i suoi impianti sciistici attirano appassionati di sport invernali da tutta la regione e dalla vicina Liguria.

Nel periodo primaverile-estivo un percorso da non perdere è quello che si sviluppa tra il vallone di Limonetto, dolce e pascolivo, e l’alto vallone di Palanfrè, dirupato e roccioso. (L’ITINERARIO – Valle Vermenagna: Passo Ciotto Mieu)L’ITINERARIO – Entracque, primi passi sull’Oltre Gesso

  • LA VALLE PESIO: QUI LA NATURA È PROTAGONISTA

Il Pesio ha inciso profondi canaloni prima di confluire nel Tanaro, creando paesaggi infinitamente diversi tra loro, arricchiti da splendidi panorami che si allargano fino al mare.

Risalendo verso il massiccio del Marguareis il paesaggio cambia lentamente: alle colline del Monregalese prende il sopravvento il più importante sistema carsico alpino del Piemonte, paradiso per gli appassionati e gli studiosi di speleologia grazie a chilometri di grotte profonde anche 1000 metri, ma anche per i naturalisti affascinati dalle impetuose cascate che si possono ammirare tra i magici boschi di abete bianco, dove il lupo (LUPO: Lo spirito della foresta) ha fatto recentemente e spontaneamente la sua ricomparsa.

La vicinanza al Mar Ligure del Parco Naturale Regionale del Marguareis, influisce sul clima e su un’eccezionale varietà botanica dove coesistono specie alpine continentali e mediterranee. Alla ricchezza di animali selvatici e ad una flora esclusiva, vanno registrate le tante testimonianze storico-culturali: dai borghi montani ai centri religiosi dove si avverte ancora un’intensa spiritualità.

Un esempio su tutti è la Certosa di Pesio, complesso monastico imponente (la prima costruzione risale al 1173 con l’insediamento dei monaci certosini) da dove si sviluppa un percorso naturalistico facile, attrezzato con pannelli di divulgazione naturalistica. Indubbiamente, l’itinerario più entusiasmante è la entusiasmante salita al Rifugio Garelli, straordinario balcone sul Marguareis (m 2651), cima di aspetto tipicamente dolomitico (L’ITINERARIO – Val Pesio: anello del vallone del Marguareis)
L’ITINERARIO – Val Pesio: anello del vallone del Marguareis

  • VALLE STURA DI DEMONTE: RIAPPROPRIARSI DI AMBIENTI INCONTAMINATI

Lungo la tortuosa strada che risale la Valle Stura di Demonte, da Borgo San Dalmazzo al Colle della Maddalena, limite nord delle Alpi Marittime, si staccano strette conche laterali solcate da piccoli affluenti del torrente Stura, come il Rio Freddo, il Corborant, il Kant e il Sant’Anna, interessate da piacevoli passeggiate tra boschi di abete bianco, abete rosso, Larice  e Pino Cembro, oppure, a quote maggiori, lungo pianori alla scoperta dei laghi di Roburent, dei laghetti di Vens e altri splendidi specchi d’acqua.

In questi paesaggi incastonati fra le rocciose cime che separano le Alpi Marittime dalle Cozie, non mancano siti d’interesse storico-culturale e artistico, come la Chiesa parrocchiale di S. Dalmazzo, o quella di S. Donato a Demonte, paese incantevole grazie anche ai suoi portici.

A quote maggiori tracce di tradizione alpina si intravedono nei borghi montani di San Bernolfo, Neraissa, Ferriere e non solo. Proprio da Ferriere inizia un bellissimo itinerario (L’ITINERARIO – Valle Stura di Demonte: l’Arche de Tortisse)  che sale al Colle del Ferro, importante valico tra la valle della Tinèe e la valle Stura, e all’arco di Tortisse, spettacolare formazione ad arco creata dall’erosione nella tenera roccia calcarea, già in territorio francese (L’ITINERARIO – Colle del Ferro e Arco di Tortisse)

Straordinari sono anche gli esempi di architetture militari tipiche dell’arco alpino, dalle fortezze alle batterie disseminate in tutta la valle, all’esempio più imponente, il Forte di Vinadio, costruito per volere di Carlo Alberto di Savoia e oggi luogo dove si svolgono manifestazioni di grande fascino. Da non perdere il santuario più alto d’Europa, Sant’Anna di Vinadio, a 2010 metri sul livello del mare, immerso in un anfiteatro alpino davvero unico per suggestione e bellezza.
L’ITINERARIO – Valle Stura di Demonte: l’Arche de Tortisse

 CAMMINARE NELLE TERRE DEL MARCHESATO

Le incisioni rupestri del Roccerè, risalenti all’Età del Ferro, sono la testimonianza più antica dell’epopea umana nel Saluzzese. I secoli a seguire hanno riservato a queste valli altre eccellenze. Alcune si perdono nella leggenda, come la storia di Griselda, pastorella divenuta principessa, ripresa da Boccaccio nella X Novella del Decameron.

Altre lasciarono segni profondi, come il Marchesato, che per cinque secoli visse tra delicati equilibri con Francia e Savoia. Nato nel 1135 con Manfredo I, che chiamò i Cistercensi a fondare l’Abbazia di Staffarda, vide signori come Tommaso III, autore del poema “Le chevalier errant”, e Ludovico II, sotto il quale il Marchesato raggiunse il culmine dello splendore.

Valle del Po, Monviso

 

Tra le testimonianze di quel tempo restano gli affreschi della sala Baronale del castello della Manta (1416-1426), che raffigurano proprio vicende del poema di Tommaso III.

Ugualmente suggestiva la parrocchiale di Elva (val Maira), che custodisce gli affreschi di Hans Clemer: dipinti tra il ‘400 e il ‘500, raffigurano storie della Vergine e del bambin Gesù (pareti) e della Crocefissione (abside).

Anche Saluzzo conserva tesori di quegli anni, come la Casa Cavassa. Da ricordare infine la Repubblica degli Escartons, una straordinaria esperienza democratica che interessò le alte valli Varaita, Susa e Chisone, il Queyras e Briançon: ogni comunità eleggeva rappresentanti all’Assemblée de l’Escarton ed ogni Escarton inviava delegati all’Escarton General.

La repubblica durò dal 1343 al 1713, quando il Trattato di Utrecht la divise tra Francia e Piemonte.

 

  • LE VALLI CHE FECERO LA STORIA DEL MARCHESATO: VAL GRANA, VAL MAIRA, VAL VARAITA E VALLE DEL PO

Le valli che fecero la storia del Marchesato sono oggi meta di un turismo che privilegia genuinità e tranquillità. La Val Grana è nota per il santuario di San Magno; la chiesetta di Sancto Lucio de Coumboscuro rappresenta inoltre un riferimento per gli Occitani di Provenza e Piemonte, che ogni anno si incontrano in occasione del Roumiage per far rivivere la lingua d’Oc.

Qui l’attenzione cade inevitabilmente sul Castelmagno, prelibato e ricercato formaggio DOP. Una delle escursioni più interessanti della Val Grana accompagna i trekker “sul monte Tibert”  che offre un ampio panorama verso i tremila delle Marittime. L’ITINERARIO – Sul monte Tibert

La Val Maira ha nella bellezza delle montagne una delle principali attrattive: spettacolari sono la dolomitica Rocca La Meja e la grande lama della Rocca Provenzale. Il “Sentiero dei Ciclamini”  è il percorso ideale per chi vuole avvicinarsi in modo “soft” alla selvaggia bellezza della valle, altrimenti l’itinerario più coinvolgente è rappresentato dai “Percorsi Occitani” che si snoda attraverso l’intera valle; delle 16 tappe suggeriamo sicuramente quella “Da Elva a San Martino Inferiore” che porta alla scoperta di borgate tradizionali, chiese e cappelle che si incontrano lungo il percorso.

Un’altra tappa altrettanto bella è quella “Da San Martino a Macra” , sempre lungo i Percorsi Occitani segnati dall’inconfondibile segnavia di colore giallo. Anche l’inverno consente escursioni interessanti con le ciaspole o gli sci ai piedi (L’ITINERARIO: Sci di fondo nelle valli occitane)

Ai tesori naturali si affiancano quelli dell’arte, come i già citati affreschi del Maestro d’Elva. Vere opere d’arte di Madre Natura sono gli insoliti “ciciu ‘d pera” di Villar S.Costanzo, grossi massi in punta a torrioni di detriti, forme generate dall’erosione pluviale, sembrano guerrieri pronti a scagliarsi contro Sauron.

Al sopraggiungere della stagione invernale si possono indossare gli sci a partire dalla borgata Ponte Maira e seguire la pista che attraversa una splendida pineta sulla destra orografica del Maira, giungendo a Borgata Saretto nei pressi del lago artificiale (L’ITINERARIO Sci di fondo nelle valli occitane) 

In Val Maira, tra i mestieri itineranti, custoditi nella memoria dei vecchi e tramandati verbalmente di padre in figlio, vi era quello dell’acciugaio al quale noi di TREKKING&Outdoor abbiamo dedicato un interessante approfondimento: la Via degli Acciugai.L’ITINERARIO – Sci di fondo nelle valli occitane

La Val Varaita è la più turistica; nella parte alta della valle non mancano case tipiche, con ampio uso del legno e tetti in losa. Abbondanti licheni rendono inquietante il bosco dell’Alevè, un rarissimo caso di bosco puro di cembro, con esemplari secolari.

Numerosi percorsi escursionistici salgono al cospetto del Viso o a passi che si affacciano sull’Alta Provenza e sul Queyras, mentre i ciclisti possono salire al Colle dell’Agnello, già palcoscenico del Giro e del Tour.

La Valle Po è il Monviso: sale in pochi chilometri da Saluzzo fino a Pian del Re, su cui incombe il Gigante di Pietra con i suoi 3841 metri, spettacolare per forma ed eleganza, circondato da una natura aspra, spesso avvolto in vapori che ne esaltano l’aspetto leggendario. La principessa degli Elfi pare uscire dalle nebbie che avvolgono le sorgenti del grande fiume, all’ombra del Re di Pietra.

Il Viso Mozzo rappresenta la meta di un’escursione (L’ITINERARIO)  impegnativa in un ambiente selvaggio, tra pietraie e splendidi laghi, che regala una visione ravvicinata del versante est del Monviso, che incombe con la sua forma severa e autorevole.
L’ITINERARIO – L’Itinerario – il Viso Mozzo

Monviso: sulla cima del re di Pietra per la via Normale

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